Un vento di passione e polemica sferza il mondo del cinema. Non sono le raffiche che spazzano le brughiere dello Yorkshire, ma le discussioni infuocate che anticipano l’uscita di “Cime Tempestose”, l’audace rilettura cinematografica del capolavoro di Emily Brontë firmata dalla regista e sceneggiatrice premio Oscar Emerald Fennell. Atteso nelle sale italiane dal 13 febbraio, giusto in tempo per un San Valentino fuori dagli schemi, il film si annuncia come un evento culturale destinato a lasciare il segno, forte di un’estetica sensuale, di interpretazioni intense e di scelte che hanno già diviso critica e pubblico.
Protagonisti di questo turbine emotivo sono due degli attori più in vista del panorama contemporaneo: Margot Robbie nel ruolo della tormentata Catherine “Cathy” Earnshaw e Jacob Elordi in quello del reietto e vendicativo Heathcliff. Una coppia la cui chimica, descritta come elettrizzante e quasi palpabile, è emersa con forza durante le interviste promozionali, come quella rilasciata all’ANSA nella sontuosa cornice della Greystone Mansion di Beverly Hills. Tra scambi di doni romantici – rose rosse e un libro di poesie di Stevie Smith – e una complicità evidente, i due attori hanno offerto un assaggio di quel legame “morboso, intenso e ad alto tasso erotico” che hanno trasposto sullo schermo.
La Visione di Emerald Fennell: Oltre il Romanzo, Verso l’Emozione Primordiale
Emerald Fennell, già acclamata per opere graffianti come ‘Una donna promettente’ (che le valse l’Oscar per la sceneggiatura nel 2020) e il recente e scandaloso ‘Saltburn’ (2023), non è nuova a esplorare gli abissi oscuri delle relazioni umane e delle dinamiche di classe. Con “Cime Tempestose”, la sua intenzione non è mai stata quella di realizzare un adattamento pedissequo. “Non potevo adattare il romanzo così com’è, ma potevo avvicinarmi a come mi ha fatto sentire”, ha dichiarato la regista. Il suo obiettivo è provocare nello spettatore una “risposta primordiale”, la stessa reazione “fisica, viscerale, devastante” che lei stessa provò leggendo il libro da adolescente.
Questa ricerca di un impatto emotivo diretto ha guidato ogni scelta, a partire dal casting. L’ingaggio di Margot Robbie, anche produttrice del film con la sua LuckyChap Entertainment, è nato da un’iniziativa dell’attrice stessa, che dopo aver letto la sceneggiatura ha chiesto di poter interpretare Cathy. Anche Jacob Elordi, reduce dal successo di ‘Saltburn’ e acclamato per la sua interpretazione in ‘Frankenstein’ (per cui ha vinto un Critics Choice Award), è stato una scelta naturale per Fennell. La regista cercava un attore capace di rendere la complessità di un antieroe come Heathcliff, mostrando la “tenerezza e sensibilità” che si celano anche dietro la sua crudeltà, una sfida che Elordi ha accolto con entusiasmo.
Un Casting Che Fa Discutere
Tuttavia, proprio le scelte di casting hanno sollevato più di un sopracciglio, alimentando un vivace dibattito online. La critica principale riguarda la discrepanza tra gli attori e i personaggi del romanzo. Margot Robbie, trentacinquenne, interpreta una Cathy che nel libro è poco più di un’adolescente. Ancora più spinosa la questione legata a Heathcliff, descritto da Brontë con origini “zingaresche” e “lascar” (sud-asiatiche), un elemento chiave per comprendere il pregiudizio di classe che subisce. La scelta di un attore bianco come Jacob Elordi ha generato accuse di whitewashing.
Fennell ha difeso la sua visione, sottolineando come il film sia una sua interpretazione delle emozioni del romanzo, piuttosto che una trasposizione letterale. Una scelta autoriale forte, che pone l’accento sull’universalità dei temi di ossessione, amore e vendetta, ma che inevitabilmente si scontra con una sensibilità contemporanea sempre più attenta alla rappresentazione.
Un Amore Totale, Oltre i Confini del Romanticismo
Al di là delle polemiche, il cuore pulsante del film risiede nell’intensa relazione tra i due protagonisti. Elordi e Robbie hanno lodato la sceneggiatura di Fennell, definendola “magnificamente scritta” e capace di delineare i personaggi in modo così profondo da rendere quasi naturale l’immersione in quelle emozioni estreme. “Le scene erano tanto romantiche”, ha raccontato Robbie, “La scenografia e il linguaggio della macchina da presa, tutto era orchestrato per rendere le sequenze emozionanti, strazianti, angoscianti”.
Questa esperienza sul set sembra aver lasciato un segno profondo sugli attori, che nelle interviste si sono fatti portavoce di un messaggio quasi esistenziale. “Ci serve più amore, più romanticismo. Accumulatelo. Diamoci dentro”, ha esortato Elordi. Un invito a vivere i sentimenti con audacia, a compiere gesti grandi, proprio come quelli che si vedono nei film e si leggono nei libri. “Perché non possiamo farlo nella vita vera?”, gli ha fatto eco Robbie. “Niente è banale se lo si fa con sincerità”, ha chiosato Elordi, incarnando per un istante la perentorietà del suo Heathcliff. Un appello che risuona potente, in un’opera che promette di essere tutto tranne che banale, ma un’esplorazione febbrile e conturbante di “un amore che distrugge tutto”.
