Termoli – Cala definitivamente il sipario sul sogno della Gigafactory a Termoli. Automotive Cells Company (ACC), la joint venture formata da Stellantis, Mercedes-Benz e TotalEnergies, ha comunicato ufficialmente la decisione di non procedere con la realizzazione dell’imponente impianto per la produzione di batterie per auto elettriche. La notizia, che circolava da tempo come un’ipotesi sempre più concreta, è stata confermata da una nota della stessa ACC, che ha citato la mancanza delle “condizioni” necessarie per riavviare i progetti in Italia e in Germania, già in standby da maggio 2024.

La decisione rappresenta un duro colpo per il tessuto industriale del Molise e per le speranze di riconversione dello storico stabilimento Stellantis, da oltre 50 anni un’eccellenza nella produzione di motori e cambi. Il progetto, annunciato nel marzo 2022, avrebbe dovuto trasformare Termoli in uno dei poli strategici europei per la mobilità elettrica, con investimenti miliardari e la promessa di migliaia di posti di lavoro.

Le ragioni dello stop: un mercato in frenata e nuove strategie

Alla base della decisione di ACC vi sarebbe una profonda revisione delle strategie industriali, dettata da un mercato dell’auto elettrica che cresce a un ritmo più lento del previsto e dalla necessità di ottimizzare le risorse per massimizzare la competitività. “ACC deve impiegare le proprie risorse per massimizzare la propria competitività, maturità tecnologica ed eccellenza industriale”, si legge nel comunicato dell’azienda. La joint venture ha spiegato di aver implementato “misure strategiche in tutti i siti” per garantire la sostenibilità finanziaria. Di conseguenza, solo il sito francese di Billy-Berclau/Douvrin andrà avanti, diventando il fulcro per la produzione e l’innovazione.

ACC ha anche lanciato un appello all’Unione Europea e ai governi nazionali, sottolineando che “senza un sostegno immediato e mirato alla produzione locale, l’Europa rischia di rinunciare alla propria autonomia strategica in una delle tecnologie più critiche del XXI secolo”.

La reazione di Stellantis: “Garantiremo il futuro dello stabilimento”

A fronte della cancellazione, Stellantis ha prontamente diffuso una nota per rassicurare sul futuro del sito molisano. Il gruppo automobilistico ha dichiarato di essere “pronta a garantire il futuro dello stabilimento” e che “agli attuali dipendenti dell’ACC sarà offerta la continuità lavorativa all’interno di Stellantis”. L’azienda ha preso atto della decisione del partner, sottolineando di monitorare attentamente la situazione per valutarne le implicazioni industriali e sociali.

Per compensare la mancata realizzazione della Gigafactory, Stellantis ha confermato gli impegni già presi per Termoli:

  • L’arrivo della linea di produzione del cambio elettrificato e-DCT, confermato entro la fine del 2026.
  • Un investimento sui motori GSE (Global Small Engine) per renderli conformi alla normativa Euro 7, garantendone l’utilizzo anche dopo il 2030.

Queste misure, secondo l’azienda, sono state concordate da tempo proprio per “blindare il futuro dello stabilimento” e sostenere il Made in Italy.

Sindacati sul piede di guerra: “Ora risposte immediate e un piano industriale”

La notizia è stata accolta con profonda preoccupazione e rabbia dalle organizzazioni sindacali, che da mesi esprimevano timori sullo stallo del progetto. “Ci è stato ufficializzato così ciò che temevamo da tempo”, hanno dichiarato Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm, e Francesco Guida, segretario generale della Uilm di Campobasso. Per la Uilm, “l’unico modo per salvaguardare lo stabilimento di Termoli diventa, quindi, l’arrivo immediato di produzioni meccaniche”. I sindacati chiedono un incontro urgente alla direzione di Stellantis per avere “risposte immediate e concrete” e per discutere di un nuovo piano industriale che garantisca continuità produttiva e occupazionale.

Anche la Fiom-Cgil, con Samuele Lodi e Ciro D’Alessio, ha chiesto una “condivisione del piano industriale” e ha sollecitato l’intervento del governo, sottolineando come la Presidenza del Consiglio “non può continuare a ignorare la situazione”. Per la Fim-Cisl, le produzioni annunciate da Stellantis “non sono sufficienti a garantire una prospettiva industriale e occupazionale ai 1.780 lavoratori del sito”. Si pone inoltre il problema dei circa 34 lavoratori italiani già assunti da ACC e attualmente in formazione in Francia, per i quali si chiede il riassorbimento in Stellantis.

Un futuro legato alla meccanica tradizionale?

Lo stop alla Gigafactory riporta prepotentemente al centro del dibattito il futuro dei motori endotermici. Gli investimenti confermati da Stellantis sui motori GSE Euro 7 e sul cambio e-DCT per veicoli ibridi sembrano indicare una strategia che, pur non abbandonando la transizione elettrica, punta a prolungare la vita delle motorizzazioni tradizionali, anche attraverso l’uso di e-fuel. Questa scelta, se da un lato offre una prospettiva immediata allo stabilimento di Termoli, dall’altro solleva interrogativi sulla sua competitività a lungo termine in un settore automobilistico globale che si muove, seppur con difficoltà, verso l’elettrificazione completa.

La vicenda di Termoli diventa così emblematica delle complesse sfide che l’industria automotive europea sta affrontando: la difficoltà di conciliare la transizione ecologica con la sostenibilità economica e sociale, la crescente competizione internazionale e l’incertezza di un mercato in profonda trasformazione.

Di atlante

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