CITTÀ DEL VATICANO – Un colpo di scena ha segnato l’ultima udienza del processo d’appello sulla gestione dei fondi riservati della Segreteria di Stato vaticana, che vede come principale imputato il cardinale Angelo Becciu. Il presidente della Corte d’appello, monsignor Alejandro Arellano Cedillo, ha inaspettatamente interrotto il dibattimento, annunciando che “la Corte si riserva di deliberare” su tutte le questioni procedurali sollevate. Di conseguenza, l’udienza successiva è stata annullata, lasciando il processo in uno stato di sospensione in attesa di un’ordinanza che potrebbe riscriverne le sorti.
Al centro del contendere vi sono una serie di eccezioni di nullità, discusse approfonditamente nelle ultime udienze, che secondo i collegi difensivi minerebbero alla radice la validità della sentenza di primo grado, emessa il 16 dicembre 2023, che aveva condannato il cardinale Becciu a cinque anni e sei mesi di reclusione per peculato.
Le questioni sul tavolo della Corte: dai rescritti papali al caso Striano
La Corte presieduta da monsignor Arellano Cedillo, decano della Rota Romana, dovrà ora sciogliere nodi giuridici complessi e delicati per l’ordinamento vaticano. Le principali istanze presentate dalle difese, e sulle quali si attende una decisione, includono:
- La richiesta di nullità dell’intero processo di primo grado: I legali degli imputati, tra cui Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo per il cardinale Becciu, lamentano “chiare violazioni del diritto di difesa” sin dalle prime fasi del procedimento.
- La natura dei “rescritti” papali: Un punto cruciale riguarda la legittimità di quattro rescritti emanati da Papa Francesco a processo in corso. Le difese sostengono che questi atti, avendo forza di legge prevalente, abbiano modificato retroattivamente le regole processuali a svantaggio degli imputati, comprimendo i loro diritti.
- L’acquisizione degli atti del “caso Striano”: È stata richiesta l’acquisizione dei documenti relativi all’inchiesta italiana su un presunto dossieraggio abusivo operato da un luogotenente della Guardia di Finanza, Pasquale Striano, che avrebbe coinvolto anche figure legate al processo vaticano.
- Le chat e gli “omissis”: Si chiede di fare luce su conversazioni e materiale probatorio che coinvolgerebbero testimoni chiave come monsignor Alberto Perlasca e altre figure come Francesca Immacolata Chaouqui e Genoveffa Ciferri, oltre a membri della Gendarmeria vaticana.
Scontro in aula tra accusa, difese e parti civili
L’udienza ha visto un serrato confronto durante le controrepliche. Gli avvocati di diversi imputati, come Giuseppe Di Sera (legale di Cecilia Marogna), hanno affermato con forza che “questo non si può dire che sia un giusto processo”, un’opinione condivisa da altre difese. L’avvocato Cataldo Intrieri, difensore di Fabrizio Tirabassi, ha denunciato una violazione dei principi di imparzialità, collegando il procedimento al già citato “caso Striano”.
Di tenore opposto gli interventi delle parti civili (Ior, Segreteria di Stato e Apsa). L’avvocato Elisa Scaroina, per la Segreteria di Stato, ha difeso la natura normativa dei rescritti papali, sostenendo che “dispongono sull’ordinamento” e che la loro mancata pubblicazione iniziale era giustificata da “esigenze di segretezza” in una fase delicatissima delle indagini. L’avvocato Roberto Lipari, per lo Ior, ha rincarato la dose, affermando che gli atti del Pontefice sono “insindacabili” e rappresentano la fonte primaria del diritto vaticano.
Il promotore di giustizia aggiunto, Roberto Zannotti, ha respinto le istanze sul caso Striano, definendolo un procedimento italiano che “nulla ha che vedere” con il processo in corso Oltretevere. Ha inoltre rivendicato l’indipendenza del suo ufficio “da ogni potere”.
L’ipotesi di interpellare il Pontefice e il futuro del processo
In un passaggio che evidenzia l’eccezionalità del contesto giuridico vaticano, è emersa persino la proposta di interpellare direttamente il Pontefice regnante per fare chiarezza sulla portata dei rescritti. Un’ipotesi senza precedenti che, se percorsa, aprirebbe scenari istituzionali delicatissimi, mettendo in discussione l’equilibrio tra la sovranità pontificia e l’autonomia della funzione giudiziaria.
Ora, ogni scenario è aperto. L’ordinanza della Corte d’Appello potrebbe accogliere le eccezioni delle difese, portando a un annullamento della sentenza di primo grado e, di fatto, a un reset dell’intero processo. Oppure, potrebbe rigettarle, aprendo la strada alla discussione nel merito delle accuse. Qualunque sia la decisione, questo passaggio segna un momento cruciale non solo per le sorti degli imputati, ma anche per la tenuta e la credibilità del sistema giudiziario dello Stato della Città del Vaticano, chiamato a bilanciare la sua natura unica con i principi universali del giusto processo.
