Un passo avanti deciso verso l’equità sul posto di lavoro. Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera, in esame preliminare, allo schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva (UE) 2023/970, una normativa cruciale volta a rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore. Al centro del provvedimento, come spiegato in una nota del Ministero del Lavoro, vi sono la trasparenza retributiva e nuovi meccanismi di applicazione per combattere e sradicare il divario salariale di genere, noto anche come gender pay gap.
“Il provvedimento approvato ieri dal Consiglio dei Ministri rafforza gli strumenti per rendere effettiva la parità salariale”, ha commentato la Ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone. Ha inoltre aggiunto che “il testo potrà arricchirsi ulteriormente durante il passaggio parlamentare e gli ulteriori confronti con le parti sociali, perché la valorizzazione del talento di tutte e di tutti è una condizione essenziale per un mondo del lavoro moderno e inclusivo”.
Cosa Prevede la Nuova Normativa sulla Trasparenza
Il cuore della direttiva, e quindi del decreto italiano, è l’introduzione di obblighi di trasparenza chiari per i datori di lavoro, sia nel settore pubblico che in quello privato. Questi nuovi doveri mirano a far luce sulle strutture retributive, spesso opache, che possono nascondere o perpetuare discriminazioni.
I principali punti includono:
- Trasparenza in fase di assunzione: I datori di lavoro dovranno indicare il livello retributivo iniziale o la fascia di riferimento già nell’avviso di posto vacante o prima del colloquio. Sarà inoltre vietato chiedere ai candidati informazioni sulle loro retribuzioni precedenti.
- Diritto all’informazione per i lavoratori: I dipendenti avranno il diritto di richiedere e ricevere informazioni sul loro livello retributivo individuale e sui livelli retributivi medi, ripartiti per genere, per le categorie di lavoratori che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore.
- Obblighi di reporting per le aziende: Le imprese con più di 100 dipendenti saranno tenute a fornire informazioni periodiche sul divario retributivo tra le loro lavoratrici e i loro lavoratori. Se da questi dati emergerà un divario superiore al 5%, non giustificato da fattori oggettivi e neutri dal punto di vista del genere, l’azienda dovrà avviare una “valutazione congiunta delle retribuzioni” in collaborazione con le rappresentanze sindacali.
Ambito di Applicazione e Strumenti di Tutela
La normativa si applicherà a un’ampia platea di soggetti. Riguarderà tutti i datori di lavoro, pubblici e privati, e tutti i lavoratori subordinati, compresi i dirigenti e i lavoratori con contratti a tempo determinato, fatte salve alcune specifiche esclusioni. La tutela si estende, per alcuni aspetti, anche ai candidati durante il processo di selezione.
Un elemento fondamentale del decreto è il rafforzamento degli strumenti di tutela giurisdizionale. In caso di presunta discriminazione, l’onere della prova spetterà al datore di lavoro, che dovrà dimostrare l’assenza di violazioni del principio di parità retributiva. Vengono inoltre potenziate le competenze degli organismi di parità e previste sanzioni per le aziende inadempienti.
Il Contesto del Divario Salariale in Italia e in Europa
Il recepimento di questa direttiva si inserisce in un quadro in cui il gender pay gap, sebbene in Italia sia formalmente più basso della media europea (attestandosi al 4,7% nel 2022 secondo Eurostat), nasconde realtà più complesse. Questo dato, infatti, non tiene conto di fattori cruciali come il più alto tasso di part-time involontario tra le donne, la loro minore presenza nelle posizioni apicali e meglio retribuite (il cosiddetto “soffitto di cristallo”) e la loro sovrarappresentazione in settori a basso salario. La trasparenza è vista come uno strumento chiave per far emergere queste disparità sommerse e promuovere un cambiamento culturale.
I Prossimi Passi del Decreto
L’approvazione in esame preliminare è solo l’inizio dell’iter. Lo schema di decreto dovrà ora passare al vaglio delle commissioni parlamentari competenti per i pareri e sarà oggetto di un confronto approfondito con le parti sociali. L’obiettivo, come sottolineato dalla Ministra Calderone, è quello di arrivare a un testo definitivo solido e condiviso, capace di tradurre i principi europei in un cambiamento concreto ed efficace per il mercato del lavoro italiano, rendendolo più equo, competitivo e inclusivo.
