Un nome può contenere un destino, o quantomeno una storia complessa e inaspettata. È il caso di ‘Futuro Nazionale’, la dicitura scelta dal generale Roberto Vannacci per il suo nuovo movimento politico, che si scopre avere un passato sorprendente e radicato in un contesto politico diametralmente opposto. Secondo quanto emerso da verifiche approfondite, il marchio fu depositato per la prima volta nel 2010 da Riccardo Mercante, all’epoca consigliere regionale del Movimento 5 Stelle in Abruzzo, venuto a mancare in un tragico incidente stradale nel 2020. Una vicenda che intreccia diritto, politica e memoria, sollevando interrogativi non solo sulla legittimità dell’uso del nome, ma anche sul significato mutevole dei simboli nell’arena pubblica.

La storia del primo “Futuro Nazionale”: l’impegno di Riccardo Mercante

Per comprendere appieno la portata della vicenda, è necessario fare un passo indietro e conoscere la figura di Riccardo Mercante. Promotore finanziario di Giulianova, in provincia di Teramo, e figura di spicco del Movimento 5 Stelle abruzzese, Mercante depositò la domanda per il marchio verbale ‘Futuro Nazionale’ il 3 settembre 2010, ottenendone la registrazione ufficiale il 25 febbraio 2011 presso l’Ufficio Marchi e Brevetti della Camera di Commercio di Teramo. La sua carriera politica fu interrotta bruscamente il 16 settembre 2020, quando perse la vita in un incidente stradale. La sua scomparsa non solo lasciò un vuoto nella comunità e nella politica locale, ma coincise anche con un momento cruciale per il marchio da lui creato.

La questione legale: un marchio scaduto e “libero da proprietà”

La normativa italiana sulla proprietà intellettuale è chiara: la registrazione di un marchio ha una validità di 10 anni, al termine dei quali deve essere rinnovata per mantenere l’esclusiva. La registrazione di ‘Futuro Nazionale’ a nome di Mercante, avvenuta nel 2011, è giunta a scadenza naturale nel 2021. Dalle verifiche effettuate presso la banca dati dell’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM), risulta che né Mercante prima della sua scomparsa, né i suoi eredi successivamente, hanno provveduto al rinnovo.

Questo dettaglio burocratico è il cuore della questione legale. Trascorsi i termini per il rinnovo (che includono un periodo di grazia di sei mesi oltre la scadenza, con il pagamento di una mora), il marchio diventa a tutti gli effetti “libero”. Di conseguenza, chiunque può depositarne una nuova domanda di registrazione. Legalmente, quindi, l’utilizzo del nome da parte di Roberto Vannacci e del suo movimento appare legittimo, in assenza di una tutela giuridica attiva sul marchio precedente. Lo stesso generale, interpellato sulla questione, ha commentato: “Finché non c’è nulla di diverso, continueremo a usare il simbolo. Se non c’è nulla di vietato si può usare”.

Le implicazioni politiche e la reazione della famiglia Mercante

Se dal punto di vista strettamente legale la posizione di Vannacci sembra solida, la vicenda assume contorni ben diversi sul piano politico ed etico. La scoperta ha generato un acceso dibattito, evidenziando l’ironia di un nome, nato in un contesto associabile al Movimento 5 Stelle, ora utilizzato come bandiera di un progetto politico che si colloca all’estrema destra dello scacchiere politico.

La famiglia di Riccardo Mercante, attraverso la vedova Marina Caprioni, ha espresso con fermezza la propria posizione. Pur non potendo, con ogni probabilità, bloccare l’uso del nome per vie legali a causa della mancata rinnovazione, ha manifestato una chiara opposizione morale e politica all’associazione tra la memoria del marito e il progetto di Vannacci. “Non mi piace Vannacci. Non mi piace proprio. E non intendiamo cedergli il marchio depositato da mio marito”, ha dichiarato la signora Caprioni, affidando ai legali di famiglia il compito di verificare ogni possibile risvolto della vicenda. La sua presa di posizione sottolinea il valore affettivo e ideale che un simbolo può rappresentare, al di là della sua validità commerciale.

Il futuro di “Futuro Nazionale”

La vicenda del marchio ‘Futuro Nazionale’ è un caso emblematico di come la storia e la burocrazia possano intrecciarsi in modi imprevedibili, creando cortocircuiti politici. Mentre il movimento di Roberto Vannacci prosegue nel suo percorso di strutturazione, questa “grana” del simbolo ne segna i primi passi, offrendo un inaspettato assist agli avversari politici e sollevando una riflessione più ampia. Al di là degli esiti legali, la storia di Riccardo Mercante e del suo “Futuro Nazionale” rimarrà indissolubilmente legata, come un’ombra dal passato, al nuovo soggetto politico, a testimonianza della complessa e spesso imprevedibile vita dei simboli nella società contemporanea.

Di veritas

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