Napoli – Cala il sipario su una delle vertenze industriali più complesse e sentite del Mezzogiorno. L’area ex Whirlpool di via Argine, a Napoli, rinasce sotto il segno della green economy e dell’innovazione. È stato infatti ufficializzato il via libera definitivo al progetto di reindustrializzazione, un traguardo reso possibile dal perfezionamento dell’ingresso di Invitalia, l’Agenzia nazionale per lo sviluppo, nel capitale sociale di Italian Green Factory (IGF), società del Gruppo Tea Tek. L’operazione segna un momento cruciale per il tessuto economico e sociale campano, trasformando una crisi in un’opportunità concreta di crescita e sviluppo sostenibile.

Un’Alleanza Pubblico-Privato da 60 Milioni di Euro

Il cuore finanziario dell’operazione è un investimento complessivo da 60 milioni di euro, sostenuto da una solida partnership tra il settore pubblico e quello privato. Nel dettaglio, Invitalia interviene con 29 milioni di euro attraverso il Fondo Salvaguardia Imprese, uno strumento gestito per conto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) per il rilancio di aziende strategiche. La restante parte, pari a 30,9 milioni di euro, è a carico di Italian Green Factory, la newco creata dal Gruppo Tea Tek per guidare il progetto.

Questo aumento di capitale non è un evento isolato, ma si inserisce in un quadro di investimenti ben più ampio. Il piano industriale può infatti contare su un ulteriore investimento da 103,7 milioni di euro, approvato lo scorso settembre attraverso un Contratto di Sviluppo siglato sempre tra IGF e Invitalia. Questa poderosa iniezione di capitali testimonia la fiducia delle istituzioni in un progetto che punta a fare del sito napoletano un polo d’eccellenza nel settore delle energie rinnovabili.

Il Futuro è Verde: Produzione di Componenti per il Fotovoltaico

La nuova vita dello stabilimento di via Argine sarà dedicata alla transizione energetica. Italian Green Factory ha l’ambizioso obiettivo di diventare un leader nel mercato italiano delle rinnovabili, con un fatturato a regime che punta a superare i 150 milioni di euro. La produzione si concentrerà su componentistica ad alto valore aggiunto per il settore fotovoltaico, come:

  • Inseguitori solari
  • Trasformatori
  • Power skid (sistemi integrati per la conversione di energia)

Una scelta strategica che non solo risponde alla crescente domanda globale di energia pulita, ma che mira anche a riportare in Italia produzioni essenziali per la filiera green. Come dichiarato da Felice Granisso, CEO di Italian Green Factory e del Gruppo Tea Tek, l’intento è creare un’azienda che abbia nella sostenibilità e nell’innovazione le proprie bussole.

La Svolta Occupazionale: Un Nuovo Inizio per Oltre 300 Lavoratori

L’aspetto più significativo dell’accordo è senza dubbio la ricaduta occupazionale. Il piano prevede infatti la salvaguardia di tutti i posti di lavoro a rischio dopo la chiusura dello stabilimento Whirlpool. Sono 294 gli ex dipendenti Whirlpool già riassunti da Italian Green Factory a partire dal 31 ottobre 2023. A questi si aggiungeranno altre 55 nuove assunzioni, portando l’organico complessivo a 349 addetti.

Questa notizia mette fine ad anni di incertezza e di dure lotte sindacali per centinaia di famiglie, rappresentando una boccata d’ossigeno per l’intero territorio. I primi 30 lavoratori sono già operativi presso altre sedi del gruppo, impegnati nella realizzazione di quadri elettrici e power skid, in attesa del completamento dei lavori di riconversione del sito di Napoli.

La Visione del Governo: “Da Crisi a Opportunità Concreta”

L’operazione è stata seguita in ogni sua fase dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che ha lavorato in stretta sinergia con Invitalia, le istituzioni locali e le parti sociali. Il Ministro Adolfo Urso ha commentato con grande soddisfazione il risultato raggiunto: “Un’altra vicenda industriale complessa si è trasformata in un’opportunità concreta di sviluppo, innovazione e rilancio produttivo per Napoli e per il Mezzogiorno”.

Nelle parole del Ministro, questo successo è la “dimostrazione concreta che, quando pubblico e privato operano insieme con una visione chiara, è possibile garantire occupazione e un futuro industriale solido”. Un modello, dunque, da replicare per altre crisi aziendali, che pone l’accento sulla capacità di riconvertire siti industriali dismessi in nuove iniziative produttive sostenibili e tecnologicamente avanzate.

Di atlante

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