La politica italiana assiste a uno scontro di inusitata durezza all’interno della destra. Roberto Vannacci, il generale europarlamentare eletto come indipendente nelle liste della Lega e forte di oltre mezzo milione di preferenze, ha rotto gli indugi e, in un’intervista concessa a Repubblica, ha ribaltato le accuse di slealtà, puntando il dito direttamente contro il suo ex leader, Matteo Salvini. “Io sleale? È stato Matteo Salvini, o meglio il suo partito, che continua a promuovere determinate idee e concetti e poi allo stato dei fatti quando si tratta di votarli va in un’altra direzione”, ha dichiarato Vannacci, segnando un punto di non ritorno nella loro breve e tumultuosa alleanza politica.
Le accuse nel dettaglio: Ucraina, Fornero e valori traditi
L’attacco del generale non si è limitato a una generica accusa di incoerenza, ma ha toccato nervi scoperti della propaganda leghista, elencando i presunti tradimenti del segretario del Carroccio. Secondo Vannacci, la slealtà di Salvini si manifesterebbe su tre fronti principali:
- Le armi all’Ucraina: Vannacci contesta la posizione della Lega che, dopo aver criticato l’invio di armamenti a Kiev, avrebbe di fatto votato a favore dei decreti per il sostegno militare.
- La Legge Fornero: Un cavallo di battaglia storico di Salvini. “È quello che per anni ha detto che andava demolita invece poi china il capo, si mette in posizione prona in una coalizione che invece la promuove e la conferma”, ha affermato Vannacci, accusando il leader leghista di aver abbandonato una promessa fondamentale per il suo elettorato.
- I princìpi di famiglia: Il generale ha criticato la Lega per aver difeso la famiglia tradizionale per poi, a suo dire, invitare “esponenti della comunità Lgbtqr+” agli eventi ufficiali, ravvisando in questo un’incoerenza valoriale.
“È Salvini che ha tradito le promesse in qualche modo”, ha chiosato Vannacci, rivendicando per sé una coerenza di princìpi che, a suo dire, non è più riscontrabile nella linea politica del partito che lo ha portato a Bruxelles.
La reazione di Salvini e la nascita di “Futuro Nazionale”
La replica di Matteo Salvini non si è fatta attendere. Visibilmente amareggiato, il vicepremier ha definito la vicenda un “capitolo chiuso”, parlando di delusione umana e tacciando il generale di ingratitudine. “Gli abbiamo spalancato le porte di casa. Il ringraziamento è stato ‘Mi tengo il posto'”, ha dichiarato Salvini, aggiungendo: “Dispiace che Vannacci occupi a Bruxelles un posto che gli elettori avevano destinato alla Lega”. Esponenti di spicco del partito, come il presidente del Veneto Luca Zaia e quello del Friuli-Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, hanno rincarato la dose, definendo Vannacci un “corpo estraneo” e invitandolo a dimettersi dal Parlamento Europeo.
L’attacco di Vannacci, tuttavia, non è stato estemporaneo, ma è coinciso con la formalizzazione del suo addio alla Lega e il lancio del suo nuovo soggetto politico: Futuro Nazionale. Questa mossa, preparata da settimane, trasforma lo scontro personale in una sfida politica aperta, con l’obiettivo di intercettare l’elettorato sovranista e identitario deluso dai compromessi della politica di governo. I primi sondaggi attribuiscono già a questa nuova formazione un potenziale superiore alla soglia di sbarramento, intorno al 4,2%.
Un terremoto nel centrodestra: le implicazioni politiche
La scissione di Roberto Vannacci rappresenta molto più di una faida interna alla Lega. È un evento che potrebbe ridisegnare gli equilibri all’interno dell’intero schieramento di centrodestra. Il generale, con il suo forte consenso personale, si pone come un competitor diretto non solo per la Lega di Salvini, ma potenzialmente anche per Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, puntando a quella “destra autentica” e “forte” che non accetta compromessi.
La candidatura di Vannacci, fortemente voluta da Salvini per le elezioni europee, si è rivelata un’arma a doppio taglio. Se da un lato ha garantito un cospicuo apporto di voti, dall’altro ha introdotto nel partito un elemento difficilmente controllabile, la cui popolarità è ora diventata la base per una sfida diretta alla leadership. La parabola del generale, da “valore aggiunto” a “ingrato”, si è consumata in pochi mesi, lasciando dietro di sé una Lega indebolita e un panorama politico a destra ancora più frammentato e competitivo.
