In un clima politico surriscaldato dai recenti scontri di Torino e dalle imminenti misure sulla sicurezza annunciate dal governo, il campo progressista ritrova una quadra e presenta a Palazzo Madama una risoluzione unitaria. Un documento di undici punti, frutto di un intenso lavoro di mediazione, che vede le firme congiunte dei capigruppo di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Italia Viva. Un segnale di compattezza, seppur con qualche distinguo interno, che arriva mentre il centrodestra è impegnato a gestire il “caso Vannacci”.

Un fronte comune contro le “scorciatoie autoritarie”

Il cuore della risoluzione, come sottolineato da Francesco Boccia (PD), è un chiaro “altolà” alla decretazione d’urgenza su materie delicate come l’ordine pubblico, visto come un tentativo di aggirare il dibattito parlamentare. “La risoluzione impegna il governo a privilegiare il confronto parlamentare e a respingere scorciatoie autoritarie”, ha dichiarato Boccia, evidenziando la volontà di mantenere il dibattito all’interno delle aule istituzionali. L’iniziativa nasce come risposta diretta alla volontà del governo Meloni di accelerare su un pacchetto sicurezza, percepito dalle opposizioni come una strumentalizzazione degli eventi torinesi per coprire i propri fallimenti.

La mossa della premier Giorgia Meloni di invitare le opposizioni a collaborare su una risoluzione comune è stata interpretata come un “bluff” per dividere il fronte avversario, ma ha sortito l’effetto opposto, compattandolo. “Volevate dividerci, ci avete unito”, è il messaggio lanciato dai capigruppo di opposizione al governo.

I punti salienti della risoluzione

La mozione unitaria, che non verrà votata in Aula in quanto preclusa da quella di maggioranza già approvata, articola una serie di richieste precise e nette. Tra queste spiccano:

  • Il ritiro degli agenti di polizia destinati ai centri per migranti in Albania, per rafforzare invece i presìdi sul territorio nazionale.
  • Un deciso “no” all’introduzione di uno scudo penale per le forze dell’ordine, pur non chiudendo completamente alla possibilità di “valutare eventuali interventi di portata generale”.
  • Il rifiuto delle cauzioni per chi organizza manifestazioni, una misura vista come una limitazione del diritto a manifestare.
  • La richiesta di reintrodurre la procedibilità d’ufficio per reati come il furto aggravato, un punto fortemente voluto dal Movimento 5 Stelle.

Giuseppe Conte ha rivendicato il ruolo del M5S nell’elaborazione di proposte condivise, accusando il governo di voler “fare un giro di vite sulle manifestazioni di dissenso” dimenticando le promesse su temi cruciali come il caro bollette.

Le voci dei protagonisti e le crepe nel fronte

Nonostante l’immagine di unità, non sono mancate le sfumature. Azione, guidata da Carlo Calenda, ha scelto di non firmare la risoluzione, pur dichiarando che l’avrebbe votata. “Era il giorno dell’unità per il Paese, ma lo spirito di fazione ha prevalso come al solito”, ha lamentato Calenda, criticando la mancata ricerca di un testo condiviso da tutto il Parlamento.

Anche all’interno del Partito Democratico si sono registrate delle perplessità. Durante la riunione dei senatori, esponenti dell’ala riformista come Filippo Sensi, Alfredo Bazoli e Sandra Zampa hanno espresso dubbi, manifestando una preferenza per un testo di partito a causa di sensibilità diverse, in particolare rispetto ad Alleanza Verdi e Sinistra. Alla fine, però, ha prevalso la linea unitaria.

Elly Schlein, segretaria del PD, ha attaccato l’esecutivo: “Vorreste farci parlare di nuove norme liberticide, mentre noi vogliamo parlare di sicurezza concreta, non di slogan”. Peppe De Cristofaro (Avs) ha avvertito: “Nessuno provi a usare Torino come una tempesta perfetta per mettere mano ai diritti di tutti”. Raffaella Paita (IV) ha sottolineato il doppio obiettivo della risoluzione: “Condanniamo ciò che è accaduto; disveliamo i fallimenti del centrodestra sulla sicurezza e mandiamo un segnale di unità nel mentre loro si spaccano su Vannacci”.

Il contesto: il pacchetto sicurezza e il dibattito in Senato

Questa iniziativa parlamentare si inserisce nel più ampio dibattito sul pacchetto sicurezza che il governo si appresta a varare. Il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, intervenendo in Senato, ha difeso l’operato delle forze dell’ordine a Torino, respingendo le accuse di impreparazione o uso eccessivo della forza e annunciando l’intenzione di introdurre una misura di “fermo preventivo” per impedire a soggetti noti per comportamenti violenti di infiltrarsi nelle manifestazioni. Il pacchetto, che include anche una stretta sui coltelli e il cosiddetto scudo penale, è attualmente sotto l’attenta osservazione del Quirinale, che ha sollevato rilievi su alcuni punti, in particolare sul fermo preventivo e sullo scudo.

La risoluzione delle opposizioni, pur destinata a non essere approvata, assume quindi un forte valore politico: segna un punto di convergenza su temi fondamentali legati ai diritti e alle libertà costituzionali e si propone come argine a quella che viene definita una deriva securitaria. Un segnale che, nelle intenzioni dei promotori, mira a costruire un’alternativa credibile al governo in carica.

Di veritas

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