A due decenni dall’introduzione della legge 7/2006, concepita come uno strumento fondamentale per prevenire e contrastare la barbara pratica delle mutilazioni genitali femminili (MGF) in Italia, il quadro che emerge è a tinte fosche. Un’analisi approfondita condotta da ActionAid rivela una realtà preoccupante, caratterizzata da un’attuazione della norma che l’organizzazione definisce “opaca e frammentata”. Al centro della denuncia vi sono ingenti fondi pubblici stanziati ma non spesi, una cronica mancanza di trasparenza e un sistema di monitoraggio inefficace, elementi che, sommati, compromettono seriamente la tutela di migliaia di donne e bambine sul territorio nazionale.
Fondi milionari non utilizzati: un paradosso inaccettabile
I dati diffusi da ActionAid sono allarmanti e delineano un quadro di grave inefficienza nella gestione delle risorse. Dal 2011 al 2025, al Dipartimento per le Pari Opportunità sono stati allocati 14,6 milioni di euro per l’attuazione della legge. Di questi, ben 9,1 milioni di euro risultano non utilizzati. Un’inerzia finanziaria che stride con l’urgenza del problema.
Parallelamente, il Ministero della Salute, tra il 2005 e il 2025, ha trasferito alle Regioni oltre 18,3 milioni di euro destinati ad attività cruciali di prevenzione, formazione del personale sanitario e assistenza alle vittime. Tuttavia, come sottolinea ActionAid, a fronte di questi cospicui stanziamenti, “mancano dati completi sugli interventi realizzati, sui risultati raggiunti e sui territori coinvolti, rendendo impossibile una valutazione trasparente dell’efficacia delle politiche adottate”. Questa assenza di rendicontazione pubblica impedisce di fatto di misurare l’impatto reale delle azioni intraprese e di garantire una protezione uniforme su tutto il territorio nazionale.
Il fallimento del numero verde nazionale
Un esempio emblematico di questa gestione carente è rappresentato dal numero verde nazionale 800.300558, istituito nel 2009 e gestito dal Ministero dell’Interno come strumento di aiuto e segnalazione. In sedici anni di attività, il servizio ha registrato solamente 228 telefonate, con un’assenza totale di chiamate nel triennio 2017-2019. Ancora più sconcertante è il dato relativo alle segnalazioni effettive: solo 9 sono state riconducibili a casi di mutilazioni genitali femminili.
Questo scarso utilizzo si scontra con un’allocazione di risorse di quasi 5 milioni di euro tra il 2009 e il 2025, di cui oltre 3,6 milioni non risultano spesi. A ciò si aggiunge la totale mancanza di informazioni disponibili sugli esiti delle poche segnalazioni ricevute o sui percorsi di protezione che sarebbero dovuti essere attivati. Di fronte a tale inefficacia, ActionAid propone una soluzione pragmatica: l’integrazione del numero verde nel più noto e strutturato 1522, il numero nazionale antiviolenza e stalking. Tale accorpamento, secondo l’organizzazione, rappresenterebbe “una scelta di maggiore efficacia e coerenza con il sistema nazionale antiviolenza”, permettendo di superare l’attuale frammentazione degli interventi e di promuovere azioni di prevenzione comunitaria finanziate in modo adeguato all’interno del Piano nazionale antiviolenza.
Una realtà sommersa: i numeri della MGF in Italia
Le criticità evidenziate da ActionAid sono ancora più gravi se lette alla luce dei dati sul fenomeno in Italia. Secondo le stime più recenti, elaborate dall’Università di Milano-Bicocca, al 1° gennaio 2023 circa 88.500 donne e ragazze sopra i 15 anni che vivono nel nostro Paese hanno già subito una mutilazione genitale. Si tratta di una violazione dei diritti umani che colpisce prevalentemente donne e ragazze provenienti da comunità in cui la pratica è storicamente radicata, come quelle egiziana, nigeriana ed etiope.
Ma il dato forse più allarmante riguarda il futuro. A queste cifre si aggiungono infatti circa 16.000 bambine sotto i 15 anni considerate potenzialmente a rischio, di cui ben 9.000 sono nate in Italia. Questi numeri dimostrano inequivocabilmente come le MGF non siano un fenomeno lontano, ma una realtà drammaticamente presente e radicata anche nel nostro tessuto sociale.
L’appello di ActionAid: trasparenza e azione
Di fronte a questo scenario, l’appello di ActionAid è forte e chiaro: è indispensabile e urgente ristabilire “obblighi chiari di trasparenza e rendicontazione pubblica” sull’utilizzo dei fondi e sull’attuazione della legge 7/2006, sia a livello nazionale che regionale. L’organizzazione chiede un cambio di passo immediato per colmare il divario tra la norma e la sua applicazione pratica. È necessario un coordinamento più efficace tra le istituzioni, un monitoraggio costante degli interventi e la garanzia che ogni euro stanziato venga utilizzato nel modo più efficace possibile per proteggere le donne e le bambine da questa forma estrema di violenza di genere. La lotta contro le mutilazioni genitali femminili non può più permettersi opacità e sprechi: è una battaglia di civiltà che richiede responsabilità, trasparenza e, soprattutto, azione concreta.
