Roma – Una nuova, decisiva fase nella regolamentazione dei contenuti per adulti online ha preso il via. A partire dal 1° febbraio 2026, tutti i gestori di siti web e piattaforme di condivisione video che diffondono contenuti pornografici e sono stabiliti in un Paese membro dell’Unione Europea diverso dall’Italia hanno l’obbligo di implementare sistemi efficaci per la verifica della maggiore età dei loro utenti. Lo ha confermato l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM), che ha avviato un’intensa attività di vigilanza e monitoraggio per assicurare il rispetto della normativa, minacciando l’oscuramento dei siti inadempienti.
Un quadro normativo a tutela dei minori
La misura si inserisce in un percorso normativo avviato con l’articolo 13-bis del cosiddetto Decreto Caivano (decreto legge n. 123/2023, convertito con modificazioni dalla legge n. 159/2023), finalizzato a rafforzare la protezione dei minori online. Questo decreto ha introdotto un divieto esplicito per i minori di accedere a contenuti pornografici, riconoscendone gli effetti dannosi sullo sviluppo psico-fisico. Per rendere effettivo tale divieto, ha imposto ai fornitori di tali contenuti l’obbligo di adottare sistemi di age verification.
L’AGCOM, d’intesa con il Garante per la protezione dei dati personali, ha poi definito le specifiche tecniche e procedurali con la delibera n. 96/25/CONS. Questa delibera stabilisce che i sistemi di verifica devono rispettare quattro principi fondamentali: proporzionalità, minimizzazione del dato, sicurezza e precisione, per bilanciare la tutela dei minori con il diritto alla privacy degli utenti adulti.
Le scadenze differenziate
L’applicazione della normativa è stata scaglionata in due momenti distinti per coprire tutti gli operatori del settore:
- Dal 12 novembre 2025: l’obbligo è entrato in vigore per i gestori di siti e piattaforme stabiliti in Italia e per quelli con sede al di fuori dell’Unione Europea.
- Dal 1° febbraio 2026: la scadenza è stata estesa anche ai gestori stabiliti in altri Paesi dell’UE, completando così il perimetro di applicazione della legge.
Questa differenziazione ha permesso di affrontare la complessità di un mercato globale, assicurando che tutti i soggetti che rendono i loro contenuti accessibili dall’Italia siano soggetti alle medesime regole.
Vigilanza e sanzioni: il pugno duro di AGCOM
L’Autorità ha chiarito che non ci saranno sconti per chi non rispetterà le nuove disposizioni. Le attività di monitoraggio sono già state avviate per entrambe le categorie di gestori. La procedura in caso di violazione è chiara e severa:
- Contestazione e diffida: In caso di accertata inadempienza, l’AGCOM contesterà la violazione e diffiderà il gestore ad adeguarsi entro un termine perentorio di 20 giorni.
- Oscuramento del sito: Se il gestore non ottempera alla diffida, l’Autorità potrà ordinare il blocco dell’accesso al sito dal territorio italiano fino al completo adeguamento.
- Sanzioni pecuniarie: Contestualmente all’eventuale oscuramento, verrà avviato un procedimento per l’irrogazione di sanzioni pecuniarie, che possono arrivare fino a 250.000 euro.
Questo approccio a più livelli mira a garantire una rapida conformità, utilizzando l’oscuramento come strumento di pressione immediata e le multe come deterrente economico.
Le sfide dell’implementazione e le reazioni del settore
Nonostante la chiarezza della normativa, l’implementazione pratica presenta delle sfide. Secondo recenti rilevazioni, una larga maggioranza dei siti interessati non si sarebbe ancora adeguata. Alcuni operatori del settore, come Aylo (la società madre di Pornhub), hanno sollevato critiche, sostenendo che la verifica dell’età basata sui singoli siti comprometterebbe la privacy degli utenti e spingerebbe il traffico verso piattaforme non regolamentate. Aylo ha anche presentato un ricorso al TAR del Lazio, che ha concesso una sospensiva, mantenendo i suoi siti accessibili in Italia in attesa della sentenza di merito.
Inoltre, associazioni di consumatori come il Codacons, pur plaudendo all’obiettivo di tutela, hanno espresso preoccupazione per la facilità con cui questi blocchi potrebbero essere aggirati tramite strumenti come le VPN (Virtual Private Network), che mascherano la provenienza geografica dell’utente. La sfida, quindi, non è solo normativa ma anche tecnologica, in un continuo inseguimento tra regolatori e le infinite possibilità della rete.
La discussione si inserisce in un più ampio dibattito europeo, in attesa del cosiddetto EUDI Wallet (il portafoglio di identità digitale europea), previsto per il 2026, che dovrebbe integrare nativamente le attestazioni di età, offrendo una soluzione standardizzata e potenzialmente più sicura e rispettosa della privacy.
