Roma – Il dibattito politico sulla sicurezza e la gestione dell’ordine pubblico si infiamma a Palazzo Madama. In un clima di alta tensione, l’aula del Senato ha approvato con 88 voti favorevoli e 56 contrari la risoluzione presentata dalla maggioranza di centrodestra in seguito ai gravi scontri verificatisi a Torino durante la manifestazione contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna. Il voto è giunto al termine delle comunicazioni del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che ha difeso l’operato delle forze dell’ordine e ha sottolineato la necessità di nuovi strumenti normativi per prevenire le violenze. La risoluzione delle opposizioni, presentata unitariamente da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Italia Viva, è stata di conseguenza preclusa, un esito che ha inasprito ulteriormente il confronto politico.
La Risoluzione della Maggioranza: Scudo Penale e Sgomberi
Il documento approvato dal Senato, pur subendo delle limature rispetto alle bozze iniziali, mantiene un impianto molto chiaro e impegna il governo a muoversi su tre direttrici principali. La premessa fa esplicito riferimento agli eventi di Torino, definiti come “gravissimi atti di violenza” e un “attacco diretto allo Stato”. Sulla base di questa analisi, la maggioranza chiede all’esecutivo di:
- Valutare tutele normative per le forze dell’ordine: Il punto più dibattuto è il cosiddetto “scudo penale”, ovvero l’introduzione di norme che proteggano gli agenti da conseguenze giudiziarie per azioni svolte “nell’esercizio delle loro funzioni” e in presenza di cause di giustificazione. L’obiettivo, si legge nel testo, è porre le forze di polizia nelle condizioni di operare efficacemente senza “subire senza motivo le conseguenze giudiziarie del loro lavoro”.
- Proseguire con l’azione di sgombero: La risoluzione ribadisce la volontà di continuare a liberare gli immobili, sia pubblici che privati, “illegalmente occupati”, seguendo i criteri di priorità stabiliti dalle prefetture. Questa linea d’azione è presentata come un “dovere dello Stato” che non può essere fermato da atti di violenza.
- Potenziare gli strumenti di prevenzione: Sebbene nella versione definitiva del testo sia stato stralciato il riferimento esplicito al “Daspo” per i manifestanti, rimane l’impegno a valutare iniziative per “effettuare con maggiore efficacia l’attività di prevenzione della commissione di reati in occasione di pubbliche manifestazioni”. Il ministro Piantedosi, nel suo intervento, ha insistito sulla necessità di un “fermo preventivo” per impedire a soggetti noti per la loro violenza di infiltrarsi nei cortei.
La bozza della risoluzione menzionava anche la necessità di incrementare le assunzioni nei corpi di polizia per far fronte alle carenze di organico.
La Posizione delle Opposizioni: “Scorciatoie Autoritarie”
Dura e compatta la reazione delle forze di opposizione, che hanno lavorato a una contro-risoluzione unitaria, pur consapevoli del suo valore prevalentemente simbolico. La lettura comune è che la destra stia strumentalizzando i fatti di Torino per “avallare scorciatoie autoritarie sulla sicurezza”. L’accusa rivolta al governo è di non affrontare le radici dei problemi sociali e di rispondere con una stretta repressiva che rischia di comprimere il diritto a manifestare, costituzionalmente garantito.
Il Movimento 5 Stelle, per voce di Giuseppe Conte, ha definito le misure proposte “una follia, anticostituzionali”. Le proposte alternative messe sul tavolo dalle opposizioni includono:
- Maggiori investimenti: Si chiede di sopperire alle carenze di organico delle forze dell’ordine e di stanziare più fondi per la sicurezza integrata delle città, recuperando ad esempio le risorse destinate ai centri per migranti in Albania.
- Norme sulla perseguibilità: Il M5S ha proposto di rendere nuovamente perseguibili d’ufficio reati di grande allarme sociale come furti e scippi.
- Stop alla decretazione d’urgenza: Le minoranze chiedono di fermare l’uso dei decreti-legge in materia di sicurezza, favorendo un dibattito parlamentare più ampio e ponderato.
L’ex sindaca di Torino, Chiara Appendino (M5S), ha accusato il governo di usare “un’emergenza che non c’è per varare misure liberticide che peraltro non fermeranno i ‘black block'”.
L’Intervento del Ministro Piantedosi e il Confronto con il Quirinale
Nelle sue comunicazioni al Senato, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha respinto con forza le accuse di una gestione impreparata dell’ordine pubblico a Torino, rivendicando la professionalità di prefetti e questori. Ha descritto i militanti dei centri sociali come “professionisti del disordine” e ha ribadito l’intenzione del governo di introdurre un fermo preventivo per “isolare i violenti”. Il dibattito parlamentare si intreccia con le interlocuzioni tra governo e Quirinale. Il sottosegretario Alfredo Mantovano ha avuto un colloquio con il Presidente Mattarella proprio sul pacchetto sicurezza, dal quale sarebbero emerse perplessità su alcune misure, in particolare sul fermo preventivo e sullo scudo penale, chiedendo di circoscriverne meglio l’applicazione per garantirne la compatibilità costituzionale.
