Roma – Una domenica di ordinaria bellezza nel cuore archeologico della Capitale si è trasformata in un pomeriggio di paura e apprensione. Intorno alle 13:30 di oggi, un imponente pino, stimato avere circa 120 anni, è crollato improvvisamente su via dei Fori Imperiali, una delle strade più iconiche e frequentate del mondo, all’altezza del Foro di Traiano. La caduta dell’albero ha coinvolto tre passanti, fortunatamente feriti solo in modo lieve, ma l’episodio ha scatenato il panico tra le centinaia di turisti e cittadini presenti, riaprendo con forza una ferita mai del tutto rimarginata per la città: la sicurezza e la gestione del suo immenso patrimonio verde.

La dinamica dell’incidente e i soccorsi

L’albero si è abbattuto al suolo con un boato sordo, spezzando la quiete di una giornata affollata. Le fronde hanno invaso parte della carreggiata e l’area pedonale, colpendo tre persone che si trovavano a passare in quel momento. Si tratta di una ragazza italiana di 17 anni e di due uomini stranieri, un 42enne romeno e un 34enne del Bangladesh. L’impatto è stato violento: il 42enne sarebbe stato colpito alla testa e sbalzato per alcuni metri. Immediato l’intervento dei soccorsi. Le ambulanze del 118 hanno prestato le prime cure sul posto per poi trasportare i feriti in codice giallo presso gli ospedali Santo Spirito, San Giovanni Addolorata e Policlinico Umberto I per gli accertamenti del caso. Le loro condizioni, pur destando preoccupazione iniziale, non sono gravi. La giovane 17enne, in vacanza a Roma con amici, ha potuto rassicurare la madre con una videochiamata: “Mamma, sto bene. Mi è caduto addosso un albero”.

Sul luogo dell’incidente sono accorse diverse squadre dei Vigili del Fuoco, che hanno lavorato per ore per mettere in sicurezza l’area e per rimuovere l’imponente chioma del pino, accertando che non vi fossero altre persone coinvolte. La Polizia Locale di Roma Capitale, con il supporto dei Carabinieri del Comando di Piazza Venezia, ha provveduto a transennare la zona e a chiudere al traffico veicolare e pedonale il tratto di via dei Fori Imperiali compreso tra Largo Corrado Ricci e Piazza Venezia, per consentire le complesse operazioni di rimozione e le successive verifiche di stabilità sugli altri alberi presenti.

Un crollo annunciato? Il dibattito sulla manutenzione

Questo crollo non è un fulmine a ciel sereno. Si tratta del terzo episodio simile avvenuto nella stessa area in meno di un mese, e l’ottavo albero caduto a Roma dall’inizio dell’anno. Una sequenza di eventi che solleva interrogativi urgenti e profondi sulla gestione del verde pubblico nella Capitale. L’esemplare caduto, secondo quanto comunicato da Roma Capitale, era stato monitorato nel settembre 2025 e giudicato in condizioni di sicurezza, con una propensione al cedimento classificata come “moderata” (classe B). Avrebbe dovuto essere ricontrollato a breve, nell’ambito di verifiche straordinarie disposte proprio a seguito dei precedenti crolli di gennaio.

Gli esperti agronomi intervenuti sul posto hanno avanzato una prima ipotesi sulle cause, in linea con i casi precedenti: l’eccessivo inzuppamento del terreno dovuto alle piogge costanti di inizio anno. Un terreno fradicio perde la capacità di trattenere l’apparato radicale, che non riesce più a sostenere il peso della chioma, specialmente se rigogliosa come quella del pino in questione. A questo si aggiungerebbe un fattore strutturale: un esame più attento ha rivelato che le radici principali dell’albero erano state parzialmente compromesse in passato da interventi per la realizzazione di solette in cemento armato.

L’agronomo ed ex direttore del Servizio Giardini di Roma Capitale, Angelico Bonuccelli, ha indicato tre cause principali per questi crolli: l’anzianità degli alberi (i pini dei Fori furono piantati a partire dal 1931), le piogge intense e i danni alle radici, spesso causati da lavori superficiali come il passaggio di cavi o il rifacimento dei marciapiedi.

La risposta delle istituzioni: una task force per l’emergenza

Di fronte all’emergenza, il Campidoglio ha accelerato le procedure. Si è riunito un tavolo interistituzionale per affrontare la stabilità degli alberi nell’area archeologica centrale, una vera e propria task force che coinvolge esperti e istituzioni di altissimo livello. Tra i partecipanti figurano l’assessorato all’Ambiente, la Soprintendenza Speciale Archeologica, il Parco Archeologico del Colosseo, i Vigili del Fuoco, i Carabinieri Forestali, l’Orto Botanico della Sapienza e gli ordini professionali di agronomi e agrotecnici.

L’assessora all’Ambiente, Sabrina Alfonsi, ha sottolineato come la situazione sia il risultato di una combinazione di fattori: i cambiamenti climatici, l’età avanzata degli alberi e gli interventi umani accumulati nei decenni. Una fragilità strutturale, è emerso, che non può essere sempre prevenuta con i soli strumenti di monitoraggio ordinario. La task force avvierà sopralluoghi congiunti per monitorare le verifiche in corso e definire le procedure di sostituzione degli alberi a rischio, con l’obiettivo di tutelare la pubblica incolumità. Nel frattempo, via dei Fori Imperiali resta sotto stretta osservazione.

Un patrimonio da tutelare tra sicurezza e identità culturale

Il crollo di oggi non è solo un fatto di cronaca, ma tocca l’identità stessa di Roma. I pini a ombrello sono un elemento iconico del paesaggio romano, immortalati da artisti e registi, parte integrante dell’immaginario collettivo. La loro gestione pone un dilemma complesso che intreccia sicurezza pubblica, tutela del paesaggio storico-culturale e sostenibilità ambientale.

Da un lato, la necessità di garantire l’incolumità di milioni di persone che ogni anno visitano questi luoghi; dall’altro, la volontà di preservare un simbolo della città. Il dibattito è aperto e acceso. C’è chi, come alcuni esponenti di Fratelli d’Italia, accusa l’amministrazione di usare la pericolosità come alibi per mascherare anni di mancata manutenzione, sottolineando il danno ambientale che comporterebbe un abbattimento generalizzato. Altri, invece, spingono per una riflessione seria sulla sostituzione degli esemplari più anziani nelle aree ad alta frequentazione. La strada da percorrere, come indicato dalla task force, sembra essere quella di un approccio scientifico e multidisciplinare, che sappia bilanciare le diverse esigenze, per far sì che la bellezza di Roma non diventi mai una minaccia.

Di veritas

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