VERCELLI – Un grido d’allarme si è levato forte e chiaro da Piazza Zumaglini, nel cuore di Vercelli, capitale europea del riso. Centinaia di risicoltori, affiancati da trattori, si sono riuniti per una manifestazione promossa da Confagricoltura Vercelli e Biella per denunciare una situazione ormai insostenibile. Al centro della protesta, una “tempesta perfetta” che minaccia di travolgere un comparto d’eccellenza del Made in Italy: la concorrenza sleale dei Paesi extra-UE, l’inefficacia delle clausole di salvaguardia europee e un crollo dei prezzi che non copre più i costi di produzione.
Voce della protesta è stata Natalia Bobba, presidente dell’Ente Nazionale Risi, che non ha usato mezzi termini per descrivere la gravità del momento: “L’Europa non ci sta tutelando: è un carrozzone che muore e che fa morire nella burocrazia più esasperata. Non possiamo permettere che tratti la risicoltura come merce di scambio. Non siamo più barattabili”. Le sue parole, cariche di frustrazione e preoccupazione, riecheggiano il sentimento di un intero settore che si sente abbandonato dalle istituzioni comunitarie.
Una Crisi Multifattoriale: Importazioni a Basso Costo e Norme Inique
La crisi che attanaglia la risicoltura italiana ha radici profonde e complesse. Da un lato, il mercato è invaso da riso lavorato proveniente da paesi asiatici, come Cambogia e Myanmar, a prezzi stracciati, che in alcuni casi arrivano a 350 dollari a tonnellata. Queste importazioni beneficiano spesso di regimi di dazio zero, come il programma EBA (“Everything But Arms”), pensati per i Paesi meno sviluppati, ma che di fatto creano una concorrenza insostenibile per i produttori europei. Negli ultimi anni, gli arrivi di riso asiatico sono quintuplicati, passando da 9 a quasi 50 milioni di chili.
A questo si aggiunge un paradosso normativo denunciato con forza dagli agricoltori: la mancanza di reciprocità. Mentre i risicoltori italiani devono sottostare a regolamenti ambientali, sanitari e di sicurezza sul lavoro tra i più stringenti al mondo, i prodotti importati sono spesso coltivati utilizzando pesticidi e sostanze chimiche vietate in Europa da decenni. “In India sono vietate solo 56 molecole, mentre da noi il numero si alza a circa 400”, ha precisato Marta Sempio, presidente di Confagricoltura Pavia, definendo le attuali clausole di salvaguardia UE un “paravento istituzionale” inefficiente.
Il Crollo dei Prezzi e le Ripercussioni Economiche e Sociali
L’impatto di questa situazione sul mercato è devastante. I prezzi del riso italiano sono in caduta libera, scendendo ben al di sotto dei costi di produzione e mettendo a rischio la sopravvivenza economica di migliaia di aziende agricole. Un’attività che, come ha ricordato Giovanni Chiò, presidente di Confagricoltura Novara VCO, è ormai in perdita. La protesta di Vercelli si è svolta non a caso in concomitanza con la seduta della Borsa Merci, punto di riferimento nazionale per le quotazioni del riso, per sottolineare simbolicamente lo stato di crisi del mercato.
Ma le conseguenze non sono solo economiche. La risicoltura italiana, concentrata per il 90% tra Piemonte e Lombardia, in particolare nelle province di Vercelli, Novara e Pavia, rappresenta un presidio fondamentale per il territorio. Le risaie non sono solo campi coltivati, ma veri e propri ecosistemi che contribuiscono alla conservazione della biodiversità, alla gestione delle risorse idriche e alla creazione di un paesaggio unico. “Se crolla il nostro lavoro, crolla un indotto importantissimo, ma quando se ne accorgeranno sarà tardi”, ha avvertito Natalia Bobba.
Le Richieste degli Agricoltori a Roma e Bruxelles
Di fronte a questo scenario, le richieste di Confagricoltura e dell’intero comparto sono chiare e urgenti. Si chiede l’applicazione di “clausole specchio”, che impongano agli importatori gli stessi standard etici, qualitativi e di sostenibilità richiesti ai produttori italiani. Inoltre, si sollecita una revisione delle tariffe doganali, ferme da oltre vent’anni, e un meccanismo di protezione che possa incidere realmente sulle importazioni quando il settore è a rischio. L’attuale clausola di salvaguardia, con un limite minimo di 562.000 tonnellate di prodotto importato, è ritenuta di fatto inoperante.
La manifestazione di Vercelli non è un evento isolato, ma si inserisce in un contesto di crescente malcontento del mondo agricolo in tutta Europa. È un appello accorato alle istituzioni nazionali ed europee affinché si agisca con urgenza per tutelare un settore che non è solo un pilastro dell’economia, ma anche un patrimonio culturale e ambientale da difendere. Come ha concluso la presidente Bobba: “Noi siamo risicoltori, dobbiamo tenere duro e non abbandonare l’obiettivo di coltivare riso”.
