Un’apertura significativa che potrebbe ridisegnare gli equilibri commerciali post-Brexit. La Commissione Europea ha segnalato la propria disponibilità a discutere un rafforzamento dei legami commerciali con il Regno Unito, non escludendo l’ipotesi di un clamoroso ritorno di Londra nell’unione doganale. A dare voce a questa posizione è stato il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, in un’intervista rilasciata alla Bbc che ha immediatamente acceso il dibattito politico ed economico su entrambe le sponde della Manica.

Le dichiarazioni di Dombrovskis seguono un importante incontro a Londra con alcuni ministri chiave del nuovo governo laburista guidato da Keir Starmer, tra cui la Cancelliera dello Scacchiere, Rachel Reeves. Un meeting che si inserisce nel più ampio tentativo del premier Starmer di “resettare” le relazioni con l’Unione Europea, cercando di mitigare gli impatti economici negativi del divorzio sancito dal referendum del 2016. L’economia britannica, infatti, risente ancora delle conseguenze dell’uscita dal mercato unico, con un calo stimato del 15% sia per le esportazioni che per le importazioni a lungo termine.

Il nodo del mercato unico e le “quattro libertà”

Se da un lato Bruxelles si mostra “pronta a impegnarsi con una mente aperta” (“ready to engage with an open mind”), dall’altro il commissario Dombrovskis ha messo in chiaro un punto fondamentale, da sempre un pilastro della posizione comunitaria: non si può fare “cherry-picking”, ovvero scegliere solo i vantaggi del mercato unico senza accettarne gli oneri. L’accesso a settori specifici, come i servizi finanziari o l’agroalimentare, è indissolubilmente legato all’accettazione delle “quattro libertà” fondamentali dell’UE: libera circolazione di beni, servizi, capitali e, soprattutto, persone.

Quest’ultimo punto, la libera circolazione delle persone, è stato uno dei temi più sensibili e decisivi nella campagna referendaria per la Brexit e rappresenta ancora oggi un ostacolo politico significativo per qualsiasi governo britannico. Dombrovskis ha ribadito che l’opzione più vantaggiosa per entrambe le parti resterebbe l’adesione piena al mercato unico, ma ciò implicherebbe il ritorno a regole che il Regno Unito ha scelto di abbandonare.

La posizione del governo Starmer: un “riallineamento” graduale

Il Primo Ministro Keir Starmer, pur avendo promosso un riavvicinamento a Bruxelles, si muove con cautela. La sua linea ufficiale, finora, è stata quella di negoziare un “riallineamento” su alcune regole del mercato unico per facilitare gli scambi commerciali, ma senza rimettere in discussione l’uscita dall’UE né contemplare un rientro nell’unione doganale. Starmer aveva infatti definito l’unione doganale come uno strumento che “non serve oggi molto bene ai nostri scopi”.

Tuttavia, la pressione interna al partito laburista, così come quella proveniente dal mondo imprenditoriale e sindacale, sta crescendo. Molti vedono in un legame più stretto con l’UE l’unica via per rilanciare un’economia che fatica a trovare slancio. La mossa di Bruxelles, quindi, potrebbe rafforzare la posizione di quell’ala del Labour, che include anche figure di spicco come il vicepremier David Lammy, favorevole a un rapporto più strutturato con l’Unione.

Cosa comporterebbe il ritorno nell’unione doganale?

Un eventuale reintegro del Regno Unito nell’unione doganale comporterebbe conseguenze profonde. Vediamo i punti principali:

  • Eliminazione dei dazi: Verrebbero abolite le tariffe doganali sulla maggior parte delle merci scambiate tra UK e UE, semplificando notevolmente il commercio e riducendo i costi per le imprese.
  • Tariffa esterna comune: Londra dovrebbe adottare la stessa tariffa doganale dell’UE nei confronti dei Paesi terzi. Questo metterebbe in discussione gli accordi commerciali che il Regno Unito ha siglato autonomamente dopo la Brexit con nazioni come Australia e Giappone.
  • Procedure doganali semplificate: Si ridurrebbe drasticamente la burocrazia alle frontiere, che ha causato notevoli ritardi e costi aggiuntivi per le aziende da quando la Brexit è diventata pienamente operativa.

È importante sottolineare che l’unione doganale non equivale al mercato unico. Non garantirebbe, ad esempio, il libero scambio dei servizi, settore cruciale per l’economia britannica, né risolverebbe tutte le barriere non tariffarie.

Le reazioni politiche e le prospettive future

L’apertura di Dombrovskis ha riacceso il dibattito a Westminster. Forze di opposizione come i Liberaldemocratici e i Verdi, da sempre europeisti, hanno colto l’occasione per ribadire la loro richiesta di un ritorno nell’unione doganale. Dall’altra parte, l’ala più euroscettica del Partito Conservatore ha già gridato al “tradimento della Brexit”, accusando il governo Starmer di voler riportare il Paese nell’orbita di Bruxelles “dalla porta di servizio”.

Il percorso è ancora lungo e incerto. Il governo laburista dovrà bilanciare le pressioni economiche interne con un’opinione pubblica ancora divisa sul tema. I prossimi mesi saranno cruciali per capire se l’apertura di Bruxelles si tradurrà in negoziati concreti e quale sarà la reale volontà politica di Londra di rimettere in discussione uno dei pilastri della Brexit. Un futuro vertice UE-Regno Unito, ancora da calendarizzare, potrebbe essere il primo vero banco di prova per definire il futuro di questa complessa relazione.

Di atlante

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