Un invito a limitare le presenze televisive su emittenti concorrenti si trasforma in un caso mediatico e politico. Sigfrido Ranucci, noto giornalista e conduttore del programma d’inchiesta Report, è stato oggetto di una comunicazione da parte della Direzione Editoriale per l’Offerta Informativa della Rai. Il motivo? Le sue recenti e numerose partecipazioni a trasmissioni di La7 per la promozione del suo ultimo libro, “Navigare senza paura”, edito da Salani.

La circolare della discordia e le ospitate “di troppo”

Al centro della questione vi è una circolare interna della Rai, varata nel gennaio del 2025, che disciplina le apparizioni esterne dei propri dipendenti. La norma, valida per tutto il personale di Viale Mazzini, imporrebbe di limitare le presenze in video e voce, così come la promozione di opere personali, a “una singola partecipazione” per ogni emittente o piattaforma concorrente. Ranucci, nell’ultima settimana, è stato ospite ben tre volte sulla rete di Urbano Cairo, intervenendo nei programmi “Otto e Mezzo” di Lilli Gruber, “diMartedì” di Giovanni Floris e “In Altre Parole” di Massimo Gramellini.

Dalla Rai precisano che non si tratta di un richiamo formale né tantomeno di un provvedimento disciplinare, ma di un “semplice invito” al rispetto delle regole aziendali. Tuttavia, la comunicazione inviata al giornalista menziona anche un riferimento alla par condicio, suggerendo la necessità di una “direttiva che garantisca parità di trattamento e pluralismo”, un aspetto che, secondo alcuni, appare poco pertinente alla promozione di un libro sulle fake news rivolto ai giovani.

La replica di Ranucci: “Stupito, ma mi adeguo”

La reazione del conduttore di Report non si è fatta attendere. Interpellato dalle agenzie di stampa, Ranucci si è detto “stupito” dalla comunicazione ricevuta, sottolineando di aver agito in totale trasparenza. “Avevo avvisato preventivamente la Rai delle trasmissioni dove sarei andato ospite per presentare il mio libro. Sono rimasto stupito, ma mi adeguo alle nuove direttive”, ha dichiarato. Il giornalista ha inoltre aggiunto una nota polemica, evidenziando come si sarebbe aspettato piuttosto “una mail di congratulazioni per il premio Purgatori che ha ricevuto ieri Report e per gli ascolti raggiunti, in un testa a testa con ‘Che tempo che fa’ di Fabio Fazio che ci conferma come prima trasmissione di informazione del prime time Rai”. Il prestigioso riconoscimento, intitolato alla memoria di Andrea Purgatori, è stato infatti assegnato a Ranucci e alla redazione di Report proprio il primo febbraio.

Il libro “Navigare senza paura”

Il volume al centro della vicenda, “Navigare senza paura”, è stato scritto da Sigfrido Ranucci in collaborazione con il figlio Giordano, di professione insegnante. Pubblicato da Salani, il libro si rivolge ai più giovani con l’obiettivo di stimolarli a un’esplorazione del web più libera, consapevole e protetta dalle insidie della disinformazione e delle fake news. Attraverso quattro storie brevi, il testo si propone come una sorta di bussola per orientarsi nel mondo digitale. Tra gli esempi citati da Ranucci durante le sue ospitate, vi sono casi emblematici di disinformazione virale, come il video del Tgr Leonardo sul Covid-19 o un filmato decontestualizzato che mostrava la distruzione di un’auto della polizia, rivelatosi poi il backstage di una fiction.

Le reazioni politiche: M5S e PD all’attacco

Il richiamo della Rai a Ranucci ha immediatamente acceso il dibattito politico, con le opposizioni che sono scese in campo a difesa del giornalista. Il Movimento 5 Stelle, attraverso i suoi esponenti in Commissione di Vigilanza Rai, ha parlato di “accanimento che sta diventando mobbing e che puzza lontano un miglio di censura”. I pentastellati sostengono che Ranucci sia finito nel mirino “per aver parlato altrove, mentre ad altri è consentito intervenire senza alcun limite né richiamo”, definendo l’accaduto come un “tentativo di ridurre la libertà e l’autonomia di una delle poche voci davvero indipendenti rimaste”.

Sulla stessa linea si è espresso il senatore del Partito Democratico, Marco Meloni, per il quale “il caso Ranucci è il simbolo di un sistema in cui chi informa è costretto a difendersi ogni giorno da intimidazioni, tentativi di censura e isolamento, se non addirittura a proteggersi da vere e proprie incursioni politiche che rendono sempre più difficile esercitare il diritto-dovere di informare”.

Questo episodio si inserisce in un contesto già teso per il conduttore di Report, che nell’ottobre del 2025 è stato vittima di un grave attentato intimidatorio, quando un ordigno ha distrutto la sua automobile. Un evento che ha suscitato la solidarietà unanime del mondo politico e dell’informazione, riaccendendo i riflettori sul delicato tema della libertà di stampa nel nostro Paese.

Di veritas

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