Una nuova, drammatica, ondata di suicidi scuote il sistema penitenziario italiano. Nel carcere Due Palazzi di Padova, due detenuti si sono tolti la vita nel giro di appena 36 ore, portando alla luce, ancora una volta, una realtà di sofferenza e disagio che affligge le carceri del Paese. Gli episodi hanno suscitato l’immediata reazione dei sindacati di polizia penitenziaria e delle associazioni che operano nel settore, denunciando una situazione ormai insostenibile.

La cronaca dei tragici eventi

Il primo a compiere l’estremo gesto, mercoledì 28 gennaio, è stato un detenuto di 74 anni, ergastolano, che si è impiccato nella sua cella. L’uomo era in attesa di essere trasferito in un altro istituto penitenziario, una decisione che, secondo i volontari del carcere, avrebbe interrotto un percorso di reinserimento in atto da anni. Appena 36 ore dopo, nella serata di giovedì 29 gennaio, un altro detenuto, un giovane di 33 anni, si è tolto la vita con le stesse modalità, impiccandosi nel bagno della sua cella. Questi due suicidi si inseriscono in una scia di morte che ha visto, solo nel mese di gennaio 2026, cinque detenuti togliersi la vita nelle carceri italiane.

Il grido d’allarme dei sindacati

A dare l’allarme è stato Gennarino De Fazio, Segretario Generale della Uilpa Polizia Penitenziaria, che ha parlato di una “strage di carcere e per carcere” che continua senza sosta. De Fazio ha evidenziato come il 2026 sia iniziato in tragica continuità con l’anno precedente, che si era chiuso con un bilancio drammatico: 78 suicidi tra i detenuti e 4 tra gli operatori. Il sindacalista ha puntato il dito contro le condizioni disumane in cui versano le carceri italiane, a partire dal sovraffollamento. Nel carcere di Padova, ad esempio, a fronte di una capienza di 432 posti, sono presenti 670 detenuti, con un tasso di affollamento del 155%. Una situazione che si riflette a livello nazionale, con quasi 64.000 reclusi per poco più di 46.000 posti disponibili.

A questa emergenza si aggiunge la cronica carenza di personale. A Padova mancherebbe il 30% degli agenti di polizia penitenziaria (310 presenti a fronte dei 445 necessari), mentre a livello nazionale la carenza stimata è di 20.000 unità. “Le carceri italiane sono strutture malsane, sovraffollate, disfunzionali e, di fatto, illegali”, ha dichiarato De Fazio, sottolineando come la disperazione generata dal sistema porti a gesti di autolesionismo e a violenze.

Un’emergenza strutturale e le richieste di intervento

Le associazioni che si occupano dei diritti dei detenuti, come Antigone, parlano di un’emergenza strutturale che non viene affrontata in modo adeguato dalle istituzioni. Il sovraffollamento, unito alla mancanza di personale e di percorsi di recupero efficaci, crea un mix esplosivo che mina la dignità umana e rende il carcere un luogo di sofferenza anziché di rieducazione, come previsto dalla Costituzione.

Di fronte a questa situazione, la Uilpa Polizia Penitenziaria chiede interventi urgenti e concreti. Tra le richieste:

  • Misure deflattive della densità detentiva per ridurre il sovraffollamento.
  • Potenziamento degli organici della Polizia Penitenziaria.
  • Ammodernamento e manutenzione delle strutture carcerarie.
  • Implementazione delle tecnologie per migliorare la sicurezza.
  • Garanzia di un’adeguata assistenza sanitaria, con particolare attenzione ai detenuti con problemi psichici.
  • Avvio di riforme strutturali del sistema penitenziario.

La situazione delle carceri italiane rappresenta una ferita aperta nel tessuto sociale del Paese. I continui suicidi sono il sintomo più evidente di un sistema al collasso, che necessita di interventi non più procrastinabili per garantire condizioni di vita dignitose a chi è recluso e a chi vi lavora.

Di veritas

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