Ancona – Si riapre una ferita profonda per la comunità marchigiana e per l’Italia intera. La Procura ha formalizzato le sue richieste nel processo di Appello per la strage di Corinaldo, chiedendo un ribaltamento totale della sentenza di primo grado. La richiesta è di condannare a “pene di giustizia” tutti e nove gli imputati per ogni reato contestato, inclusi l’omicidio colposo plurimo e il disastro colposo, definendo la precedente decisione dei giudici “illegittima e ingiusta”. La requisitoria dei pubblici ministeri Paolo Gubinelli e Valentina Bavai segna un punto di svolta nel percorso giudiziario che cerca di fare piena luce sulle responsabilità legate alla sicurezza della discoteca Lanterna Azzurra, dove la notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018 persero la vita cinque adolescenti e una mamma di 39 anni.

La Tragedia della Lanterna Azzurra: una Notte di Morte

Quella tragica notte, il locale era gremito di giovani in attesa dell’esibizione del trapper Sfera Ebbasta. Un gruppo di ragazzi, poi identificati come la “banda dello spray”, spruzzò una sostanza urticante al peperoncino per compiere furti di collanine. Il gesto scatenò il panico generalizzato: centinaia di persone cercarono disperatamente una via di fuga, accalcandosi verso un’uscita di sicurezza. La pressione della folla su una rampa esterna provocò il crollo di una balaustra, trascinando nel vuoto decine di ragazzi. Nel caos e nella calca, morirono per schiacciamento Asia Nasoni, Benedetta Vitali, Daniele Pongetti, Emma Fabini, Mattia Orlandi, e la 39enne Eleonora Girolimini, che aveva accompagnato la figlia al concerto.

Per questi fatti, un processo distinto ha già portato a condanne definitive per i membri della “banda dello spray”, ritenuti gli esecutori materiali della strage. Tuttavia, un secondo filone di inchiesta, quello ora giunto in appello, si è concentrato su un altro aspetto cruciale: le responsabilità di chi avrebbe dovuto garantire la sicurezza del locale.

Il Processo Bis: le falle nella Sicurezza e le Autorizzazioni

Il processo d’appello in corso ad Ancona non riguarda gli autori materiali, ma coloro che, secondo l’accusa, hanno permesso che la tragedia potesse accadere. Sotto accusa ci sono nove persone, tra cui i membri della commissione di pubblico spettacolo che rilasciò i permessi per l’apertura della discoteca, tecnici consulenti, e un socio della società che gestiva il locale. Le imputazioni sono gravissime: omicidio colposo plurimo, disastro colposo e una serie di reati di falso.

Secondo la Procura, la Lanterna Azzurra, formalmente un magazzino agricolo, presentava “enormi carenze e inadeguatezze” che erano ben note a chi firmò le autorizzazioni. Queste omissioni, secondo l’accusa, sono state la causa fondamentale della tragedia. “Confermare l’assoluzione sarebbe la scelta più facile e al tempo stesso la più sbagliata”, ha sottolineato il pm Gubinelli durante la requisitoria, ribadendo la necessità di riconoscere il nesso causale tra le mancate verifiche e le sei vite spezzate.

La Sentenza di Primo Grado e la Richiesta della Procura

Nel giugno del 2024, la sentenza di primo grado aveva scosso profondamente i familiari delle vittime, provocando rabbia e delusione. I nove imputati erano stati assolti dalle accuse più gravi di omicidio colposo plurimo e disastro colposo “perché il fatto non sussiste”, con la motivazione che non vi fosse un nesso diretto tra le loro omissioni e le morti, attribuite unicamente all’azione della banda dello spray. Erano state pronunciate solo condanne lievi, e con pena sospesa, per i reati di falso.

Ora, in appello, la Procura chiede di ribaltare completamente quel verdetto. L’accusa ha sollecitato non solo il riconoscimento della colpevolezza per tutti i reati, ma anche una pena più congrua per i falsi, chiedendo di “escludere le attenuanti generiche”. Una richiesta forte, che riaccende le speranze di giustizia dei familiari delle vittime, i quali nei giorni scorsi avevano lanciato un appello alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sentendosi “dimenticati” dallo Stato.

Le Prossime Tappe del Processo

Dopo la dura requisitoria dell’accusa, il processo è stato aggiornato. La prossima udienza è fissata per il 6 febbraio, quando prenderanno la parola gli avvocati delle parti civili per sostenere le richieste della Procura. A marzo sarà invece il turno delle arringhe difensive. La sentenza della Corte d’Appello di Ancona è attesa prima dell’estate, un momento cruciale che potrebbe riscrivere la storia giudiziaria di una delle più grandi tragedie della cronaca italiana recente.

Di veritas

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