L’AQUILA – Si è tenuto un capitolo cruciale nella delicata vicenda della cosiddetta “famiglia nel bosco”, la coppia di origine anglo-australiana composta da Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, la cui scelta di vita isolata in un casolare a Palmoli, in provincia di Chieti, ha portato alla sospensione della loro potestà genitoriale lo scorso novembre. La perizia psico-diagnostica, disposta dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila, ha avuto inizio con un primo colloquio che ha visto i coniugi confrontarsi con la consulente tecnica d’ufficio nominata dal Tribunale, la psichiatra Simona Ceccoli.
A margine dell’incontro, durato circa due ore e mezza e svoltosi alla presenza di due interpreti per superare le barriere linguistiche, sono emerse le prime valutazioni da parte del perito di parte della famiglia, il noto psicologo e neuropsichiatra Tonino Cantelmi. “Catherine e Nathan hanno avuto la possibilità di esprimersi, di essere ascoltati ed è emersa tutta l’impressionante ricchezza umana di questa coppia e di questa famiglia”, ha dichiarato Cantelmi, sottolineando un aspetto che va oltre le contestazioni legali e si addentra nella sfera personale e affettiva dei due genitori.
Una coppia unita da ideali comuni
Secondo il professor Cantelmi, i coniugi Trevallion costituiscono “una coppia unita, non conflittuale e, soprattutto, cementata da ideali comuni pregnanti e intensi”. Questa descrizione contrasta con l’immagine che potrebbe essersi creata a seguito del provvedimento del Tribunale, motivato da preoccupazioni relative alle condizioni di vita, igienico-sanitarie e di socializzazione dei tre figli minori della coppia, due gemelli di sei anni e una bambina di otto. I bambini, dal 20 novembre, sono stati collocati in una casa famiglia a Vasto, dove la madre Catherine ha potuto rimanere con loro, mentre il padre Nathan ha avuto possibilità di visita limitate.
La soddisfazione espressa da Cantelmi per l’esito del primo colloquio è tuttavia velata da una forte preoccupazione per le tempistiche del procedimento. “Sono molto soddisfatto”, ha proseguito, “ma preoccupato per i tempi, perché i tempi di una perizia sono lunghi e non si accordano con il dolore che è emerso anche oggi”. La dottoressa Ceccoli avrà infatti 120 giorni di tempo per depositare la sua relazione, un periodo che per una famiglia divisa può sembrare un’eternità.
Il ruolo dei servizi sociali e il richiamo della Garante per l’Infanzia
Un punto centrale sollevato dalla difesa e dal loro consulente riguarda l’operato dei servizi sociali. Cantelmi ha fatto esplicito riferimento a un recente documento della Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, intitolato “Il prelievo dei minori – facciamo il punto”. “Da questo documento si evince quanto i servizi sociali abbiano fallito il processo di mediazione”, ha affermato Cantelmi, definendo la sottrazione dei bambini “ormai incomprensibile”. Queste parole riecheggiano le critiche mosse dai legali della coppia, Marco Femminella e Danila Solinas, che hanno recentemente denunciato l’assistente sociale incaricata, Veruska D’Angelo, per un presunto atteggiamento “ostile” e “non imparziale”, chiedendone la revoca.
La vicenda ha acceso un ampio dibattito pubblico, tanto da spingere il presidente facente funzioni della Corte d’Appello dell’Aquila, Fabrizio Riga, a stigmatizzare gli “attacchi barbari” e le “minacce” rivolte ai magistrati coinvolti, criticando la tendenza a celebrare una “giustizia parallela” nei salotti televisivi.
Le aperture della famiglia e la speranza di un ricongiungimento
Nonostante il dolore per la separazione, Catherine e Nathan hanno mostrato segnali di apertura verso le richieste delle istituzioni. Durante il colloquio con la psichiatra Ceccoli, hanno confermato i progressi compiuti, tra cui l’introduzione di una maestra per colmare le lacune formative dei figli, precedentemente sottoposti a educazione parentale, e l’intenzione di completare il loro ciclo vaccinale. “Amiamo vivere a contatto con la natura, ma prima ancora ci sentiamo una famiglia. I nostri figli sono tutto”, hanno spiegato, esprimendo la sofferenza nel vedere i figli “arrabbiati e sofferenti per la separazione”.
La perizia dovrà ora valutare non solo il profilo psicologico dei genitori, ma anche le loro competenze genitoriali e le condizioni di sviluppo dei minori. L’esito di questa complessa valutazione sarà determinante per il futuro di una famiglia che, pur avendo scelto uno stile di vita non convenzionale, rivendica con forza il proprio diritto a rimanere unita, un sentimento condiviso da una parte della comunità locale che ha manifestato la propria solidarietà con una fiaccolata a Palmoli. La speranza di Catherine e Nathan è ora riposta nell’esito della perizia e nella possibilità che la “ricchezza umana” emersa durante il colloquio possa essere riconosciuta come il fondamento solido su cui ricostruire il loro futuro insieme ai propri figli.
