Un ponte di competenze tra Africa e Italia che si rafforza e si estende. Il Progetto Ghana, l’innovativa iniziativa di cooperazione internazionale promossa da Confindustria Alto Adriatico, valica i confini del Friuli Venezia Giulia per approdare in Lombardia. In questi giorni, un primo gruppo di una decina di lavoratori ghanesi con qualifiche specialistiche in elettromeccanica ha preso servizio presso la Belfor di Cardano al Campo, in provincia di Varese, azienda leader nel settore del trattamento dei rifiuti industriali. Questo nuovo capitolo segna l’evoluzione di un modello che si è dimostrato non solo efficace, ma anche replicabile, offrendo una soluzione strutturata e virtuosa al crescente fabbisogno di manodopera qualificata del tessuto produttivo italiano.
Le origini di un successo: formazione e collaborazione
Nato ufficialmente in Ghana nel 2024, il progetto ha ricevuto fin da subito un’attenzione di altissimo livello, con l’inaugurazione dell’Academy formativa alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. L’iniziativa si fonda su un’architettura complessa e coordinata che vede la collaborazione di diversi attori chiave. Al centro del sistema vi sono le scuole salesiane in Ghana, in particolare quelle di Accra e Sunyani, che curano la formazione professionale e tecnica dei candidati. A questo si affianca il ruolo cruciale di Umana S.p.A., che gestisce la selezione, il perfezionamento in Italia e l’accompagnamento dei lavoratori, garantendo un inserimento in somministrazione con piene tutele normative e retributive. Fondamentale è anche il contributo della Ghana Nationals Association e del VIS (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo), che supportano i percorsi di integrazione sociale, culturale e l’apprendimento della lingua italiana, certificato dall’Università per Stranieri di Siena.
Questo approccio integrato ha permesso, nel primo biennio di attività in Friuli Venezia Giulia, l’inserimento di circa 300 lavoratori specializzati in settori strategici. Profili come saldatori, carrellisti e montatori elettrici hanno trovato impiego in colossi industriali del calibro di Fincantieri, Cimolai, Marine Interiors e Veolia, dimostrando l’efficacia del percorso formativo nel rispondere alle esigenze specifiche delle aziende.
L’espansione nazionale: la Lombardia come nuovo orizzonte
L’arrivo dei primi lavoratori a Varese rappresenta, come sottolineato dal presidente di Confindustria Alto Adriatico, Michelangelo Agrusti, “l’evoluzione naturale di un modello che ha dimostrato la propria efficacia”. L’approdo in Lombardia, cuore pulsante dell’economia italiana, conferma la solidità e la trasferibilità del progetto. Giuseppe Del Col, vicedirettore generale di Confindustria Alto Adriatico, ha evidenziato come questa esperienza sia in grado di “rispondere in modo concreto al fabbisogno di competenze delle imprese e di accompagnare efficacemente l’inserimento dei lavoratori”.
Ma non si tratta di un episodio isolato. L’estensione a livello nazionale del Progetto Ghana è destinata a proseguire con determinazione per tutto il 2026. Sono già stati avviati nuovi percorsi formativi in Africa che, nel primo semestre dell’anno, porteranno all’ingresso di ulteriori lavoratori specializzati pronti a essere inseriti in aziende delle province di Mantova, Brescia e Udine. Questo piano di sviluppo testimonia la visione a lungo termine di un’iniziativa che va oltre la semplice risposta emergenziale, configurandosi come un canale di immigrazione legale, programmata e qualificata.
Un modello per il futuro del lavoro e dell’integrazione
Il Progetto Ghana si inserisce in un contesto economico e sociale complesso, dove la carenza di personale tecnico è diventata una condizione strutturale che rischia di frenare la competitività del Made in Italy. L’iniziativa offre una prospettiva differente, basata sulla valorizzazione delle competenze e sulla cooperazione internazionale. Si tratta di un esempio concreto di come sia possibile gestire i flussi migratori in modo vantaggioso sia per il Paese di accoglienza, che trova le professionalità di cui ha bisogno, sia per i lavoratori, che hanno l’opportunità di costruire un percorso professionale e di vita in un contesto di legalità e tutele.
Il presidente Agrusti ha definito il progetto “nel solco degli obiettivi del Piano Mattei”, sottolineando la sua coerenza con una strategia più ampia di partenariato con le nazioni africane. L’obiettivo non è solo reclutare manodopera, ma creare un circolo virtuoso di formazione e crescita, offrendo ai giovani ghanesi la possibilità di acquisire competenze spendibili sia in Italia sia, eventualmente, nel loro Paese d’origine, contribuendo così allo sviluppo locale.
