Una ferita profonda inferta al cuore della Campania, un territorio già martoriato da decenni di aggressioni ambientali. Alle prime luci dell’alba di oggi, una massiccia operazione condotta dai Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di Napoli ha scoperchiato l’ennesimo vaso di Pandora legato al traffico illecito di rifiuti. Coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Salerno, l’azione ha portato all’esecuzione di 12 provvedimenti cautelari personali, di cui 8 arresti domiciliari e 4 obblighi di dimora, nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti parte di una strutturata organizzazione criminale. L’accusa, pesantissima, è quella di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, gestione illecita e emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Circa 70 militari del Reparto Speciale dell’Arma e dei comandi provinciali di Napoli, Salerno e Caserta sono stati impiegati per smantellare una rete che, secondo gli inquirenti, gestiva lo smaltimento illegale di tonnellate di rifiuti speciali, trasformando aree agricole e paesaggisticamente pregiate in discariche a cielo aperto. Un’operazione che non solo mira a colpire i responsabili diretti, ma anche a lanciare un segnale forte contro un fenomeno, quello delle “ecomafie”, che continua a rappresentare una delle più gravi minacce per la salute pubblica e l’economia del territorio campano.

Le Indagini: Un Sistema Collaudato per Avvelenare la Terra

L’inchiesta, avviata nell’ottobre del 2023 dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico (N.O.E.) di Napoli, si è avvalsa di complesse attività investigative. Intercettazioni telefoniche e ambientali, video riprese, pedinamenti e meticolose acquisizioni documentali hanno permesso di ricostruire il modus operandi dell’organizzazione. Il meccanismo era tanto semplice quanto devastante: rifiuti speciali, pericolosi e non, venivano prelevati da impianti di trattamento e recupero situati nelle province di Napoli e Caserta. Si trattava principalmente di scarti provenienti dal trattamento di rifiuti industriali, rifiuti tessili e persino della frazione indifferenziata dei rifiuti solidi urbani.

Invece di seguire le costose e rigorose procedure di smaltimento previste dalla legge, l’organizzazione, avvalendosi di società di intermediazione compiacenti, trasportava e abbandonava i materiali in siti non autorizzati. Il tutto era mascherato da una classificazione fittizia dei rifiuti e dalla redazione di falsa documentazione di trasporto, che indicava siti di destinazione inesistenti o ignari della reale natura del carico. Questo sistema criminale consentiva di abbattere drasticamente i costi, generando un ingiusto profitto stimato in circa 530.000 euro, somma per cui è stato disposto il sequestro preventivo.

Le Tre Vie dello Smaltimento Illecito

L’attività criminale, come emerso dalle indagini, si articolava lungo tre direttrici principali, a dimostrazione della versatilità e della spregiudicatezza del gruppo:

  1. Conferimento fraudolento a impianti pubblici: Una parte dei rifiuti industriali veniva miscelata con altri materiali e conferita illecitamente all’impianto pubblico STIR di Battipaglia. Secondo gli investigatori, i vertici dell’impianto sarebbero vittime del sistema, tratti in inganno da false certificazioni prodotte da dipendenti infedeli delle ditte di trasporto.
  2. Abbandono in aree di pregio: Un’altra modalità prevedeva lo sversamento diretto dei rifiuti in terreni agricoli e aree di particolare valore naturalistico, alcune delle quali situate anche al di fuori della Campania.
  3. L’interramento nel Cilento: La pratica più allarmante consisteva nell’interramento dei rifiuti. Una delle principali destinazioni era un’area agricola nel comune di Roccadaspide (SA), ai confini del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Inquietante il dettaglio che i terreni utilizzati per l’interramento fossero adiacenti a un’azienda di allevamento di suini, con rischi incalcolabili per la catena alimentare.

La Procura di Salerno ha parlato di un’applicazione del cosiddetto “metodo casalese”, un riferimento diretto alle pratiche criminali che per anni hanno avvelenato le terre della provincia di Caserta, tristemente note come la “Terra dei Fuochi”.

I Sequestri e le Parole della Procura

Oltre alle misure cautelari personali, l’operazione ha portato al sequestro di due società, otto automezzi utilizzati per il trasporto illecito e l’area agricola a Roccadaspide, principale sito di smaltimento. Durante la conferenza stampa tenutasi presso la Procura della Repubblica di Salerno, il procuratore vicario Rocco Alfano ha definito l’attività criminale “molto pericolosa”, sottolineando come l’indagine abbia permesso di “porre un freno a questa attività criminale”. Ha inoltre evidenziato come il fenomeno del traffico di rifiuti sia una problematica di livello nazionale e internazionale, spesso caratterizzata anche da spedizioni illegali verso l’estero.

È fondamentale ricordare, come sottolineato dalla stessa Procura, che il provvedimento eseguito è una misura cautelare disposta in fase di indagini preliminari. I destinatari sono da considerarsi presunti innocenti fino a sentenza definitiva e l’eventuale colpevolezza dovrà essere accertata in sede di processo.

Di veritas

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