Roma – Un questionario online per “segnalare” i professori di sinistra che farebbero “propaganda” in classe. È questa l’iniziativa lanciata da Azione Studentesca, movimento giovanile legato a Fratelli d’Italia, che ha innescato una vera e propria bufera politica e mediatica, riportando al centro del dibattito il tema della libertà d’insegnamento e del clima ideologico nelle scuole italiane. Da Pordenone a Palermo, passando per Cuneo e Bergamo, manifesti con un QR Code sono comparsi sui muri di diversi istituti, invitando gli studenti a partecipare a un sondaggio per la creazione di un “report nazionale sullo stato delle scuole”. Una delle domande, però, ha fatto scattare l’allarme: «Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni? Descrivi uno dei casi più eclatanti».
La reazione del Ministero e la difesa di Frassinetti
Di fronte alle proteste veementi di sindacati, associazioni e partiti di opposizione, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha avviato degli accertamenti per fare luce sulla vicenda. La Sottosegretaria Paola Frassinetti (FdI) ha cercato di ridimensionare il caso, parlando di “un’iniziativa autonoma promossa da alcuni studenti”. Secondo la ricostruzione del Ministero, si tratterebbe di un “sondaggio anonimo”, motivo per cui non si potrebbe parlare tecnicamente di “schedatura” o “liste di proscrizione”. Frassinetti ha inoltre sottolineato come iniziative simili, sebbene di diverso orientamento politico, si siano già viste in passato, ribadendo che “la scuola deve rimanere un luogo di confronto libero, pluralista e rispettoso”.
L’opposizione insorge: “Metodi da regime”
Di tutt’altro avviso le forze di opposizione, che hanno condannato duramente l’iniziativa, evocando i periodi più bui della storia italiana. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha definito le “liste di proscrizione” incompatibili con una democrazia liberale e tipiche “dei regimi”, chiedendo un intervento diretto della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per far ritirare la campagna. Sulla stessa linea il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi Sinistra, che hanno annunciato interrogazioni parlamentari rivolte al Ministro Giuseppe Valditara. Anche Italia Viva, con la senatrice Daniela Sbrollini, ha presentato un’interrogazione urgente, parlando di un “fatto gravissimo e lesivo della dignità professionale dei docenti”. Francesco Boccia, capogruppo PD al Senato, ha accusato i giovani di FdI di utilizzare “metodi fascisti”.
A Pordenone, epicentro iniziale del caso, il Partito Democratico locale ha depositato una denuncia alla Procura della Repubblica.
La difesa di Azione Studentesca e Fratelli d’Italia
Azione Studentesca ha difeso la propria iniziativa, parlando di “totale malafede” da parte di chi grida alla schedatura. L’organizzazione sostiene che il questionario affronta molteplici aspetti della vita scolastica e che la domanda incriminata nasce dalla volontà di verificare se venga svolta propaganda politica durante le lezioni, distinguendo tra libertà di insegnamento e “libertà di indottrinare”. Anche il responsabile organizzativo di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, ha difeso l’operato degli studenti, affermando che non devono “farsi tappare la bocca dal Pd” e rivendicando il loro diritto a denunciare comportamenti ritenuti scorretti. Secondo Donzelli, chi denuncia la presunta schedatura sarebbe colpevole di voler esercitare una “violenta censura”.
La voce dei docenti e dei sindacati
L’iniziativa ha provocato un profondo malessere nel corpo docente. In un video diventato virale, il professor Giorgio Peloso Zantaforni ha ironicamente invitato a schedarlo, dichiarando il proprio nome e il proprio orientamento di sinistra. A Prato, 120 docenti di un liceo hanno scritto una lettera aperta al Ministro Valditara, affermando che “nel mondo alla rovescia capita che ci si debba difendere dall’accusa infamante di antifascismo”. I sindacati, come la Flc Cgil, hanno parlato di un “attacco all’autonomia e alla libertà della comunità educante”, chiedendo una netta presa di posizione da parte del Ministro Valditara. La Cgil di Pordenone ha definito la domanda “intimidatoria”, temendo una “delegittimazione del lavoro” educativo degli insegnanti.
Un clima di sospetto
Al di là delle responsabilità e delle interpretazioni, la vicenda ha acceso un faro su un clima di crescente polarizzazione che rischia di infiltrarsi nelle aule scolastiche. L’idea di una sorveglianza ideologica, seppur promossa da un’organizzazione studentesca, genera un’atmosfera di sospetto che mina alla base il rapporto di fiducia tra docenti e studenti, pilastro di ogni percorso educativo. Gli accertamenti del Ministero saranno cruciali per definire i contorni della vicenda e per riaffermare che la scuola deve essere un laboratorio di democrazia e pensiero critico, non un campo di battaglia ideologico.
