HULST (Paesi Bassi) – Il fango, il freddo e la gloria. Il campionato del mondo di ciclocross 2026 si apre sotto i migliori auspici per i colori azzurri. Nella spettacolare cornice della città-fortezza di Hulst, l’Italia ha conquistato una splendida e pesantissima medaglia d’argento nella prova inaugurale, il Team Relay. Una prestazione corale, emozionante e tatticamente perfetta, che ha visto il sestetto tricolore arrendersi soltanto alla corazzata dei Paesi Bassi, padrona di casa e grande favorita della vigilia. Un argento che brilla come l’oro, conquistato davanti ai rivali di sempre del Belgio, relegati sul terzo gradino del podio.
La cronaca di una gara mozzafiato
La staffetta mista, con la sua formula adrenalinica che vede alternarsi un atleta per ogni categoria (Junior, Under 23 ed Elite, sia maschili che femminili), ha regalato subito spettacolo. L’Italia, guidata dal Commissario Tecnico Daniele Pontoni, ha schierato una formazione che univa gioventù ed esperienza: Filippo Grigolini (Junior), Stefano Viezzi (Under 23), Sara Casasola (Elite Donne), Elisa Ferri (Under 23 Donne), Giorgia Pellizotti (Junior Donne) e Filippo Fontana (Elite Uomini).
La partenza è stata subito aggressiva, con Filippo Grigolini che ha lanciato gli azzurri nelle posizioni di testa. Giro dopo giro, l’Italia ha dimostrato una compattezza straordinaria, lottando spalla a spalla con Olanda e Belgio. È stata una sinfonia perfetta, in cui ogni atleta ha dato il massimo, interpretando al meglio la propria frazione. L’Italia ha anche assaporato il gusto dolce del primo posto, guidando la corsa per lunghi e importanti tratti, grazie alle eccellenti prove di Viezzi e Ferri che hanno costruito un margine significativo a metà gara. Il sogno della maglia iridata sembrava potersi concretizzare.
La svolta è arrivata nella penultima frazione, quando la fuoriclasse olandese Shirin van Anrooij (categoria Elite) è riuscita a recuperare e superare la nostra giovane junior Giorgia Pellizotti, creando quel gap decisivo. Nonostante la pressione, il gruppo azzurro non si è scomposto. Nell’ultima tornata, Filippo Fontana ha gestito con incredibile lucidità la posizione, difendendo con i denti un secondo posto preziosissimo dal ritorno del Belgio. Il traguardo è stato tagliato con un ritardo di soli 16 secondi dai vincitori olandesi, mentre il Belgio ha chiuso a 37 secondi.
Le voci dei protagonisti: orgoglio e consapevolezza
Al termine della gara, la soddisfazione nel clan azzurro era palpabile. Il Presidente della Federazione Ciclistica Italiana, Cordiano Dagnoni, ha espresso tutto il suo entusiasmo: “Questa è la prima medaglia del ciclismo italiano nel 2026 ed è arrivata subito, ai Mondiali di ciclocross, proprio nella gara d’esordio. Tornare sul podio mondiale a distanza di un anno, e farlo con una formazione diversa, è un segnale importante: conferma la qualità complessiva del nostro movimento e il valore del lavoro che il tecnico e tutto lo staff stanno portando avanti”.
Gli fa eco il Commissario Tecnico, Daniele Pontoni, l’artefice di questo gruppo coeso e competitivo, che con l’argento odierno festeggia la sua trentesima medaglia da quando è alla guida della nazionale: “Per un momento abbiamo anche accarezzato l’idea dell’oro, ma restiamo con il sorriso e soprattutto con la consapevolezza che i nostri atleti sono ormai stabilmente a livello mondiale, dentro l’élite. Siamo soddisfatti di quanto fatto finora, ma non abbiamo certo la pancia piena: c’è ancora tanto da fare”.
Un argento che proietta al futuro
Questo secondo posto consecutivo nel Team Relay iridato, dopo l’argento del 2025, non è un risultato casuale. È il frutto di una programmazione attenta, della crescita di un movimento che non si affida più solo a talenti isolati ma può contare su una base solida e profonda in tutte le categorie. La capacità di schierare una formazione così giovane e competitiva è il segnale più incoraggiante in vista non solo delle prossime gare individuali di questo Mondiale, ma per l’intero futuro della disciplina in Italia. Un argento che sa di vittoria e che lancia un messaggio chiaro: l’Italia del ciclocross c’è, è forte, e non ha paura di nessuno.
