Washington D.C. – Un red carpet senza giornalisti, ma affollato di volti noti della politica repubblicana. Si è presentata così, in un’atmosfera a dir poco controllata, la prima del documentario “Melania”, tenutasi ieri sera al prestigioso Kennedy Center. L’evento, che ha visto la partecipazione del Presidente Donald Trump al fianco della First Lady, ha deliberatamente escluso la stampa, alimentando un’aura di segretezza e controllo narrativo attorno a un progetto già carico di polemiche e aspettative economiche. Tra gli ospiti, numerosi ministri e parlamentari del GOP, inclusa la discussa capo della Homeland Security, arrivata in segreto per evitare i fotografi, a sottolineare il carattere quasi governativo dell’evento.

Un’Operazione da 40 Milioni di Dollari e il Ritorno di Brett Ratner

Il documentario, che esce oggi nelle sale statunitensi, rappresenta un notevole azzardo economico per Amazon, che ha investito ben 40 milioni di dollari per i diritti di distribuzione, una cifra record per un’opera di questo genere. A questa somma si aggiungono circa 35 milioni per marketing e promozione, portando l’investimento totale a 75 milioni. Buona parte del compenso iniziale è finito direttamente nelle tasche di Melania Trump, produttrice esecutiva del film. La regia è stata affidata a Brett Ratner, regista di successi come la serie “Rush Hour” ma figura controversa, al suo primo grande progetto dopo essere stato messo ai margini di Hollywood nel 2017 a seguito di molteplici accuse di molestie e cattiva condotta sessuale da parte di diverse donne. Una scelta, quella di Ratner, che ha aggiunto un ulteriore strato di polemiche a un’operazione già delicata.

Previsioni al Botteghino: Verso un Flop Teatrale?

Nonostante l’imponente investimento e il clamore mediatico, le previsioni per il weekend di apertura non sono rosee. Gli analisti stimano un incasso tra i 3 e i 5 milioni di dollari, una cifra che, se confermata, renderebbe quasi impossibile recuperare le spese attraverso la sola distribuzione in sala. I dati sulle prevendite, che si attestano a poco meno di 1 milione di dollari, sembrano confermare questa tendenza. Il risultato sarebbe in linea con documentari di nicchia rivolti a un pubblico politicamente orientato, come After Death della casa di produzione cristiana Angel Studios (5 milioni nel 2023) o Am I Racist? del commentatore conservatore Matt Walsh (4,5 milioni nel 2024).

Lo stesso Presidente Trump ha cercato di smorzare le aspettative, dichiarando: “Dopo il Covid è sempre così. Nelle sale è difficile, ma allo streaming sarà un’altra storia”. Una difesa preventiva che sposta il focus del successo dalla sala cinematografica alla piattaforma Prime Video di Amazon, dove il documentario approderà in un secondo momento. Il regista Brett Ratner ha fatto eco a questa linea, affermando che il successo del progetto non si misurerà dagli incassi teatrali.

L’America si Divide anche al Cinema

Un’analisi preliminare della vendita dei biglietti offre uno spaccato interessante della polarizzazione politica e culturale degli Stati Uniti. Le vendite risultano sostenute in aree tradizionalmente a maggioranza repubblicana, come Houston in Texas, Miami in Florida e la Orange County in California. Al contrario, nelle roccaforti democratiche, l’interesse appare minimo. Esemplare il caso di Los Angeles, dove alla prima all’AMC del centro commerciale The Grove risultavano venduti solo 15 posti su 132, e a New York, dove un cinema come l’Alamo Drafthouse aveva staccato appena due biglietti. A Boston, nel più grande cinema della città, le vendite iniziali erano nulle. Questo divario geografico suggerisce che il film sia percepito non tanto come un’opera cinematografica, quanto come un prodotto destinato a una specifica parte politica, incapace di attrarre un pubblico trasversale.

Il Contesto: Cinema Post-Pandemia e Strategie di Streaming

La dichiarazione di Trump sulla difficoltà delle sale nell’era post-pandemica tocca un punto reale. L’industria cinematografica sta ancora lottando per ritrovare i livelli di affluenza pre-Covid, con il pubblico che si è abituato a fruire dei contenuti sulle piattaforme streaming. In questo scenario, l’investimento di Amazon può essere interpretato in una duplice ottica. Da un lato, un tentativo di creare un “evento” cinematografico per poi capitalizzarlo sulla propria piattaforma, attirando e fidelizzando gli abbonati interessati a contenuti politici. Dall’altro, come suggerito da alcuni analisti, una mossa strategica per ingraziarsi l’amministrazione Trump, in un momento in cui i giganti tecnologici sono sotto la lente d’ingrandimento del regolatore. Indipendentemente dalle motivazioni, il destino di “Melania” sembra legato più alle dinamiche dello streaming e della politica che a quelle del tradizionale successo cinematografico.

Di atlante

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