LONDRA – Il 2025 sarà ricordato come un annus horribilis per l’industria automobilistica britannica. I dati, freddi e inappellabili, diffusi dalla Society of Motor Manufacturers and Traders (SMMT), l’associazione di categoria del settore, dipingono un quadro a tinte fosche: la produzione totale di veicoli è precipitata a sole 764.715 unità, segnando un crollo del 15,5% rispetto all’anno precedente. Si tratta del dato più basso registrato dal 1952, un ritorno indietro di oltre settant’anni che testimonia la profondità di una crisi sistemica.
Una “tempesta perfetta” di fattori avversi si è abbattuta sulle catene di montaggio del Regno Unito, mettendo in ginocchio uno dei pilastri storici della sua economia manifatturiera. “Il 2025 è stato l’anno più difficile in una generazione per la produzione automobilistica britannica”, ha dichiarato con toni gravi Mike Hawes, amministratore delegato della SMMT. Le cause di questo tracollo sono molteplici e interconnesse: dalle tensioni geopolitiche internazionali alle nuove frontiere della guerra digitale, fino alla sfida epocale della decarbonizzazione.
La Scure dei Dazi Transatlantici
Un colpo significativo è arrivato dalle politiche protezionistiche d’oltreoceano. L’imposizione di dazi da parte dell’amministrazione statunitense di Donald Trump ha gravato pesantemente sulle esportazioni, che rappresentano la quota maggioritaria della produzione britannica (il 77,5% del totale). Gli Stati Uniti costituiscono il secondo mercato di esportazione più importante per il Regno Unito, e l’incertezza legata alle tariffe ha causato un calo delle spedizioni verso gli USA del 18,3%. Questo ha reso le auto britanniche, specialmente quelle di marchi premium come Jaguar Land Rover, Bentley e Aston Martin, significativamente più costose per i consumatori americani, erodendo la competitività e costringendo i produttori a rivedere le proprie strategie commerciali in un mercato cruciale.
Il Blackout Digitale: Il Cyberattacco a Jaguar Land Rover
Come se non bastasse, a settembre 2025 l’industria ha subito un attacco diretto al cuore delle sue operazioni. Un massiccio cyberattacco ha colpito i sistemi di Jaguar Land Rover (JLR), il più grande produttore automobilistico del paese, costringendo l’azienda a un blocco quasi totale della produzione per oltre un mese. L’incidente, rivendicato da un gruppo di hacker, ha paralizzato gli impianti nei Midlands e nel Merseyside, causando perdite stimate in centinaia di milioni di sterline e mandando in tilt l’intera catena di fornitura. L’attacco ha messo a nudo la vulnerabilità delle moderne fabbriche iper-connesse, dove un’infiltrazione nei sistemi informatici può bloccare la produzione fisica con conseguenze economiche devastanti, evidenziando la necessità critica di investimenti in cyber-sicurezza industriale.
La Transizione Verde: Un Parto Difficile ma Necessario
Paradossalmente, anche il futuro del settore ha contribuito alle difficoltà del presente. La “ristrutturazione in corso mentre gli stabilimenti si orientano verso la transizione green”, come l’ha definita Hawes, rappresenta una sfida ingegneristica ed economica colossale. La riconversione delle linee produttive dai motori a combustione interna (ICE) ai veicoli elettrici (EV) richiede investimenti miliardari, riqualificazione della forza lavoro e la creazione di nuove catene di approvvigionamento, in particolare per le batterie. Sebbene questo processo sia fondamentale per la sopravvivenza a lungo termine, nel breve periodo ha causato rallentamenti e inefficienze operative.
Nonostante il calo generale, c’è un dato in controtendenza che offre un barlume di speranza: la produzione di veicoli elettrici a batteria (BEV), ibridi plug-in (PHEV) e ibridi (HEV) è aumentata dell’8,3%, raggiungendo una quota record del 41,7% dell’intera produzione. Questo dimostra che, pur tra mille difficoltà, la direzione intrapresa è quella giusta e che la domanda di mobilità sostenibile è in crescita.
Uno Sguardo al Futuro: Prospettive di Ripresa per il 2026
Malgrado un 2025 da dimenticare, la SMMT guarda al futuro con un cauto ottimismo. Le previsioni per il 2026 indicano una ripresa, con una stima di crescita della produzione di oltre il 10%, che dovrebbe portare il totale a circa 790.000 unità. L’obiettivo a medio termine è ancora più ambizioso: tornare a quota un milione di veicoli prodotti entro il 2027, a patto che le condizioni di mercato e gli investimenti supportino questa traiettoria.
A sostenere questa previsione contribuisce il lancio atteso di sette nuovi modelli di veicoli elettrici nel Regno Unito, che dovrebbero stimolare sia la produzione interna sia l’export. La chiave del successo, come sottolineato da Hawes, risiederà nella capacità di creare “le giuste condizioni di competitività per gli investimenti, costi energetici ridotti, l’assenza di nuove barriere commerciali e un mercato interno sano e sostenibile”. Il governo britannico è chiamato a giocare un ruolo cruciale nel sostenere questa ripartenza, trasformando le strategie industriali in azioni concrete.
