La Regione Puglia segna un punto di svolta nel panorama dei diritti dei lavoratori con la pubblicazione del suo primo avviso di gara che introduce una clausola vincolante sul salario minimo fissato a 9 euro l’ora. Questa iniziativa pionieristica, che riguarda l’appalto per i servizi di vigilanza armata, custodia e portierato per tutte le sedi dell’amministrazione regionale, rappresenta la prima applicazione concreta della legge regionale approvata all’unanimità dal Consiglio il 5 novembre 2024. Si tratta di un passo significativo che promette di ridefinire gli standard retributivi negli appalti pubblici, ponendo la Puglia all’avanguardia in Italia.
Un Appalto Strategico da 18,6 Milioni di Euro
Il bando, dal valore complessivo di 18,6 milioni di euro, non è solo una procedura amministrativa, ma un atto politico di grande rilevanza sociale. Come sottolineato dall’assessore regionale al Bilancio, Sebastiano Leo, e dall’assessora all’Ambiente, Debora Ciliento, questa misura garantisce ai lavoratori un “trattamento economico minimo inderogabile”. L’assessorato all’Ambiente è l’ente competente per la gara, che coprirà gli esercizi 2026 e 2027. La decisione di applicare immediatamente la legge è stata definita “una scelta dettata dalla nostra legge regionale, ma anche di buon senso”, specialmente considerando che i lavoratori di questo settore erano spesso “retribuiti con compensi di pochi euro l’ora”. In passato, infatti, si registravano paghe orarie di appena 3,60 euro, con stipendi mensili che si aggiravano tra i 500 e i 630 euro.
Il Percorso Giuridico e la Vittoria in Corte Costituzionale
L’introduzione del salario minimo negli appalti pugliesi non è stata priva di ostacoli. Dopo la sua approvazione, la legge regionale n. 30/2024 era stata impugnata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ne contestava la legittimità costituzionale. Il governo sosteneva che la norma ledesse il principio dell’autonomia della contrattazione collettiva e la potestà legislativa esclusiva dello Stato in materia di ordinamento civile e tutela del lavoro.
Tuttavia, nel dicembre del 2025, la Corte Costituzionale, con la sentenza n.188/2025, ha respinto il ricorso, dichiarando legittimo il provvedimento pugliese. La Consulta ha chiarito che la legge non impone un salario minimo generalizzato su tutto il territorio regionale, ma lo circoscrive specificamente agli appalti pubblici e alle concessioni affidate dalla Regione e dai suoi enti strumentali (aziende sanitarie, agenzie regionali, ecc.). I giudici hanno parlato di un “errore di prospettiva” da parte del governo, sottolineando come la norma rientri nell’ambito della competenza regionale in materia di organizzazione amministrativa e utilizzo delle risorse pubbliche, promuovendo al contempo una concorrenza basata sulla qualità e non sul ribasso del costo del lavoro.
Le Reazioni Politiche e le Prospettive Future
La pubblicazione del bando è stata accolta con grande soddisfazione da parte degli esponenti politici regionali. L’assessore Leo ha affermato che la Puglia è “probabilmente la prima Regione ad applicare già il salario minimo negli appalti regionali”. L’assessora Ciliento ha ribadito come “la tutela dei diritti dei lavoratori è fondamentale per la crescita di una società sana e sostenibile”. Stefano Minerva, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale, ha definito l’iniziativa non un fatto eccezionale, ma la “correzione di una stortura storica”, un segnale chiaro per ridare dignità al lavoro e contrastare i “salari da fame”.
Oltre all’introduzione del salario minimo, il bando prevede anche l’applicazione dei contratti collettivi rinnovati per i settori Multiservizi e Vigilanza, con l’obiettivo di garantire maggiore stabilità occupazionale e solidità economica agli operatori. L’affidamento avverrà tramite procedura aperta, con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Questa iniziativa pugliese potrebbe ora fungere da apripista per altre regioni e riaccendere il dibattito a livello nazionale sull’introduzione di una legge sul salario minimo, una questione da tempo al centro dell’agenda politica ma ancora irrisolta.
