LONDRA – In un contesto diplomatico di grande delicatezza, durante la sua cruciale visita di tre giorni in Cina, il Primo Ministro britannico Keir Starmer ha rilasciato dichiarazioni che segnalano una rara e misurata critica nei confronti degli Stati Uniti, storico alleato del Regno Unito. Interpellato dai giornalisti britannici al suo arrivo a Pechino, Starmer ha definito “ovviamente preoccupanti” le immagini relative a recenti episodi di violenza che hanno coinvolto agenti della polizia anti-immigrazione statunitense, nota come ICE (Immigration and Customs Enforcement).
Pur con la dovuta cautela diplomatica, affermando di non voler “commentare quanto accade in altri Paesi”, il premier laburista non si è sottratto a una domanda diretta sui fatti avvenuti a Minneapolis. “Penso che nessuno possa guardare le immagini di certi video e non dire che questo è ovviamente preoccupante”, ha dichiarato Starmer. Ha poi aggiunto, con un atteggiamento prudente: “Non posso affermare di aver visto tutte le indagini e tutti i dettagli, ma da quello che ho visto direi che c’è da essere preoccupati”.
Il Contesto della Visita in Cina
La visita di Starmer in Cina, la prima di un premier britannico dal 2018, si inserisce in un quadro geopolitico complesso. Accompagnato da una nutrita delegazione di circa 60 rappresentanti del mondo imprenditoriale e culturale britannico, l’obiettivo primario del viaggio è quello di ricostruire i ponti con Pechino e rinvigorire le relazioni economiche e commerciali. Starmer cerca un approccio “pragmatico” e “coerente” con la Cina, discostandosi dalle oscillazioni della precedente amministrazione conservatrice, che definiva i rapporti con il gigante asiatico passando da una “golden age a un’era glaciale”.
Tuttavia, il viaggio è politicamente sensibile a causa delle preoccupazioni legate alla sicurezza nazionale e alla situazione dei diritti umani in Cina, come il trattamento della minoranza uigura e la repressione a Hong Kong. Le parole di Starmer sugli eventi statunitensi, pronunciate proprio in questo contesto, assumono un peso specifico, quasi a voler bilanciare le pressioni interne ed esterne e a riaffermare una linea di politica estera autonoma.
Le Tensioni negli Stati Uniti e il Ruolo dell’ICE
Le dichiarazioni del premier britannico fanno riferimento a un clima di forte tensione negli Stati Uniti, in particolare in città come Minneapolis, riesploso a seguito di violenti interventi da parte di agenzie federali. L’ICE, in particolare, è da tempo al centro di controversie per i suoi metodi, specialmente durante le operazioni di arresto ed espulsione di immigrati irregolari. Sotto la presidenza di Donald Trump, l’agenzia ha visto un’intensificazione delle sue attività e un aumento dei poteri, spesso criticati per l’uso della forza e per politiche controverse come la separazione delle famiglie al confine.
Recentemente, la città di Minneapolis è stata teatro di nuovi disordini e proteste, innescati dall’uccisione di due persone, Renee Good e Alex Pretti, in due distinti episodi che hanno visto coinvolti agenti federali dell’ICE e della Border Patrol. Questi eventi hanno riacceso il dibattito sulla brutalità della polizia e sulle politiche migratorie, attirando l’attenzione internazionale.
La “Relazione Speciale” a un Bivio?
La “relazione speciale” tra Regno Unito e Stati Uniti è da decenni una pietra angolare della politica estera di entrambi i Paesi, basata su legami storici, culturali, economici e di intelligence condivisa. Tuttavia, questa alleanza ha attraversato momenti di fibrillazione, come dimostrano le recenti tensioni legate alle dichiarazioni di Donald Trump sul ruolo degli alleati NATO in Afghanistan o sull’accordo tra Regno Unito e Mauritius per le isole Chagos. La critica di Starmer, seppur velata, si aggiunge a questi segnali, indicando una possibile, per quanto lieve, ricalibratura dei rapporti.
L’intervento del premier laburista, specializzato in diritti umani prima della sua carriera politica, riflette una sensibilità particolare a questi temi. La sua presa di posizione, per quanto cauta, potrebbe essere interpretata come un segnale che, anche all’interno della più stretta delle alleanze, vi sono linee rosse che non possono essere ignorate, specialmente quando si tratta di diritti fondamentali e uso della forza.
