Niscemi, provincia di Caltanissetta – Una situazione di gravissima emergenza sta colpendo la città di Niscemi, dove un imponente movimento franoso, definito dalla Protezione Civile siciliana “senza precedenti” per la regione, minaccia il centro abitato, ha costretto all’evacuazione di massa e rischia di isolare completamente la comunità. Il fronte della frana si estende per circa quattro chilometri, causando cedimenti verticali che in alcuni punti hanno raggiunto i 55 metri e mettendo a serio rischio crollo le abitazioni situate fino a 70 metri dal ciglio del dirupo.

Evacuazione di massa e gestione dell’emergenza

La risposta all’emergenza è stata immediata ma complessa. Circa 1500 residenti, corrispondenti a oltre 300 famiglie, sono stati costretti ad abbandonare le proprie abitazioni nei quartieri Sante Croci, Trappeto e via Popolo. Molti hanno trovato rifugio presso parenti e amici, mentre per altri è stato allestito un centro di accoglienza temporaneo nel palazzetto dello sport “Pio La Torre”. Il sindaco di Niscemi, Massimiliano Conti, sta coordinando il centro operativo comunale (COC) in stretto contatto con la Protezione Civile nazionale e regionale e la prefettura di Caltanissetta, definendo l’evento “drammatico” e in continua evoluzione. “Abbiamo un fronte della frana di almeno quattro chilometri, sempre più ampio”, ha dichiarato Conti, sottolineando la necessità di istituire una “zona rossa” da cui le famiglie non potranno fare ritorno.

Le operazioni di monitoraggio sono incessanti: droni sorvolano costantemente l’area per mappare l’evoluzione del dissesto, mentre i Vigili del Fuoco hanno effettuato sopralluoghi anche con elicotteri. La “zona rossa” di sicurezza, inizialmente fissata a 100 metri dal fronte franoso, è stata successivamente ampliata a 150 metri, a testimonianza della continua progressione del fenomeno.

Viabilità compromessa e isolamento

L’impatto sulla viabilità è devastante. Due delle principali arterie di accesso alla città, le strade provinciali SP10 e SP12, sono state chiuse al traffico, bloccando di fatto i collegamenti con la strategica statale Gela-Catania. L’unica via di collegamento attualmente praticabile resta la strada provinciale 11, una situazione che, secondo il presidente del libero consorzio nisseno Walter Tesauro, richiede lo studio urgente di percorsi alternativi. Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha sottolineato la necessità di trovare “soluzioni immediate per l’accesso alla viabilità”.

La chiusura delle strade non solo isola la città ma complica anche le operazioni di soccorso e l’assistenza alla popolazione. Le scuole sono state chiuse e si sta lavorando per garantire la continuità didattica per gli studenti degli istituti inagibili.

Le cause geologiche e un disastro annunciato

Dal punto di vista geologico, si tratta di una “frana a scorrimento”, un fenomeno complesso che non si arresta con la fine delle precipitazioni. La causa risiede nella specifica stratigrafia del terreno: strati superficiali porosi di depositi alluvionali e sabbie poggiano su un substrato di argille marnose, molto meno permeabili. Le intense piogge, aggravate dal recente ciclone “Harry”, hanno saturato i terreni, creando una superficie di scivolamento sullo strato argilloso che ha innescato il movimento.

Tuttavia, non si tratta di un evento inaspettato. L’area era già classificata dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) con un livello di pericolosità molto elevata (P4) e un rischio per gli edifici classificato come elevato-molto elevato (R3-R4). Inoltre, la frana attuale si sovrappone in parte a un grande evento franoso che colpì la stessa zona nell’ottobre del 1997, riattivando un dissesto già noto.

La risposta delle istituzioni e le prospettive future

Le istituzioni a tutti i livelli si sono mobilitate. Il governo regionale ha avviato l’iter per la dichiarazione dello stato di calamità naturale. Il capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, ha confermato la complessità del dissesto, parlando della necessità di un piano di “delocalizzazione definitiva” per i residenti delle aree più a rischio. Anche il ministro per la Protezione Civile, Nello Musumeci, ha confermato che l’area rossa è “destinata ad allargarsi” e ha annunciato misure di sostegno per la popolazione, come la sospensione delle rate dei mutui.

Il presidente Schifani ha assicurato l’impegno della Regione per trovare soluzioni abitative, sia in alloggi esistenti che in nuove costruzioni, e per fornire supporto psicologico e sanitario alla comunità ferita. Nel frattempo, emerge una polemica sui fondi del PNRR: dei 99 milioni di euro destinati alla lotta contro il dissesto idrogeologico in Sicilia, nessun progetto era stato presentato per Niscemi.

La paura tra gli sfollati è palpabile. “Abbiamo paura per noi e per le nostre case”, racconta un cittadino, esprimendo l’incertezza che attanaglia centinaia di famiglie. La comunità di Niscemi, già segnata in passato dalla fragilità del suo territorio, si trova ora ad affrontare una delle prove più dure della sua storia, con un futuro incerto e la necessità di ripensare la propria sicurezza e il proprio sviluppo.

Di veritas

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