Roma – La Commissione Giustizia del Senato ha dato il via libera, con il voto favorevole della sola maggioranza di centrodestra, all’adozione del testo base del disegno di legge sulla violenza sessuale proposto dalla senatrice della Lega e presidente della stessa commissione, Giulia Bongiorno. La nuova formulazione, che modifica sostanzialmente il testo approvato all’unanimità alla Camera dei Deputati nel novembre scorso, ha immediatamente innescato un’aspra polemica politica e sollevato le critiche delle opposizioni e di numerose associazioni per i diritti delle donne.
Dal “Consenso” alla “Volontà Contraria”: una modifica sostanziale
Il cuore della controversia risiede nella riscrittura dell’articolo 609-bis del codice penale. Il testo che aveva ottenuto il consenso unanime a Montecitorio, frutto di un accordo tra maggioranza e opposizione che aveva visto un dialogo diretto tra la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, introduceva per la prima volta nel codice penale il concetto di “consenso libero e attuale”. La sua assenza avrebbe definito il reato di violenza sessuale. La proposta Bongiorno, invece, ribalta questo paradigma, incentrando la fattispecie sulla “volontà contraria” della persona a compiere o subire atti sessuali.
Secondo il nuovo testo, “chiunque, contro la volontà di una persona, compie nei confronti della stessa atti sessuali ovvero la induce a compiere o subire i medesimi atti è punito”. Si specifica inoltre che tale volontà contraria “deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso” e che l’atto è da considerarsi contrario alla volontà anche “quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso”. Quest’ultima specificazione, secondo la relatrice, includerebbe anche i casi di cosiddetto “freezing”, ovvero la paralisi da paura che può impedire alla vittima di reagire.
Inasprimento delle Pene: la novità della seconda versione
Un altro elemento centrale della nuova proposta è un significativo aumento delle sanzioni. Nella versione finale presentata e approvata in commissione, le pene sono state ulteriormente inasprite rispetto a una prima bozza. Nello specifico, il ddl prevede:
- La reclusione da 7 a 13 anni per atti sessuali compiuti con violenza, minaccia o abuso di autorità (nella prima versione Bongiorno le pene erano da 6 a 12 anni).
- La reclusione da 6 a 12 anni per atti sessuali compiuti contro la volontà della vittima (nella prima versione le pene erano da 4 a 10 anni).
Questo inasprimento, secondo la maggioranza, rappresenta un passo avanti nella tutela delle vittime. La senatrice Bongiorno ha difeso il suo testo affermando che “il patto era per mettere al centro di questa legge la volontà della donna, patto stra-rispettato” e che la nuova formulazione, unita all’aumento delle pene e alla “presunzione a favore della donna nei casi di freezing”, costituisca un miglioramento rispetto alla versione della Camera.
La Reazione delle Opposizioni e della Società Civile
Di tutt’altro avviso sono le forze di opposizione (Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Italia Viva e Alleanza Verdi e Sinistra), che hanno votato compattamente contro il testo. L’accusa principale è quella di aver tradito l’accordo bipartisan raggiunto a Montecitorio, compiendo un “grave passo indietro” nella tutela delle donne. Secondo i critici, spostare il focus dal consenso al dissenso significa invertire l’onere della prova, costringendo la vittima a dimostrare di essersi opposta, anziché richiedere all’accusato di essersi assicurato il consenso. “Si è ribaltato il tavolo,” ha dichiarato la senatrice PD Valeria Valente, sottolineando come il nuovo testo sia “inaccettabile”.
La protesta ha trovato eco anche al di fuori del Parlamento. Diverse associazioni femministe e centri antiviolenza hanno manifestato davanti a Palazzo Madama, definendo il disegno di legge “un attacco ai diritti delle donne che spazza via decenni di lotte del movimento femminista”. Il timore è che la nuova norma possa alimentare la vittimizzazione secondaria nei tribunali, riportando l’orologio indietro a un’epoca in cui alle vittime veniva implicitamente chiesto “perché non ti sei opposta?”.
L’Iter Parlamentare Prosegue in Salita
Con l’adozione del testo Bongiorno in Commissione Giustizia, si apre ora una nuova fase dell’iter parlamentare. Le opposizioni hanno già annunciato battaglia in aula e la richiesta di un nuovo ciclo di audizioni, per approfondire le implicazioni di una modifica legislativa così controversa. Il voto finale del Senato, e il successivo, necessario, ritorno alla Camera per la seconda lettura, si preannunciano tutt’altro che scontati. La spaccatura netta tra maggioranza e opposizione su un tema così delicato segna la fine di un consenso che, solo pochi mesi fa, sembrava un punto fermo nella lotta alla violenza di genere nel nostro Paese.
