Un nuovo scandalo scuote le fondamenta politiche di Panama. L’ex vicepresidente della Repubblica, José Gabriel Carrizo Jaén, è stato arrestato al suo arrivo all’Aeroporto Internazionale di Tocumen. L’arresto è avvenuto in esecuzione di un ordine di cattura emesso il 26 gennaio 2026 dalla Procura Anticorruzione, che lo indaga per la presunta commissione di reati contro la pubblica amministrazione, specificamente per arricchimento ingiustificato. Carrizo, che ha ricoperto la carica dal 2019 al 2024 sotto la presidenza di Laurentino Cortizo, si trovava in Guatemala, dove secondo alcune fonti stava cercando di ottenere l’immunità diplomatica attraverso la giuramentazione come deputato del Parlamento Centroamericano (Parlacen).
Le accuse e il contesto dell’indagine
L’indagine a carico di Carrizo si concentra su un presunto incremento patrimoniale non giustificato durante il suo mandato. Secondo il Codice Penale panamense, il reato di arricchimento ingiustificato si configura quando un funzionario pubblico non è in grado di dimostrare la provenienza lecita di un aumento considerevole del proprio patrimonio. Le pene previste variano dai 5 ai 10 anni di prigione, oltre a sanzioni pecuniarie e all’interdizione dai pubblici uffici. Già nel novembre del 2025, la Contraloría General de la República (l’equivalente della Corte dei Conti) aveva ordinato il sequestro di conti bancari e beni immobili legati a Carrizo per un valore di circa 1,3 milioni di dollari. Tra i beni sequestrati figurano conti in diversi istituti bancari e alcuni veicoli.
Questa azione giudiziaria si inserisce in un più ampio sforzo delle autorità panamensi di contrastare la corruzione e promuovere la trasparenza, in risposta a una forte domanda da parte dell’opinione pubblica. L’indagine su Carrizo è solo l’ultima di una serie di inchieste che hanno coinvolto figure di spicco della politica nazionale, segnalando un clima di maggiore attenzione sulla gestione dei fondi pubblici.
Il rientro e l’arresto
La notizia dell’ordine di cattura ha raggiunto Carrizo mentre si trovava all’estero. In un video pubblicato sui suoi canali social, l’ex vicepresidente aveva annunciato l’intenzione di rientrare a Panama per “dare la faccia” e affrontare la giustizia, dichiarandosi vittima di una “persecuzione politica”. Carrizo ha sostenuto di aver programmato il suo viaggio in Guatemala per la giuramentazione al Parlacen prima di essere a conoscenza del mandato d’arresto. Nonostante ciò, ha deciso di non procedere con la giuramentazione e di prendere il primo volo per Panama.
Al suo arrivo, ad attenderlo c’erano gli agenti della Direzione di Investigazione Giudiziaria (DIJ) che lo hanno preso in custodia. Ammenettato e scortato, Carrizo ha ribadito ai media presenti la sua innocenza. La sua difesa legale ha sottolineato la volontarietà del suo rientro come prova dell’assenza di un pericolo di fuga. L’ex vicepresidente dovrà ora affrontare un’udienza in cui un giudice dovrà convalidare l’arresto e decidere sulle eventuali misure cautelari.
Implicazioni politiche e futuro del caso
L’arresto di una figura politica del calibro di José Gabriel Carrizo, che è stato anche candidato presidenziale per il Partito Rivoluzionario Democratico (PRD) alle elezioni del 2024, è destinato ad avere significative ripercussioni sul panorama politico di Panama. Il caso solleva interrogativi sulla corruzione percepita nel paese e sulla capacità del sistema giudiziario di agire in modo indipendente. Esponenti del suo partito, pur non opponendosi alle indagini, hanno richiesto il rispetto del giusto processo.
La vicenda giudiziaria è ancora nelle sue fasi iniziali. La Procura dovrà presentare prove sufficienti a sostenere l’accusa di arricchimento ingiustificato, mentre la difesa di Carrizo avrà modo di presentare le proprie argomentazioni, inclusa un’auditoria forense che, a loro dire, dimostrerebbe l’assenza di illeciti. Il processo sarà un banco di prova cruciale per la trasparenza e lo stato di diritto a Panama.
