Roma – In occasione del Giorno della Memoria, che commemora la liberazione del campo di concentramento di Auschwitz avvenuta il 27 gennaio 1945, la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha rilasciato una dichiarazione di forte impatto, segnando una netta presa di posizione sulle responsabilità storiche del nostro Paese. Con parole inequivocabili, la premier ha condannato “la complicità del regime fascista nelle persecuzioni, nei rastrellamenti, nelle deportazioni”, definendo tale periodo “una pagina buia della storia italiana, sigillata dall’ignominia delle leggi razziali del 1938”.
La dichiarazione, diffusa in una giornata carica di significato e riflessione, ha posto l’accento sulla necessità di non dimenticare l’abisso della Shoah, descritta come “la più grande macchina di morte concepita nella storia dell’umanità”. La premier ha sottolineato come l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz abbia rivelato al mondo intero la ferocia e la sistematicità di un “disegno diabolico” volto a cancellare il popolo ebraico dall’Europa.
Il ricordo delle vittime e l’omaggio ai Giusti
Al centro del messaggio della Presidente Meloni vi è il dovere di “ricordare i nomi e i cognomi delle vittime” e di rinnovare la memoria di quegli eventi, anche attraverso le preziose testimonianze dei sopravvissuti e dei loro discendenti. Un pensiero speciale è stato rivolto ai Giusti tra le Nazioni, coloro che, come ha ricordato la premier, “non esitarono a mettere a rischio la loro vita per opporsi al disegno nazista e salvare vite innocenti”. L’onorificenza di “Giusto tra le nazioni”, conferita dallo Yad Vashem, l’Ente nazionale per la Memoria della Shoah di Israele, riconosce i non-ebrei che hanno agito eroicamente per salvare anche un solo ebreo dalla Shoah. L’Italia conta oltre 700 Giusti riconosciuti, testimonianza di un coraggio civile che si oppose alla barbarie.
Le leggi razziali del 1938: una ferita nella storia d’Italia
La condanna delle leggi razziali fasciste, definite una “ignominia”, rappresenta un punto cruciale della dichiarazione. Emanate a partire dal 1938, queste leggi esclusero i cittadini ebrei dalla vita pubblica, dalle scuole, dalle professioni e dall’esercito, privandoli dei diritti fondamentali. I provvedimenti, annunciati da Benito Mussolini a Trieste, rappresentarono il primo passo verso la persecuzione sistematica che culminò con le deportazioni nei campi di sterminio, attuate con la collaborazione attiva delle autorità della Repubblica Sociale Italiana dopo il 1943.
Queste leggi non furono un evento improvviso, ma il culmine di una campagna di propaganda antisemita e razzista. La legislazione antiebraica del fascismo si basava su una concezione biologica della razza, come esplicitato nel “Manifesto degli scienziati razzisti”, e portò a una serie di divieti che colpirono ogni aspetto della vita della comunità ebraica italiana.
L’antisemitismo oggi: un “morbo” da combattere
La Presidente Meloni ha anche lanciato un monito sull’attualità, affermando che “l’antisemitismo non è stato ancora definitivamente sconfitto”. Descritto come un “morbo che è tornato a diffondersi, con forme nuove e virulente”, l’antisemitismo contemporaneo rappresenta una minaccia ai principi di libertà e rispetto che fondano la coesione sociale. La premier ha ribadito l’impegno del governo a “prevenire e combattere ogni declinazione di questa piaga”.
Anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenendo alla cerimonia al Quirinale, ha sottolineato la necessità di un’azione rigorosa da parte di tutta l’Unione Europea contro il razzismo e l’antisemitismo, definiti “indice di alta pericolosità”.
Un impegno collettivo per la Memoria
Il Giorno della Memoria, istituito in Italia con la legge n. 211 del 2000, non è solo una ricorrenza, ma un impegno attivo a ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione e la deportazione. È un’occasione per onorare la memoria di milioni di vittime innocenti – non solo ebrei, ma anche rom, sinti, omosessuali, oppositori politici – e per riflettere sulle responsabilità individuali e collettive che portarono a tale orrore. Come ha ricordato lo storico Simon Levis Sullam, “la memoria va costantemente attualizzata”, ponendoci domande sull’oggi a partire dal passato, senza però schiacciare il presente su di esso. Ricordare il 27 gennaio significa, dunque, tenere insieme storia e responsabilità, per un futuro in cui l’orrore della Shoah non possa mai più ripetersi.
