Francoforte – Un segnale di cauta ripresa, ma con il freno a mano tirato. A più di un anno e mezzo dall’inizio del ciclo di allentamento monetario da parte della Banca Centrale Europea, la crescita del credito al settore privato nell’Eurozona mostra segnali di vita, ma a un ritmo decisamente più blando rispetto alle aspettative e ai precedenti cicli economici. Un recente approfondimento pubblicato sul blog ufficiale della BCE, a cura delle economiste Paola Di Casola, Caterina Mendicino, Giulio Nicoletti e Ana Skobla, getta luce su questa anomalia, analizzando le cause di una ripartenza che stenta a ingranare la marcia.
Secondo l’analisi, sebbene il credito sia in graduale ripresa da quando la BCE ha iniziato a tagliare i tassi nel giugno 2024, rimane ancora al di sotto del suo trend di lungo periodo. Questo “gap” indica che, date le attuali condizioni macroeconomiche, la ripresa sta procedendo più lentamente rispetto agli episodi passati di politica monetaria accomodante. La crescita del credito al settore privato non finanziario, pur positiva, è solo leggermente superiore ai rimbalzi osservati dopo le grandi crisi finanziarie e del debito sovrano.
I fattori che frenano la ripresa: un mix complesso
Ma quali sono le cause di questa lentezza? Gli autori dell’articolo identificano una serie di venti contrari, sia di natura ciclica che strutturale, che stanno ostacolando una più robusta trasmissione della politica monetaria all’economia reale.
- Crescita economica debole: L’Eurozona sta attraversando una fase di crescita anemica, con alcuni dei suoi motori principali, come Germania e Italia, che mostrano segnali di stagnazione. Questa debolezza generale si traduce in una minore domanda di investimenti da parte delle imprese e in una maggiore cautela da parte delle famiglie, frenando così la richiesta di nuovi finanziamenti.
- Incertezza geopolitica e commerciale: Le tensioni internazionali, l’incertezza legata ai dazi e la frammentazione geoeconomica generano un clima di cautela che spinge le imprese a posticipare gli investimenti e le famiglie a incrementare il risparmio. Questo scenario di rischio smorza l’efficacia degli stimoli monetari.
- Cambiamenti strutturali: L’analisi della BCE mette in evidenza anche fattori di lungo periodo. I cambiamenti demografici, con una popolazione che invecchia, e il passaggio dei consumi da beni a servizi, modificano le necessità di finanziamento dell’economia. Le imprese del settore dei servizi, ad esempio, hanno generalmente una minore intensità di capitale rispetto a quelle manifatturiere.
- Domanda interna debole: Nonostante un aumento del reddito disponibile, le famiglie europee mostrano una propensione al risparmio elevata, dettata dall’incertezza. Questo si traduce in una frenata dei consumi, che a sua volta riduce la necessità per le imprese di espandere la produzione e, di conseguenza, di richiedere credito.
La domanda e l’offerta di credito: segnali contrastanti
Se da un lato la domanda di prestiti da parte delle imprese ha mostrato per la prima volta segnali di aumento dalla fine del 2022, spinta dalla necessità di finanziare investimenti fissi e capitale circolante, e dal livello più basso dei tassi di interesse, dall’altro lato il quadro generale rimane complesso. Le indagini sul credito bancario della Banca d’Italia indicano un lieve allentamento dei criteri di offerta per i prestiti alle imprese, principalmente a causa della maggiore concorrenza tra gli istituti. Tuttavia, tutte le principali fonti di finanziamento esterno per le aziende, inclusi prestiti bancari e non, capitale azionario e credito commerciale, restano deboli se confrontate con i dati storici.
Per le famiglie, la domanda di mutui per l’acquisto di abitazioni ha registrato un marcato incremento, mentre quella per il credito al consumo è cresciuta più moderatamente. Ciononostante, i tassi di interesse sui nuovi mutui, sebbene in calo rispetto ai picchi, rimangono su livelli che possono scoraggiare una parte della potenziale domanda.
Prospettive future: un percorso incerto ma in graduale miglioramento
Guardando al futuro, gli autori del blog della BCE mantengono un tono di cauta fiducia. Il “gap” del credito è destinato a ridursi gradualmente, man mano che gli effetti completi dell’allentamento monetario si manifesteranno nell’economia. L’adattamento del sistema finanziario e degli attori economici ai nuovi modelli di consumo e investimento, unito a una possibile diminuzione dell’incertezza, dovrebbe favorire la ripresa.
Tuttavia, il percorso rimane incerto. Per questo motivo, gli economisti della BCE sottolineano l’importanza di un “attento monitoraggio” dei fattori che influenzano le dinamiche del credito. Il ruolo del credito bancario, infatti, rimane centrale per sostenere gli investimenti, l’attività economica e, in ultima analisi, la crescita dell’intera Eurozona. La capacità delle banche di finanziare l’economia reale sarà un termometro fondamentale per misurare la salute e la resilienza dell’Unione Monetaria nei mesi a venire.
