Dalle profondità umide e silenziose di una grotta calcarea in Indonesia emerge una scoperta che scuote le fondamenta della storia dell’arte e dell’evoluzione umana. Un team internazionale di ricercatori ha datato quella che è oggi considerata la pittura rupestre più antica del mondo: il contorno di una mano, impresso sulla roccia ben 67.800 anni fa. Questo ritrovamento, avvenuto nella grotta di Liang Metanduno sull’isola di Muna, al largo della costa sud-orientale di Sulawesi, non solo sposta indietro le lancette del tempo per la nascita del pensiero simbolico, ma sposta anche il baricentro geografico di questo cruciale sviluppo umano dall’Europa al Sud-Est asiatico.

Una “Mano ad Artiglio” che Parla dal Pleistocene

L’opera d’arte preistorica consiste in uno “stencil”, una sagoma ottenuta soffiando del pigmento, probabilmente ocra rossa, attorno a una mano appoggiata sulla parete della grotta. Ciò che rende questa rappresentazione ancora più affascinante è la sua unicità: non è una semplice impronta. I ricercatori, guidati dal professor Maxime Aubert della Griffith University in Australia, hanno notato che le dita sono state deliberatamente elaborate per apparire più sottili e allungate, conferendo all’immagine l’aspetto di una “mano ad artiglio”. Questo dettaglio suggerisce un’intenzionalità che va oltre la mera rappresentazione, aprendo un ventaglio di ipotesi sul suo significato culturale e simbolico.

Adam Brumm, co-autore dello studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature, ipotizza che questa alterazione possa simboleggiare una stretta connessione tra il mondo umano e quello animale, un tema ricorrente nell’arte primitiva di Sulawesi, dove sono già state trovate figure teriantropiche, ovvero esseri in parte umani e in parte animali. Sebbene il significato esatto rimanga avvolto nel mistero del tempo, è evidente che ci troviamo di fronte a una manifestazione complessa del pensiero simbolico dei primi Homo sapiens che abitarono la regione.

La Scienza Dietro la Datazione: l’Orologio dell’Uranio

Come si può stabilire con tale precisione l’età di un pigmento depositato su una roccia quasi 70.000 anni fa? La risposta risiede in una sofisticata tecnica di analisi geochimica. Dal mio background in fisica, posso apprezzare la brillantezza di questo metodo. Il team di ricerca non ha datato direttamente il pigmento, operazione spesso impossibile con materiali inorganici come l’ocra, ma ha analizzato i microscopici depositi minerali di calcite (noti come “popcorn di grotta”) che si sono formati nel corso dei millenni sia sopra che sotto lo strato di pittura.

Questa tecnica, nota come datazione a serie di uranio (U-series), si basa sul decadimento radioattivo degli isotopi dell’uranio in torio. L’uranio è solubile in acqua e si deposita insieme alla calcite, mentre il torio non lo è. Misurando il rapporto tra questi due elementi negli strati di calcite, gli scienziati possono calcolare il tempo trascorso dalla loro formazione, fornendo così un’età minima (per i depositi sopra la pittura) e massima (per quelli sottostanti) per l’opera d’arte stessa. Un approccio che, dal punto di vista della meccanica quantistica che regola il decadimento nucleare, è un vero e proprio orologio atomico naturale.

Sulawesi: Una Culla dell’Arte Preistorica

La scoperta a Liang Metanduno non è un caso isolato. L’isola di Sulawesi si sta rivelando uno degli epicentri più importanti e longevi per la cultura artistica preistorica a livello mondiale. Già nel 2017, nella grotta di Leang Tedongnge, era stata trovata quella che fino ad ora era considerata la più antica pittura figurativa, l’immagine di un cinghiale verrucoso locale (Sus celebensis), datata a 45.500 anni fa. Altre scoperte nella regione di Maros-Pangkep hanno portato alla luce scene di caccia ancora più complesse.

Le analisi condotte nella grotta di Liang Metanduno indicano che il sito è stato una sorta di “galleria d’arte” per un periodo incredibilmente lungo, con pitture realizzate nel corso di almeno 35.000 anni, fino a circa 20.000 anni fa. Questo attesta la presenza di una cultura artistica radicata e continua, le cui origini, come commenta Aubert, risalgono ai primi insediamenti umani sull’isola.

Implicazioni per la Storia delle Migrazioni Umane

Oltre al suo immenso valore artistico e culturale, questa scoperta fornisce tasselli cruciali per ricostruire il puzzle delle prime migrazioni umane. L’età della pittura, 67.800 anni, la colloca in un periodo chiave per l’espansione dell’Homo sapiens fuori dall’Africa e verso l’Australia.

L’isola di Sulawesi, parte di un’area geografica nota come Wallacea, è sempre stata considerata un ponte di passaggio fondamentale per le popolazioni che, durante l’era glaciale, si spostarono verso il supercontinente Sahul (che univa Australia, Nuova Guinea e Tasmania). A quel tempo, il livello del mare era molto più basso, ma per raggiungere Sahul era comunque necessario superare tratti di mare aperto. La presenza di una cultura così sofisticata e antica a Sulawesi suggerisce che le persone che realizzarono queste pitture facevano parte di popolazioni di navigatori abili e culturalmente avanzati, gli antenati dei primi Aborigeni australiani.

Come sottolinea Adhi Agus Oktaviana, archeologo dell’Agenzia Nazionale Indonesiana per la Ricerca e l’Innovazione (BRIN), è molto probabile che gli autori di queste opere facessero parte di quella grande ondata migratoria che alla fine colonizzò l’Australia. Questa scoperta, quindi, non è solo la storia di un’immagine, ma la storia di un viaggio epico che ha plasmato la distribuzione della nostra specie sul pianeta.

Di davinci

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