RIVISONDOLI (AQ) – Un sasso nello stagno, lanciato dalle cime dell’Appennino abruzzese per far sentire le sue onde fino a Roma. Luca Zaia, da poco ex governatore del Veneto ma non per questo meno influente, sceglie la platea della kermesse leghista ‘Idee in movimento’ per accendere una miccia destinata a provocare più di qualche scoppiettio all’interno del Carroccio e dell’intera coalizione di centrodestra. Il tema è di quelli che scottano: i diritti civili, e in particolare il trattamento di fine vita. “Ci vuole una legge in questo paese sul fine vita”, ha tuonato Zaia in collegamento video, con parole che suonano come un ultimatum.
Nella cornice del resort Aqua Montis di Rivisondoli, tra piscine e amministratori locali, l’intervento del “Doge” ha scosso una platea ancora in debito di caffè. Un messaggio chiaro, diretto a un partito che, secondo la sua visione, deve evolversi per non rimanere ai margini della storia. “Dobbiamo avere il coraggio di buttare il cuore oltre l’ostacolo”, ha ammonito, sottolineando come il centrodestra non debba “avere un approccio ideologico e lasciare agli altri questi temi”. La sua tesi è netta: “Vince sempre la destra liberale, non quella liberticida” e fondamentalista. Un affondo che sembra mirare a quella parte del partito più vicina alle posizioni del generale Roberto Vannacci, grande assente giustificato della tre giorni abruzzese.
L’ASSE CON PASCALE E LA SPONDA DI TAJANI
Il contesto della convention, organizzata dal vicesegretario Claudio Durigon, si è rivelato terreno fertile per il dibattito. A dare manforte alla linea “liberal” di Zaia, una presenza inaspettata e dirompente: Francesca Pascale. L’ex compagna di Silvio Berlusconi, invitata a un panel proprio sui temi etici, ha condiviso “in pieno” le parole dell’ex governatore. Accolta da selfie e applausi, ha sorpreso tutti ammettendo: “Temevo fischi e invece ho trovato più libertà nella Lega che in altri partiti, specie a sinistra”. Un’apertura di credito significativa, culminata nella promessa di un messaggio di ringraziamento a Matteo Salvini per l’invito, quasi a siglare una pace dopo anni di attacchi.
Dagli alleati di governo è arrivata la sponda di Antonio Tajani. Il leader di Forza Italia ha colto la palla al balzo per ricordare che il suo partito “sui diritti è sempre stato in prima fila”, rilanciando la battaglia sullo Ius Italiae. Una proposta, quella sulla cittadinanza per i minori stranieri che completano un ciclo di studi in Italia, che in passato gli aveva attirato non poche critiche proprio dal mondo leghista. Un segnale che evidenzia le diverse sensibilità all’interno della maggioranza su temi etici e sociali.
LE REAZIONI INTERNE: TRA IMBARAZZO E APERTURE
L’uscita di Zaia non ha lasciato indifferenti i vertici del Carroccio. La vicesegretaria Silvia Sardone, nota per le sue posizioni intransigenti su immigrazione e identità culturale, ha commentato con un certo stupore: “La Lega non si è mai occupata di temi etici e credo debba continuare così”. Un’ammissione che tradisce l’imbarazzo di una parte del partito di fronte a un’accelerazione su questioni considerate divisive.
Tuttavia, un’apertura inattesa è giunta proprio dall’organizzatore dell’evento, Claudio Durigon. Intervistando Zaia, e toccato da una recente esperienza personale, ha ammesso la necessità di una riflessione: “Esiste un modo giusto di morire? So che l’interrogativo è dibattuto, anche nel nostro partito ci sono diversità di vedute, e allora ben venga il confronto perché la democrazia è anche pluralità di pensiero”.
Nel frattempo, il segretario Matteo Salvini, arrivato in serata, ha preferito non entrare nel merito della questione. Dopo aver ascoltato l’ultimo panel, si è limitato a definire i lavori “eccellenti”, rimandando alla giornata conclusiva il suo intervento. Un silenzio che pesa, mentre il partito si interroga sulla direzione da prendere.
“LEGA UNA E INDIVISIBILE”: IL MESSAGGIO ALL’ALA DESTRA
Oltre al fine vita, Zaia ha toccato un altro nervo scoperto: l’unità del partito. Abbandonando l’idea di una CSU (la versione leghista della CDU/CSU tedesca) per valorizzare i territori, ha affermato con forza: “Capisco che la Lega è una sola e aggiungo ‘indivisibile'”. Un’affermazione accolta da un applauso e letta da molti come un messaggio diretto a chi, come Vannacci, potrebbe essere tentato da avventure politiche autonome. A rafforzare il concetto ci ha pensato il capogruppo alla Camera, Riccardo Molinari, che ha ribadito la struttura gerarchica del partito: “In un partito leninista come la Lega la linea la detta il segretario federale”.
La tre giorni di Rivisondoli, nata con l’obiettivo di “ricompattarsi e rilanciarsi”, si è così trasformata in un vero e proprio laboratorio politico. Tra i 14 panel che hanno spaziato dalla giustizia all’economia, dall’immigrazione alle autonomie, è emersa con prepotenza la necessità di un confronto interno su temi cruciali per il futuro non solo della Lega, ma dell’intero centrodestra italiano. La scossa di Zaia ha acceso un dibattito che ora attende le conclusioni, e la linea, del segretario Salvini.
