La tragedia che ha sconvolto la notte di Capodanno a Crans-Montana, con un bilancio drammatico di 40 morti e 116 feriti nell’incendio del locale “Le Constellation”, continua a tenere banco nelle cronache italiane e svizzere. Mentre l’inchiesta giudiziaria prosegue senza sosta, emergono nuovi dettagli dagli interrogatori dei proprietari del club, Jacques e Jessica Moretti, e si attendono risposte cruciali dagli esami autoptici sulle vittime. Parallelamente, si accendono piccole luci di speranza grazie ai lenti ma costanti miglioramenti dei sopravvissuti ricoverati negli ospedali italiani.
Gli interrogatori dei coniugi Moretti a Sion
Nel cuore delle indagini, presso gli uffici della procura di Sion, i coniugi Jacques Moretti e Jessica Maric, proprietari del “Constellation”, sono stati sottoposti a lunghi e serrati interrogatori. Entrambi sono indagati per omicidio colposo, lesioni e incendio colposi. Jacques Moretti, inizialmente posto in stato di arresto per un potenziale rischio di fuga, è stato recentemente rilasciato su cauzione, una decisione che ha suscitato forti reazioni e tensioni diplomatiche con l’Italia. La moglie, Jessica Maric, è stata sentita per quasi undici ore dalla procuratrice generale aggiunta del Cantone Vallese, Christine Seppey, e dagli avvocati delle famiglie delle vittime.
La difesa di Jessica Maric si concentra sulla sua reazione immediatamente successiva allo scoppio dell’incendio. “Non sono scappata dal Constellation, ma mi sono precipitata fuori per chiamare i soccorsi”, ha dichiarato, respingendo l’ipotesi di omissione di soccorso. Tuttavia, questa versione è al vaglio degli inquirenti, anche alla luce di alcune immagini che la ritrarrebbero mentre filma con il cellulare l’accensione delle candele pirotecniche sulle bottiglie di champagne, una delle quali avrebbe innescato il rogo. Questo dettaglio contrasta con le sue precedenti dichiarazioni alla polizia, in cui aveva negato di possedere foto o video della serata.
Le autopsie a Milano: alla ricerca della verità
Contemporaneamente, a Milano, l’Istituto di Medicina Legale è diventato un altro fulcro cruciale dell’inchiesta. Qui sono in corso le autopsie sui corpi dei due sedicenni milanesi, Chiara Costanzo e Achille Barosi, tra le vittime più giovani della strage. I primi risultati indicano che i due adolescenti sono morti per asfissia a causa dell’inalazione di fumi tossici, e non per schiacciamento o per le ustioni. Questo dato, emerso dopo esami approfonditi che includono anche TAC e risonanze magnetiche, suggerisce che i ragazzi si trovassero nel seminterrato del locale al momento dell’incendio. Le famiglie, assistite dai loro legali e da consulenti di parte, attendono ora gli esiti degli esami tossicologici per un quadro completo delle cause della morte. L’iniziativa di eseguire le autopsie in Italia è nata anche dalle perplessità sollevate dai legali italiani riguardo alla superficialità dei primi esami condotti in Svizzera.
Il fronte dei sopravvissuti: tra dolore e speranza
Mentre la giustizia fa il suo corso, l’attenzione è rivolta anche alle condizioni dei numerosi feriti. La veterinaria 29enne di Rimini, Eleonora Palmieri, è diventata un simbolo di questa lotta per la vita. Dopo un periodo di cure intensive presso l’ospedale Niguarda di Milano, le sue condizioni sono migliorate al punto da permetterne il trasferimento all’ospedale Bufalini di Cesena, un centro di eccellenza per grandi ustionati, per essere più vicina alla sua famiglia. Eleonora ha coraggiosamente mostrato sui social i segni lasciati dalle fiamme sul suo volto, accompagnando le immagini con messaggi di forza e gratitudine per chi l’ha salvata e sostenuta.
La situazione rimane grave per altri dieci pazienti ricoverati al Niguarda, di cui quattro in terapia intensiva, e per un altro paziente al Policlinico di Milano. Sebbene le loro condizioni siano stabili e mostrino lenti miglioramenti, la prognosi resta riservata e si prevedono lunghi percorsi di cura e riabilitazione. Tuttavia, arrivano anche notizie incoraggianti, come il risveglio dal coma della 15enne biellese Elsa, ricoverata a Zurigo, che ha riconosciuto i suoi genitori.
Coordinamento legale e sviluppi futuri
Sul piano legale, i familiari delle vittime italiane stanno coordinando le loro azioni. A Roma si è tenuto un incontro tra i legali, incluso l’avvocato Alfredo Zampogna, e l’avvocato generale dello Stato, Gabriella Palmieri Sandulli, per definire una linea comune nell’ambito dell’inchiesta aperta anche dalla Procura di Roma. L’obiettivo è garantire che venga fatta piena luce su tutte le responsabilità, che potrebbero estendersi oltre i proprietari del locale, coinvolgendo anche chi era preposto ai controlli di sicurezza. Le autorità svizzere, pur respingendo la richiesta di un procuratore straordinario, hanno assicurato che l’indagine proseguirà con il massimo rigore.
