PALERMO – La Sicilia si è risvegliata in un incubo. Le immagini che da ore rimbalzano sui social media e sui telegiornali raccontano una terra ferita, messa in ginocchio dalla furia del Ciclone Harry, un evento meteorologico di eccezionale intensità che si è abbattuto con violenza inaudita su gran parte dell’isola, in particolare lungo la fascia costiera ionica e meridionale. Strade trasformate in fiumi di fango, lungomari cancellati dalla forza delle onde, attività commerciali e abitazioni private devastate: questo è lo scenario desolante che si presenta ai soccorritori e ai cittadini.
Di fronte a un “vero colpo al cuore”, come lo ha definito, interviene con forza il Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, Gaetano Galvagno, facendosi portavoce della disperazione e dell’urgenza di una risposta immediata da parte delle istituzioni. “Abbiamo bisogno di una quantificazione dei danni – che è attualmente prematura – perché è necessario dare un sostegno alle comunità colpite”, ha dichiarato Galvagno, sottolineando la gravità della situazione.
L’APPELLO URGENTE: “NON C’È TEMPO DA PERDERE”
Il monito del presidente dell’Ars è chiaro e diretto: la burocrazia non può e non deve rappresentare un ostacolo in una fase così critica. “Non c’è tempo da perdere né sulle risorse da immettere per ristorare i Comuni e i privati, ma soprattutto non c’è tempo da perdere sulle procedure”, ha aggiunto. Il riferimento è al rischio, purtroppo concreto e già vissuto in passato, che passino anni tra l’approvazione di una norma di spesa e la sua effettiva attuazione sul territorio. Per questo, Galvagno invoca la necessità di “lavorare in deroga e velocizzare tutti gli iter affinché si possa tornare alla normalità”. Una richiesta che trova eco nelle parole del Ministro della Protezione Civile, Nello Musumeci, che ha parlato della necessità di procedure più celeri per il ripristino.
La conta dei danni è ancora provvisoria, ma le prime stime sono drammatiche. Secondo fonti della Protezione Civile regionale, comunicate dal governatore Renato Schifani, i danni ammonterebbero già a oltre 741 milioni di euro, ma la stima complessiva, considerando anche i mancati redditi delle attività produttive, è destinata a superare il miliardo di euro. Una cifra impressionante che dà la misura della catastrofe abbattutasi sull’economia locale, colpendo duramente settori vitali come il turismo, l’agricoltura e la pesca.
LA MACCHINA DEI SOCCORSI E LA SOLIDARIETÀ
Mentre la politica si muove per trovare soluzioni e risorse, sul campo non si ferma il lavoro instancabile di chi sta operando per salvaguardare l’incolumità dei cittadini e limitare i disagi. Il presidente Galvagno ha espresso un sentito ringraziamento “alle donne e gli uomini della Protezione civile, delle Forze armate e dell’ordine, tutti i volontari e quanti, senza sosta, stanno continuando a lavorare”. In diverse aree, come nel Messinese, è stato richiesto anche l’intervento dell’Esercito per coadiuvare nelle operazioni di ripristino della viabilità. Il sistema di Protezione Civile, coordinato dalla Regione in raccordo con prefetti e sindaci, ha operato con efficacia, riuscendo a evitare la perdita di vite umane, che resta il dato più confortante in un bollettino altrimenti disastroso.
Il governo nazionale ha risposto all’emergenza: la premier Giorgia Meloni ha presieduto una riunione presso la sede della Protezione Civile a Roma e ha annunciato che il Consiglio dei Ministri delibererà lo stato di emergenza, stanziando le prime risorse per far fronte alle necessità immediate.
LE ZONE PIÙ COLPITE: UN BOLLETTINO DI GUERRA
Il Ciclone Harry ha lasciato ferite profonde in diverse province, con un accanimento particolare sulla costa orientale.
- Messinese: I comuni di Santa Teresa di Riva e Furci Siculo hanno visto i loro lungomari letteralmente spazzati via, con oltre cento attività commerciali distrutte.
- Catanese: La scogliera di Catania e i comuni di Aci Castello, Mascali e Riposto hanno subito danni ingentissimi alle strutture balneari e turistiche. Lo stesso presidente Galvagno ha effettuato sopralluoghi in queste aree.
- Siracusano: Considerato uno dei territori più colpiti, ha visto l’esondazione di fiumi come l’Anapo, blackout elettrici diffusi e la devastazione del porto Piccolo a Ortigia.
- Isole minori: Anche Lampedusa e Linosa registrano una “devastazione senza precedenti”, con il cedimento strutturale della banchina commerciale a Lampedusa e la cancellazione della viabilità a Linosa.
La strada per il ritorno alla normalità si preannuncia lunga e complessa. L’appello delle istituzioni e delle comunità colpite è unanime: fare presto, superare gli ostacoli burocratici e dimostrare con i fatti che la Sicilia, in questo momento di profonda difficoltà, non è sola.
