Un velo di mistero ancestrale, intriso dei silenzi e delle leggende che popolano i boschi delle Madonie, si prepara a scendere sulle sale cinematografiche italiane. “Jastimari – Il Rifugio”, l’attesa opera seconda del regista Riccardo Cannella, è stato presentato in concorso alla 71ª edizione del Taormina Film Festival, ricevendo l’attenzione di critica e pubblico. Il film, un thriller psicologico che scava nelle profondità dell’animo umano, arriverà nei cinema il 19 febbraio, distribuito da Dea Film.
La pellicola si immerge in una Sicilia arcaica e quasi sospesa nel tempo, un universo narrativo dove il confine tra realtà e superstizione si fa labile. Al centro della vicenda, una famiglia che vive in un isolamento quasi monastico in una fattoria tra le montagne, nel tentativo di proteggersi da un mondo esterno percepito come ostile e pericoloso. Questo fragile equilibrio viene irrimediabilmente infranto dall’arrivo inatteso di un uomo e delle sue figlie, un evento che funge da catalizzatore per una spirale di violenza, segreti e sconvolgenti verità. Il “male”, come suggerisce la sinossi, assume contorni sempre più interiori e umani, trasformando il rifugio in una prigione di paure e sospetti.
Un cast d’eccezione al servizio di una storia ancestrale
A dare corpo e voce ai tormentati protagonisti di “Jastimari” è un cast di notevole spessore. I ruoli principali sono affidati a Rossella Brescia e Francesco Foti, chiamati a interpretare le complesse dinamiche di una coppia messa a dura prova. Accanto a loro, figure di primo piano del cinema e del teatro italiano come Fabio Troiano, il veterano Giorgio Colangeli, e ancora Giuseppe Lanza, Maria Amato, Angela Motta, Simone Bagarella e Irene De Gaetano. Una compagine attoriale eterogenea che promette di restituire la densità emotiva di una sceneggiatura che affonda le sue radici in un terreno fertile di ritualità e folklore.
Il suono di una lingua antica: l’Arbëreshe
Uno degli elementi di maggiore fascino e originalità del film è la scelta di utilizzare, in parte, la lingua arbëreshe. Questo antico idioma, portato in Italia dalle comunità albanesi fuggite dall’invasione ottomana nel XV secolo e ancora oggi parlato in alcune aree del Sud Italia, conferisce alla narrazione un’atmosfera unica, quasi fuori dal tempo. Come studioso delle civiltà antiche e del loro impatto sulla cultura moderna, non posso che applaudire a questa scelta stilistica, che non è un mero vezzo esotico, ma un potente strumento per immergere lo spettatore in un mondo rituale e sottolineare il carattere ancestrale della storia. Il titolo stesso, “Jastimari”, è una parola di origine siciliana che significa “maledire”, un termine che evoca immediatamente il peso della tradizione e del fato che grava sui personaggi.
La visione estetica di un team pluripremiato
La potenza visiva di “Jastimari – Il Rifugio” è affidata a una squadra tecnica di prim’ordine. La direzione della fotografia porta la firma del maestro Daniele Ciprì, pluripremiato regista e direttore della fotografia noto per la sua capacità di creare atmosfere suggestive e cariche di tensione. La sua sensibilità artistica, unita al lavoro dello scenografo Marco Dentici, già vincitore di un David di Donatello nel 2010 per il film “Vincere” di Marco Bellocchio, promette di trasformare i paesaggi delle Madonie in un vero e proprio personaggio del film, un labirinto boschivo che riflette le oscurità dell’anima. A completare il quadro, i costumi di Andrea Sorrentino, pensati per accentuare l’isolamento e l’arcaicità della comunità protagonista.
Una produzione coraggiosa sostenuta dal territorio
Il film è il risultato di uno sforzo produttivo congiunto che vede in prima linea Miriam Rizzo e lo stesso regista Riccardo Cannella per Cinnamon, affiancati da Luca e Davide Marino per Indaco Film e Pier Francesco Aiello per Pfa. Un progetto ambizioso che ha ottenuto il contributo del Ministero della Cultura e il fondamentale sostegno dell’Assessorato Turismo Sport e Spettacolo della Regione Siciliana, attraverso la Sicilia Film Commission. Questo supporto testimonia l’importanza di investire in opere che non solo raccontano storie avvincenti, ma che valorizzano anche il patrimonio culturale, linguistico e paesaggistico di un territorio ricco di storia come la Sicilia.
