Un’eco che attraversa duemila anni di storia, un’attesa lunga secoli che finalmente trova la sua concretezza nella terra. A Fano, l’antica Fanum Fortunae, il velo del tempo si è sollevato per svelare uno dei tesori più ambiti dell’archeologia mondiale: i resti della Basilica progettata da Marco Vitruvio Pollione, il più grande architetto dell’antichità. Una scoperta annunciata il 19 gennaio scorso che non solo porta alla luce l’unico edificio che Vitruvio stesso dichiara di aver personalmente progettato e costruito nel suo celeberrimo trattato “De Architectura”, ma che spalanca le porte a una prospettiva ancora più vasta e affascinante: l’intera città romana potrebbe essere nata dal suo genio.

Una corrispondenza perfetta tra testo e realtà

Come sottolineato da Oscar Mei, coordinatore scientifico del Centro studi vitruviani e docente di Archeologia classica presso l’Università degli studi di Urbino “Carlo Bo”, ci troviamo di fronte a un evento di eccezionale valore scientifico. “Vitruvio nel De Architectura dice chiaramente che di fronte alla Basilica si trovava il tempio di Giove”, spiega Mei, “e ora, con l’emersione delle strutture del celebre edificio nel punto indicato, questa corrispondenza diventa un elemento di grande forza scientifica”. Per la prima volta nella storia delle scoperte archeologiche, esiste una perfetta corrispondenza tra un testo latino antico e un edificio conservato nel sottosuolo.

Gli scavi, condotti in piazza Andrea Costa durante lavori di riqualificazione, hanno rivelato i basamenti di colonne monumentali. I sondaggi hanno restituito colonne dal diametro di circa cinque piedi romani (147-150 cm), addossate a pilastri, esattamente come descritto dall’architetto nel Libro V del suo trattato. La ricostruzione planimetrica, basata sulla descrizione vitruviana, ha trovato una corrispondenza “al centimetro”, fugando ogni dubbio sull’identificazione.

Oltre la Basilica: l’impronta di Vitruvio sull’intera Fano

Il ritrovamento va ben oltre la singola, seppur straordinaria, identificazione monumentale. “Non parliamo solo della Basilica, ma di un rapporto urbanistico preciso tra foro, Basilica e tempio di Giove”, sottolinea Mei. “Questo significa che abbiamo davanti il disegno della città romana di Vitruvio”. L’ipotesi, ora più che mai concreta, è che l’influenza dell’architetto non si sia limitata al singolo edificio, ma abbia plasmato l’intero assetto urbano di Fanum Fortunae, rinominata in età augustea Colonia Iulia Fanestris. Se confermata, questa intuizione renderebbe Fano un caso unico al mondo, la sola città interamente pianificata dal più grande teorico dell’architettura occidentale.

Questa scoperta, come affermato dal Ministro della Cultura Alessandro Giuli, pone Fano al “cuore della più antica sapienza architettonica dell’Occidente”. È il coronamento di un percorso di ricerca lungo secoli, che ha visto architetti del Rinascimento come Leon Battista Alberti e Andrea Palladio interrogarsi sull’ubicazione di questo edificio mitico. Un percorso che ha avuto un’accelerazione decisiva grazie al lavoro del Centro Studi Vitruviani, istituito nel 2010 proprio con l’obiettivo di approfondire l’opera del grande architetto.

Un nuovo capitolo per la ricerca e la valorizzazione

Il sindaco di Fano, Luca Serfilippi, ha espresso l’emozione della comunità: “Da oltre 2000 anni aspettavamo questa scoperta”. Ora, come evidenziato dal Soprintendente Andrea Pessina, si apre “una nuova stagione di ricerca: più consapevole, più precisa, più ambiziosa”. La scoperta fornisce una chiave di lettura decisiva per interpretare altre evidenze archeologiche note da tempo in città, come l’edificio sotto Sant’Agostino, e per comprendere in modo più chiaro la topografia del foro romano.

Le indagini proseguiranno, anche grazie a fondi del PNRR, per approfondire l’estensione del complesso e le sue connessioni con il tessuto urbano antico. La sfida, ora, è trasformare questa sensazionale scoperta in un progetto strategico di valorizzazione, capace di rilanciare il brand “Fano Città di Vitruvio” a livello internazionale, come auspicato da più parti. Un’opportunità storica, scientifica e turistica che potrebbe ridisegnare il futuro della città, legandolo indissolubilmente al suo illustre passato.

La tecnica costruttiva emersa, un’opera cementizia con paramento in blocchetti lapidei, è coerente con le pratiche diffuse nell’area marchigiana in età augustea e giulio-claudia. Purtroppo, la stratificazione successiva ha causato la rasatura quasi totale delle strutture romane, ma ciò che resta è sufficiente per riscrivere un capitolo fondamentale della storia dell’architettura. Fano non è più solo la città che custodisce un’opera di Vitruvio, ma potenzialmente la città di Vitruvio, un monumento vivente alla sua visione di armonia, funzionalità e bellezza.

Di euterpe

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