Il governo brasiliano ha messo un freno deciso alla proposta avanzata dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, per la creazione di un “Consiglio di pace per Gaza”. La posizione di Brasilia, espressa con toni inequivocabili da Celso Amorim, principale consigliere per la politica internazionale del presidente Luiz Inácio Lula da Silva, è di netta contrarietà. L’iniziativa statunitense è stata etichettata come “confusa” e, soprattutto, come un tentativo di imporre una “riforma unilaterale del sistema delle Nazioni Unite”, aggirando i canali multilaterali consolidati.
Un Consiglio di Sicurezza alternativo e senza Gaza nel nome
In una dettagliata intervista rilasciata al quotidiano brasiliano O Globo, l’ex ministro degli Esteri Amorim ha smontato pezzo per pezzo l’architettura della proposta di Washington. Uno degli aspetti più critici sollevati è la vaghezza del documento americano, che, paradossalmente, non menzionerebbe esplicitamente Gaza. Invece di concentrarsi sulla specifica crisi umanitaria e politica nella Striscia, il progetto allarga l’ambito di intervento del Consiglio a “qualsiasi conflitto”.
Questa generalizzazione, secondo Amorim, trasforma di fatto il proposto “Consiglio di pace” in una sorta di Consiglio di Sicurezza alternativo, con una leadership “quasi permanente” e svincolato dalle procedure e dagli equilibri dell’ONU. Si tratterebbe, in sostanza, di un club esclusivo che si arrogherebbe il diritto di intervenire nelle crisi globali, minando alla base il principio del multilateralismo che il Brasile, insieme ad altre potenze emergenti, difende da tempo. La critica brasiliana, infatti, si allinea a quella di altri attori internazionali, come la Cina, che ha esortato a difendere il ruolo centrale delle Nazioni Unite.
La linea rossa di Brasilia: solo con l’ONU e il mondo arabo
Il “no” del Brasile non è, tuttavia, una chiusura totale al dialogo per la pace in Medio Oriente. Amorim ha chiarito le condizioni alle quali il suo governo sarebbe disposto a considerare un’iniziativa diplomatica. Qualsiasi proposta, per essere accettabile, dovrebbe soddisfare due requisiti fondamentali:
- Essere fondata su una risoluzione delle Nazioni Unite: Il Brasile non è disposto a legittimare organismi paralleli che erodano l’autorità dell’ONU. L’unica via percorribile passa attraverso i meccanismi esistenti, per quanto imperfetti possano essere.
- Essere condivisa con i palestinesi e i Paesi arabi: Non può esserci una soluzione per Gaza imposta dall’alto senza il coinvolgimento e il consenso delle parti direttamente interessate e degli attori regionali chiave.
Questa posizione riflette la tradizionale politica estera brasiliana, orientata al dialogo Sud-Sud e alla ricerca di soluzioni negoziate e inclusive, in contrapposizione a interventi unilaterali delle grandi potenze. Il presidente Lula, anche in recenti interventi alle Nazioni Unite, ha più volte criticato la paralisi del Consiglio di Sicurezza, causata dal diritto di veto, e ha invocato una riforma complessiva del sistema di governance globale per renderlo più democratico e rappresentativo.
Sovranità a rischio e un monito per il Sud America
Oltre alle questioni di metodo e legittimità internazionale, il consigliere di Lula ha messo in guardia contro un altro pericolo insito nella proposta di Trump: la creazione di precedenti pericolosi in materia di sovranità. L’idea di un consiglio che possa decidere interventi in “qualsiasi conflitto” apre scenari inquietanti per le nazioni che non fanno parte del circolo ristretto dei decisori.
Amorim ha voluto lanciare un messaggio chiaro, estendendo la riflessione al contesto regionale: “qualsiasi offensiva contro un Paese sudamericano costituirebbe una minaccia diretta anche per il Brasile”. Questa affermazione ribadisce un caposaldo della dottrina diplomatica brasiliana, che vede la stabilità e l’integrità del Sud America come un interesse strategico nazionale. L’accettazione di un meccanismo come quello proposto da Trump potrebbe, in futuro, legittimare ingerenze esterne anche nell’emisfero occidentale, uno scenario che Brasilia intende scongiurare con fermezza.
La reazione del Brasile si inserisce in un coro di scetticismo internazionale. Anche Paesi europei come la Spagna e la Germania hanno espresso forti dubbi, mentre l’Italia sembra orientata a negare la propria partecipazione per ragioni costituzionali. L’iniziativa di Trump, presentata a Davos, fatica a raccogliere consensi significativi al di fuori di una cerchia ristretta di alleati, come Ungheria e Argentina, configurandosi sempre più come un tentativo di forzare la mano sulla scena globale piuttosto che come una genuina proposta di pace condivisa.
