Il settore delle costruzioni in Italia, dopo un 2025 di assestamento, si appresta a vivere un 2026 di significativa ripresa. Secondo i dati presentati nell’ultimo Osservatorio Congiunturale dell’ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili), gli investimenti nel comparto sono attesi in crescita del 5,6%. Un’inversione di tendenza importante, sostenuta in modo determinante dall’ultimo miglio del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che si conferma il motore principale per l’economia del settore.
La performance prevista per il 2026 arriva dopo un 2025 che, sebbene in territorio negativo, ha mostrato una resilienza inaspettata. Gli investimenti hanno registrato una “lieve flessione” dell’1,1%, un risultato decisamente più contenuto rispetto al pessimistico -7% inizialmente stimato. Questo contenimento del calo è stato possibile grazie a dinamiche settoriali contrapposte: da un lato, una contrazione marcata dell’edilizia abitativa (-15,6%), dall’altro, una straordinaria spinta delle opere pubbliche, che hanno segnato un balzo del +21% proprio grazie all’impulso dei cantieri del PNRR.
Il PNRR: un motore di crescita e modernizzazione
Il ruolo del PNRR si rivela cruciale non solo per i volumi di investimento, ma anche per l’impatto qualitativo sul tessuto imprenditoriale. Secondo l’analisi dell’ANCE, il Piano ha agito come un “acceleratore di maturità industriale”, promuovendo un modello di efficienza che ha rafforzato le imprese. Le aziende più strutturate e qualificate hanno trovato maggiore spazio, migliorando la propria dimensione e redditività e riducendo l’indebitamento. Un dato su tutti: le 5.600 aziende attive nei cantieri PNRR hanno visto aumentare il numero dei loro dipendenti del 67% rispetto al 2017.
Ad oggi, sono quasi 16.000 i cantieri aperti legati al PNRR, con due terzi di questi già in fase avanzata o prossimi alla conclusione. Questa accelerazione ha permesso all’Italia di raggiungere una velocità di spesa di 3,4 miliardi di euro al mese, un ritmo che ha smentito le preoccupazioni iniziali sulla capacità realizzativa del Paese.
Le previsioni per il 2026: Opere Pubbliche e Riqualificazione Abitativa
Guardando al dettaglio delle previsioni per il 2026, la crescita sarà trainata da due componenti principali:
- Opere Pubbliche: Si prevede un ulteriore incremento del +12%, a conferma del rush finale per la messa a terra dei progetti del PNRR.
- Riqualificazione Abitativa: Dopo la frenata causata dalla fine del Superbonus, questo segmento è atteso in ripresa con un +3,5%. Un risultato reso possibile dalla proroga degli incentivi fiscali per le ristrutturazioni, che continuano a rappresentare un volano importante per il mercato.
La proroga dei bonus edilizi, come il Bonus Ristrutturazione, si conferma una misura strategica per sostenere la domanda privata, sebbene con aliquote rimodulate rispetto al passato. Per il 2026, l’aliquota per gli interventi sull’abitazione principale è fissata al 50%, un incentivo ancora significativo per le famiglie.
Un settore motore per l’occupazione e il PIL
L’importanza del settore delle costruzioni per l’economia nazionale è sottolineata anche dai dati sull’occupazione. Tra il 2020 e il 2025, il comparto ha generato 350.000 nuovi posti di lavoro, rappresentando il 20% dell’aumento occupazionale totale in Italia. Questo dimostra come l’edilizia sia stata un vero e proprio “motore del PIL e dell’occupazione”, contribuendo alla realizzazione di infrastrutture strategiche come strade, ponti, scuole e reti energetiche.
Il quinquennio di crescita ha avuto effetti positivi sull’intero comparto, con la nascita di 56.000 nuove imprese, un aumento della redditività e un miglioramento della solidità patrimoniale delle aziende. Il PNRR ha modificato il profilo del settore: se due anni fa il mercato era dominato dalla riqualificazione privata (oltre il 50%), oggi il 41,5% degli investimenti totali è riconducibile alle opere pubbliche.
Le sfide future: oltre il PNRR e l’emergenza abitativa
Nonostante le prospettive positive per il 2026, l’orizzonte non è privo di incognite. La principale preoccupazione, come sottolineato dalla presidente dell’ANCE, Federica Brancaccio, riguarda il “dopo PNRR”. È fondamentale consolidare la crescita e non disperdere il modello di efficienza costruito in questi anni. In quest’ottica, l’associazione ha avanzato la proposta di un grande piano per l’edilizia abitativa pubblica, per rispondere a un’emergenza sociale sempre più pressante. L’aumento dei costi dei mutui e dei canoni di affitto, che in città come Milano arrivano ad erodere quasi il 60% del reddito, rende l’accesso alla casa una sfida insostenibile per molte famiglie.
