TRACCOLLO INASPETTATO SOTTO L’AURORA BOREALE
Il calcio, nella sua essenza più pura, è l’arte dell’imprevedibile. E in una serata norvegese, fredda nel clima ma incandescente nell’atmosfera dell’Aspmyra Stadion, questa massima ha trovato la sua più plateale rappresentazione. Il Manchester City di Pep Guardiola, una delle corazzate più temute d’Europa, è crollato inaspettatamente sotto i colpi di un Bodø/Glimt eroico, che ha firmato il suo primo, storico successo in questa edizione della Champions League con un 3-1 che ha fatto tremare le certezze del calcio continentale. Un risultato che non solo regala una notte magica al club norvegese, ma che rievoca i fantasmi di altre illustri cadute italiane su questo stesso campo.
UNO-DUE MICIDIALE: HOGH MANDA AL TAPPETO I CAMPIONI
La partita, che sulla carta sembrava avere un esito scontato, ha preso una piega drammatica per gli inglesi in appena due minuti, tra il 22′ e il 24′ del primo tempo. L’asse che ha mandato in tilt la retroguardia del City è stato quello composto dall’esterno destro Blomberg e dal centravanti Kasper Hogh. Con una fotocopia di azione, Blomberg ha servito per due volte il compagno, che con una freddezza da veterano ha trafitto il portiere avversario, siglando una doppietta che ha gelato il sangue nelle vene di Guardiola. Il City, stordito e incapace di reagire, ha mostrato una fragilità difensiva allarmante, subendo la velocità e l’organizzazione di una squadra che giocava con il cuore oltre l’ostacolo, spinta da un pubblico indemoniato.
LA RIPRESA: ILLUSIONE E COLPO DEL KO
Se qualcuno si aspettava una reazione veemente del Manchester City nella ripresa, è stato servito un altro colpo di scena. Al 52′, Evjen aveva persino trovato la rete del 3-0, ma il VAR ha annullato il gol per una posizione di fuorigioco millimetrica, concedendo una speranza agli ospiti. Speranza durata appena sei minuti. Al 58′, infatti, è salito in cattedra Jens Petter Hauge, vecchia conoscenza del calcio italiano per i suoi trascorsi al Milan. Con un’azione personale di pregevole fattura, l’attaccante norvegese ha depositato in rete il pallone del 3-0, facendo esplodere di gioia lo stadio e mettendo una seria ipoteca sulla vittoria.
La reazione del City è stata tardiva e confusa. Al 60′, il giovane talento Rayan Cherki ha trovato un guizzo per accorciare le distanze, riaccendendo una fiammella di speranza. Con ancora mezz’ora da giocare, una rimonta sembrava ancora possibile per una squadra del calibro degli Sky Blues. Ma a spegnere ogni velleità ci ha pensato uno dei pilastri di Guardiola: Rodri. Il centrocampista spagnolo, in un raptus di nervosismo, ha rimediato due cartellini gialli nel giro di due minuti, lasciando i suoi compagni in inferiorità numerica e, di fatto, chiudendo la partita.
ANALISI DI UNA SCONFITTA: ARROGANZA O MERITO DEGLI AVVERSARI?
Questa sconfitta, la seconda in questa fase a gironi, non pregiudica il cammino del City, che resta saldo a 13 punti, ma solleva interrogativi importanti sulla gestione del turnover e sulla tenuta mentale della squadra. Guardiola ha forse sottovalutato l’impegno? È innegabile che il Bodø/Glimt abbia giocato la partita della vita, con un’intensità e una preparazione tattica che hanno messo a nudo i limiti di un City forse troppo sicuro di sé. I norvegesi salgono così a 6 punti, un bottino che, a prescindere dalla qualificazione, vale quanto un trofeo.
Non è la prima volta che il piccolo club del circolo polare artico si trasforma in un gigante contro le grandi d’Europa. I tifosi della Roma ricordano ancora con orrore il 6-1 subito in Conference League nell’ottobre del 2021. E anche la Lazio ha dovuto piegarsi alla legge dell’Aspmyra Stadion, eliminata ai quarti di finale di Europa League nella passata stagione. Questo campo si conferma un vero e proprio fortino, un luogo dove le gerarchie del calcio vengono sovvertite dalla passione e dalla tattica.
