Washington – Il Comando Meridionale delle Forze Armate statunitensi (US SOUTHCOM) ha confermato ufficialmente il proseguimento di una massiccia operazione militare nel Mar dei Caraibi, denominata ‘Lancia del Sud’ (Southern Spear). Attraverso una serie di comunicazioni sui social media, il SOUTHCOM ha ribadito l’obiettivo strategico della missione: “impedire ad attori ostili e ai loro alleati qualsiasi punto d’appoggio nell’emisfero occidentale”. Questa imponente proiezione di forza, che vede la partecipazione di circa 15.000 soldati, rappresenta il più grande schieramento militare statunitense nella regione da decenni, escludendo gli interventi per disastri naturali.
Un Dispiegamento Navale Senza Precedenti
Il fulcro della flotta è la USS Gerald R. Ford (CVN-78), la portaerei più grande e moderna del mondo, che da sola ospita circa 5.000 marinai e oltre 75 velivoli, inclusi caccia F/A-18. La sua presenza segna un’escalation significativa nella postura militare americana nell’area. Ad affiancarla, un formidabile gruppo anfibio composto dalle navi USS Iwo Jima, USS Fort Lauderdale e USS San Antonio, oltre a un totale di dodici navi da guerra, che includono cacciatorpediniere lanciamissili, e un sottomarino a propulsione nucleare. Questo schieramento navale è supportato logisticamente da partner regionali come la Repubblica Dominicana e Trinidad e Tobago.
Le forze speciali di stanza a Puerto Rico sono anch’esse parte integrante dell’operazione, conducendo esercitazioni a fuoco vivo e operazioni mirate a rafforzare la prontezza e la capacità di intervento rapido. Il Pentagono ha inoltre avviato il potenziamento della ex base navale di Roosevelt Roads a Puerto Rico, che ora ospita uno squadrone di caccia F-35A.
Gli Obiettivi Dichiarati e le Tensioni Sottostanti
Ufficialmente, l’operazione ‘Lancia del Sud’ mira a “individuare, interrompere e degradare le reti criminali e illecite transnazionali”, con un focus particolare sul contrasto al narcotraffico. L’amministrazione statunitense ha etichettato i cartelli della droga come “narcoterroristi”, giustificando così un approccio militare più aggressivo. Da settembre, le forze USA hanno condotto numerosi attacchi contro imbarcazioni sospettate di trasportare droga, causando diverse vittime.
Tuttavia, molti analisti e governi della regione, in primis il Venezuela, interpretano questa massiccia presenza militare come una chiara mossa di pressione politica, se non una minaccia diretta alla sovranità nazionale. Il governo di Nicolás Maduro ha denunciato il dispiegamento come il preludio a un tentativo di rovesciamento e ha risposto mobilitando circa 200.000 uomini tra forze armate e milizie. La tensione è palpabile, con Caracas che accusa Washington di voler depredare le sue vaste risorse petrolifere.
Recentemente, l’operazione ha assunto anche una dimensione economica più esplicita, con l’imposizione di un blocco navale per le petroliere sanzionate che trasportano greggio da o verso il Venezuela. Le forze statunitensi hanno già intercettato e sequestrato diverse navi, affermando che “l’unico petrolio che lascerà il Venezuela sarà quello coordinato in modo corretto e legale”. Queste azioni hanno portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro il 3 gennaio 2026, a seguito di un attacco su larga scala a Caracas e altre località del paese.
Reazioni Internazionali e Implicazioni Geopolitiche
Lo schieramento di forze USA ha generato reazioni contrastanti a livello internazionale. Mentre alcuni alleati come Trinidad e Tobago offrono supporto logistico, altri partner storici hanno espresso preoccupazione. La Colombia, ad esempio, ha sospeso la condivisione di informazioni di intelligence, mentre Regno Unito e Canada hanno ridotto la cooperazione per timori legati alla legalità delle operazioni. Anche il Cremlino ha invitato gli Stati Uniti a non destabilizzare la regione. L’escalation ha portato la questione all’attenzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
L’operazione ‘Lancia del Sud’ si inserisce in un complesso scacchiere geopolitico. Da un lato, riflette la determinazione di Washington di proteggere quella che considera la propria “sfera di influenza” e di contrastare le attività illecite. Dall’altro, alimenta le tensioni con il Venezuela e i suoi alleati, come Russia e Cina, rischiando di innescare una crisi diplomatica e militare di più ampia portata in una regione già caratterizzata da profonda instabilità.
