Un soffio di vento dalle steppe della Mongolia attraversa le passerelle della Milano Fashion Week, portando con sé l’eco di orizzonti sconfinati e di una saggezza antica. È questo il racconto intessuto da Ludovico Bruno per la collezione uomo Autunno-Inverno 2026/27 del suo brand, Mordecai. Un’ode al viaggio, non solo come spostamento fisico, ma come profonda esplorazione interiore e culturale, nata da un incontro rivelatore con le popolazioni nomadi mongole.

La presentazione, avvenuta in uno spazio suggestivo allestito con tappeti berberi dalle calde e infinite sfumature del rosso, ha immediatamente catapultato gli spettatori nell’atmosfera evocata dalla collezione, intitolata non a caso “The Last Nomad”. Un titolo che racchiude in sé una duplice riflessione: da un lato la celebrazione di uno stile di vita libero dal superfluo e aperto al cambiamento, dall’altro una velata malinconia per un mondo che rischia di scomparire. La collezione stessa diventa un manifesto di questo pensiero, proponendo un guardaroba pensato per un uomo moderno che si muove nel mondo con consapevolezza, agilità e un profondo rispetto per le proprie radici e per quelle altrui.

Il Guardaroba Modulare: un’Eleganza Pronta a Trasformarsi

Il cuore pulsante della proposta di Mordecai risiede in un concetto tanto semplice quanto rivoluzionario: la modularità. Ludovico Bruno, forte della sua esperienza in contesti dove la tecnicità è fondamentale, come Moncler Genius, applica questo principio a capi di alta sartoria. Nascono così pezzi intelligenti, pensati per essere assemblati, scomposti e riadattati. Parti che si attaccano e si staccano, strati che si sovrappongono e si eliminano, permettendo a un singolo capo di attraversare le quattro stagioni e di adattarsi a climi e contesti differenti.

Questa filosofia si traduce in una serie di capispalla che ridefiniscono i canoni del guardaroba maschile. I piumini e i peacock (cappotti a doppio petto di origine marinara) sono i protagonisti, ma ogni elemento, dal parka alle giacche, è studiato per offrire massima versatilità. Un esempio emblematico è il parka con una nuova e ricercata stampa a effetto pelliccia: un trompe l’oeil di grande impatto visivo che unisce lusso, ironia e funzionalità, evitando l’uso di materiali animali in favore di un’illusione ottica che stimola l’intelletto.

Debutto nel Denim e la Poetica dei Materiali “Vissuti”

La vera novità di questa stagione è l’introduzione del denim, un tessuto che per la prima volta fa il suo ingresso nell’universo di Mordecai. E lo fa con carattere, tingendosi di nero profondo, di bianco ottico e di un blu dall’effetto sapientemente slavato. Non un denim qualunque, ma una tela su cui Bruno sperimenta con trattamenti e finissaggi: versioni spalmate che conferiscono una mano cerata e texture dall’effetto used, come se ogni pantalone o giacca portasse impressa la storia di un viaggio.

Questa filosofia del “vissuto” si estende a tutti i materiali. I cotoni sono lavati e cerati, le lane hanno una mano morbida e confortevole, quasi a voler creare un guscio protettivo e familiare per chi li indossa. La maglieria, da sempre un punto di forza del brand, si arricchisce di nuove fantasie, come il pied de poule e i motivi check, che dialogano con la severità poetica delle steppe e la raffinatezza urbana di Milano.

Un’Estetica che Fonda Funzionalità e Poesia

La collezione di Ludovico Bruno per Mordecai è un esercizio di equilibrio. L’ispirazione mongola non è mai una citazione letterale o folcloristica, ma un filtro attraverso cui rileggere il menswear contemporaneo. Il dialogo con le culture nomadi si traduce in volumi pensati per la stratificazione, in dettagli funzionali che richiamano pratiche vestimentarie legate al movimento continuo. Riferimenti militari si stemperano nel workwear, colli in pashmina e chiusure in stile kimono ammorbidiscono le silhouette, mentre inserti in nylon aggiungono un tocco tecnico.

La palette cromatica è un’immersione nei paesaggi della Mongolia: i bianchi sporchi, il color sabbia, il verde fango e il nero sono i colori della terra, interrotti da improvvisi lampi di blu Klein, un colore che rappresenta il cielo eterno nella simbologia mongola. Un tocco di cobalto su una sciarpa, un dettaglio inaspettato, che cattura lo sguardo e simboleggia l’incontro tra la terra e lo spirito.

In definitiva, “The Last Nomad” di Mordecai non è solo una collezione di moda, ma una narrazione potente e coerente. È la storia di un uomo che non ha paura di confrontarsi con il mondo, che sa apprezzare la bellezza della funzionalità e che cerca nei propri abiti non solo uno status, ma un compagno di viaggio fedele e versatile. Un guardaroba che, come suggerito dalla performance stessa della sfilata in cui i modelli si passavano i capi di mano in mano, è fatto per durare, per essere tramandato, per raccontare storie.

Di euterpe

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