Torino – Non un funerale, ma un rilancio in grande stile. A seguito dello sgombero del 18 dicembre 2025, che ha posto fine a quasi trent’anni di occupazione dello stabile di Corso Regina Margherita 47, il centro sociale Askatasuna ha chiamato a raccolta l’antagonismo nazionale in un’affollata assemblea tenutasi al Campus Einaudi di Torino. L’evento, che ha visto la partecipazione di circa un migliaio di persone provenienti da tutta Italia, ha segnato l’inizio di un nuovo capitolo di lotta, culminante nella proclamazione di un corteo nazionale per il 31 gennaio. “Ci volevano in prigione, chiusi, ci avranno nelle piazze. A sarà dura!”, è stato lo slogan che ha aperto i lavori, un grido di battaglia ripreso dal movimento No Tav e che riassume lo spirito battagliero dell’assemblea.

Una mobilitazione nazionale contro il governo

L’assemblea del 17 gennaio 2026 non è stata solo un momento di solidarietà, ma una vera e propria piattaforma politica per organizzare una risposta coordinata a quelle che vengono definite “politiche repressive” del governo Meloni. I militanti hanno espresso la volontà di trasformare lo sgombero in un’occasione di mobilitazione nazionale contro lo Stato, il governo e le istituzioni locali. Tra i partecipanti, delegazioni di altri centri sociali storici come il Leoncavallo di Milano, Spin Time e Quarticciolo da Roma, Labas da Bologna, oltre a rappresentanti di sindacati di base (Usb, Cobas), Arci e del movimento No Tav. L’obiettivo dichiarato è quello di unire le forze per creare un “grande movimento di opposizione sociale”, unendo le proteste per la Palestina, gli scioperi e le lotte territoriali.

Il culmine di questa mobilitazione sarà il corteo del 31 gennaio, una data cerchiata in rosso sul calendario dei movimenti. “Vogliamo essere capillari e prenderci tutta la città”, hanno affermato gli organizzatori, annunciando tre punti di partenza distinti – Palazzo Nuovo, la stazione di Porta Susa e quella di Porta Nuova – con l’intento di convergere verso il centro e creare una manifestazione imponente e pervasiva. Una strategia che, secondo alcuni osservatori, mira a rendere difficile il controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine.

Il manifesto di Zerocalcare e il valore simbolico

A dare un volto e un’impronta culturale alla protesta è il celebre fumettista Zerocalcare, che ha realizzato il manifesto per il corteo. L’illustrazione reca la scritta: “Askatasuna vuol dire libertà. Torino è partigiana. Contro il governo, guerra e attacco agli spazi sociali”. La scelta di un artista così noto e apprezzato non è casuale: conferisce alla mobilitazione una visibilità e una legittimazione culturale che va oltre i confini del mondo antagonista, richiamando l’immaginario della resistenza partigiana e legandolo alle attuali lotte sociali.

Il nome stesso del centro sociale, Askatasuna, che in lingua basca significa “libertà”, evoca ideali di resistenza e autonomia. Nato nel 1996 dall’occupazione di un edificio del 1880, ex sede dell’Opera Pia Reynero e di proprietà comunale, il centro è stato per decenni un punto di riferimento per la militanza politica e culturale torinese, con uno stretto legame con il quartiere Vanchiglia e i collettivi studenteschi.

Il contesto dello sgombero e le reazioni politiche

Lo sgombero del 18 dicembre è arrivato al termine di un periodo di forte tensione. La decisione è stata motivata ufficialmente con la violazione di un “patto di collaborazione” siglato a inizio 2024 con il Comune di Torino, che prevedeva l’uso del solo piano terra dello stabile, dichiarato parzialmente inagibile. Il ritrovamento di sei attivisti che dormivano ai piani superiori durante una perquisizione ha portato il sindaco Stefano Lo Russo a dichiarare cessato l’accordo. Le perquisizioni erano state ordinate nell’ambito di indagini su disordini e atti vandalici, tra cui un’azione dimostrativa presso la redazione del quotidiano La Stampa.

L’operazione, definita “un’azione di guerra” da alcuni commentatori per l’imponente dispiegamento di forze dell’ordine, ha immediatamente innescato un acceso dibattito politico. Da un lato, il governo e il centrodestra hanno plaudito all’azione come un ripristino della legalità, criticando l’amministrazione comunale per la precedente gestione. Dall’altro, forze politiche di sinistra e numerose realtà associative hanno condannato lo sgombero come un attacco politico al dissenso e a un’importante esperienza sociale e culturale radicata nel territorio.

La vicenda di Askatasuna si inserisce in un contesto più ampio di tensione tra movimenti sociali e istituzioni, non solo a Torino ma in tutto il paese, sollevando interrogativi cruciali sul futuro degli spazi autogestiti e sulle forme di espressione del dissenso nella società contemporanea. La giornata del 31 gennaio si preannuncia, quindi, non solo come una prova di forza per il movimento antagonista, ma come un momento significativo per misurare il clima sociale e politico dell’intero Paese.

Di veritas

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