La città di Foggia è ripiombata nell’incubo della violenza mafiosa. Nella serata di giovedì 15 gennaio, un agguato mortale ha spezzato la vita di Alessandro Moretti, 34 anni, noto alle cronache con il soprannome di “Sassolin” e nipote del potente e storico boss della “Società Foggiana” Rocco Moretti, attualmente detenuto in regime di 41 bis. L’omicidio, avvenuto in via Sant’Antonio, all’angolo con via Ciano, ha le fattezze di una vera e propria esecuzione, riaccendendo i timori di una nuova e sanguinosa guerra tra i clan che si contendono il controllo del territorio.

La dinamica dell’agguato

Alessandro Moretti si trovava a bordo del suo scooter quando è stato affiancato da uno o più sicari, a bordo di un’auto o di una moto, che hanno aperto il fuoco senza lasciargli scampo. Una raffica di proiettili, almeno sette o otto colpi di pistola calibro 7.65, lo ha raggiunto in diverse parti del corpo. Nonostante il trasporto d’urgenza in ospedale, per il 34enne non c’è stato nulla da fare: è deceduto poco dopo il suo arrivo a causa della gravità delle ferite riportate. Sul selciato, la Polizia Scientifica ha repertato sette bossoli e due ogive, elementi ora al vaglio degli inquirenti per risalire agli esecutori. La vittima, che lascia una moglie e due figli, solo due ore prima dell’agguato, alle 18:00, aveva regolarmente firmato in Questura, essendo sottoposto alla misura della sorveglianza speciale.

Chi era Alessandro Moretti: un profilo criminale di peso

Alessandro Moretti non era una figura marginale all’interno della criminalità organizzata locale. Figlio di Silvano, fratello minore del boss Rocco “il porco”, era considerato dagli investigatori un elemento di spicco del clan Moretti-Pellegrino-Lanza. Tornato in libertà da circa un anno, dopo aver scontato diverse condanne, il suo curriculum criminale era denso di precedenti.

Tra le condanne più significative figurano:

  • 3 anni e 2 mesi nel blitz “Ripristino” del gennaio 2016 per detenzione di armi.
  • 7 anni e 4 mesi per associazione mafiosa nel processo “Decima Azione” del novembre 2018, una delle più importanti operazioni contro la mafia del pizzo a Foggia.

Le carte processuali e le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia lo descrivevano come uno dei pochi luogotenenti del clan ancora in libertà, con un ruolo attivo nelle dinamiche criminali. In passato, il suo nome era emerso anche in relazione a piani, mai portati a termine, per attentare alla vita di un ispettore di polizia e del boss rivale Roberto Sinesi.

Le indagini e gli scenari futuri: il rischio di una nuova faida

Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Bari, si muovono in un contesto complesso e ad altissima tensione. L’omicidio di un Moretti rappresenta un fatto senza precedenti nella storia della “Società Foggiana”, un punto di rottura che potrebbe scatenare una violenta reazione. Mai, in quarant’anni di guerre tra clan, un membro della famiglia Moretti era stato ucciso in un agguato. Questo delitto, secondo gli analisti, viola un codice non scritto e potrebbe essere interpretato come un attacco diretto al cuore del clan, indebolito dagli arresti dei suoi vertici.

Gli investigatori della Squadra Mobile stanno lavorando senza sosta, analizzando le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona e ascoltando testimoni per ricostruire la dinamica esatta e identificare i responsabili. La priorità assoluta è comprendere il movente e il contesto in cui è maturato l’omicidio per prevenire un’escalation di violenza. Le piste seguite sono principalmente due: un regolamento di conti interno al mondo del traffico di droga o, più probabilmente, uno scontro tra clan rivali per la supremazia sul territorio.

La morte di “Sassolin” chiama vendetta, secondo le spietate logiche mafiose. Il timore concreto è che al sangue si risponda con il sangue, per non mostrare debolezza. La città di Foggia, già segnata da una lunga scia di violenza, trattiene il fiato, consapevole che questo omicidio potrebbe segnare l’inizio di una nuova, drammatica, guerra di mafia.

Di veritas

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