Ci sono dichiarazioni che pesano come macigni, parole che non sono semplici frasi di circostanza ma vere e proprie sentenze d’amore. Quelle pronunciate dall’ex capitano della Juventus, Danilo, ai microfoni di Juventus Play appartengono senza dubbio a questa categoria. Un’intervista, la sua, che ha scosso il cuore del popolo bianconero, riaffermando un legame che va oltre il campo, oltre un contratto, oltre la carriera stessa. “La Juve è stata la squadra più importante della mia carriera e della mia vita”, ha esordito il difensore brasiliano, parole che scolpiscono un’appartenenza viscerale e profonda.
Il racconto di Danilo parte da un momento carico di emozione, vissuto allo Stadium lo scorso 3 gennaio, in occasione della sfida contro il Lecce. Un ritorno a casa, come lui stesso lo definisce, dove l’affetto del pubblico lo ha travolto. “È stato veramente importante l’affetto che ho ricevuto insieme ai miei figli… non lo dimenticheremo mai”, ha confessato, sottolineando come la Juventus non sia un club qualsiasi. “Mi rende orgoglioso il fatto di essere stato abbracciato e di sentire di essere a casa mia”. Un sentimento di appartenenza che per Danilo ha raggiunto il suo apice con la vittoria della Coppa Italia 2023-2024, un trofeo “vinto con grinta e determinazione”, che incarna perfettamente lo spirito juventino.
L’eredità del Capitano: Gatti, Locatelli e la trasmissione dei valori
Ma un vero leader non si limita a guardare al passato. Un capitano, anche quando non indossa più quella fascia, ha il dovere di guardare al futuro, di assicurarsi che i valori fondanti del club vengano preservati e tramandati. E Danilo, in questo, dimostra una lucidità e una visione da grande condottiero. Ha individuato in Federico Gatti e Manuel Locatelli i nuovi “riferimenti” dello spogliatoio. “Ho avuto la possibilità di trasmettere loro i valori del club”, ha dichiarato, un passaggio di testimone non ufficiale ma dal peso specifico enorme. Gatti, con la sua umiltà e la sua fame, e Locatelli, con la sua intelligenza tattica e il suo senso di appartenenza, sono visti dal brasiliano come i custodi di quella “juventinità” che lui stesso ha imparato da maestri come Buffon, Chiellini e Bonucci.
Il discorso di Danilo si allarga poi a un tema cruciale nel calcio moderno: l’integrazione degli stranieri. “È un piacere avere passato i valori agli stranieri”, ha affermato, citando un esempio emblematico: Weston McKennie. “A McKennie ho detto che può diventare importante per la Juve: è un piacere avere passato i valori agli stranieri”. Parole che suonano come un’investitura per il centrocampista americano, un invito a mettersi in testa la possibilità di diventare un pilastro della squadra, comprendendo appieno cosa significhi indossare la maglia bianconera. Vedere oggi il texano correre, impegnarsi e segnare rappresenta per Danilo “la gioia più grande”, la prova tangibile che il suo lavoro di mentore ha dato i suoi frutti.
Cosa significa essere della Juventus
L’intervista a Danilo non è solo un amarcord, ma una vera e propria lezione su cosa significhi essere un giocatore della Juventus. Significa imparare a giocare non per la professione, ma “per questi colori, per questa maglia”. Significa raccogliere l’eredità di leggende e sentire la responsabilità di portarla avanti. Quando i senatori come Buffon e Chiellini hanno lasciato, Danilo ha capito che “qualcuno doveva prendere in mano il loro posto” e lo ha fatto con naturalezza, diventando un punto di riferimento carismatico per tutto il gruppo.
Le sue parole restituiscono l’immagine di uno spogliatoio inteso come luogo di crescita umana prima ancora che sportiva. Un ambiente dove il rispetto, la determinazione e la “cattiveria” agonistica non devono mai mancare. Perché, come lascia intendere il brasiliano, alla Juventus vincere è l’unica cosa che conta, ma sapere chi sei e quali valori rappresenti, conta ancora di più. Un messaggio potente, che consolida il suo status non solo di ex capitano, ma di vera e propria icona bianconera.
