BOLOGNA – Una decisione che potrebbe segnare una svolta decisiva nell’intricata vicenda giudiziaria che vede coinvolti il noto cestista della Virtus Bologna, Luca Vildoza, e sua moglie, la pallavolista Milika Tasic. Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bologna, Alberto Ziroldi, ha sciolto la riserva, optando per la non convalida dell’arresto della coppia, accusata di lesioni ai danni di un’operatrice della Croce Rossa. L’episodio, avvenuto la sera del 15 ottobre sui viali di circonvallazione del capoluogo emiliano al termine di una partita della Virtus, aveva suscitato grande clamore mediatico.
La decisione del Gip Ziroldi si fonda su precise motivazioni giuridiche e su un’attenta analisi della ricostruzione dei fatti. Secondo il giudice, al momento dell’intervento delle forze dell’ordine, non sussistevano né lo stato di flagranza né quello di quasi flagranza del reato. L’arresto, infatti, era stato eseguito basandosi unicamente sulle dichiarazioni rese nell’immediatezza dalla sanitaria e da una sua collega, senza che gli agenti avessero avuto una “percezione diretta e immediata” di segni o lesioni sulla persona offesa. A rafforzare questa valutazione, il Gip ha evidenziato come nel verbale d’arresto mancasse un riferimento a riscontri oggettivi e che il referto medico, che attestava una prognosi di cinque giorni, non fosse ancora disponibile al momento del fermo, poiché la donna si trovava ancora in ospedale.
La ricostruzione dei fatti: una versione ribaltata
L’ordinanza del Gip Ziroldi va oltre la mera questione procedurale, entrando nel merito della dinamica dell’accaduto e introducendo elementi che rafforzano la posizione difensiva. Un dettaglio logistico, in particolare, ha indotto il giudice a una “riflessione sulla versione della persona offesa”. Al momento dell’arrivo della Polizia, l’ambulanza si trovava davanti all’automobile dei coniugi Vildoza, e non viceversa, come inizialmente dichiarato.
Questa circostanza, secondo il magistrato, rende “verosimile” la versione fornita dagli indagati durante l’interrogatorio. Vildoza e Tasic hanno infatti sostenuto che sarebbe stato il mezzo di soccorso a inseguirli e a tagliare loro la strada, in reazione a un gestaccio che lo stesso giocatore ha ammesso di aver rivolto all’autista dell’ambulanza, reo a suo dire di essere fermo in doppia fila mentre utilizzava il cellulare.
La versione dell’operatrice sanitaria, Tiziana D’Antonio, è diametralmente opposta. La volontaria della Croce Rossa aveva raccontato di essere stata bloccata dall’auto del cestista, che avrebbe compiuto manovre pericolose per poi fermarsi. Scesa per chiedere spiegazioni, sarebbe stata aggredita verbalmente e fisicamente, prima afferrata per il collo da Vildoza e poi per i capelli dalla moglie Milika Tasic. Una versione supportata dalla denuncia presentata e dalla dura nota del Comitato bolognese della Croce Rossa, che aveva parlato di “vera e propria aggressione”.
L’iter giudiziario e le reazioni
È importante sottolineare che, già nelle ore successive al fatto, la Procura aveva deciso di non procedere con il rito direttissimo, disponendo la liberazione della coppia. L’udienza di convalida, svoltasi venerdì scorso, era quindi un passaggio tecnico senza ripercussioni sulla situazione cautelare dei due, che sono rimasti liberi.
La decisione del Gip di non convalidare l’arresto è stata accolta con grande soddisfazione dalla difesa, rappresentata dagli avvocati Mattia Grassani e Giulia Maria Bellipario. “Siamo molto soddisfatti, è il primo passo verso l’accertamento di una verità che non può che essere quella professata fin dall’inizio dai coniugi Vildoza”, ha dichiarato l’avvocato Grassani. Il legale ha aggiunto che la decisione del giudice “ha cancellato l’attività esercitata dalla Polizia Giudiziaria” e si attende ora una richiesta di archiviazione da parte del Pubblico Ministero.
D’altro canto, la Croce Rossa di Bologna, pur rispettando la decisione del magistrato, ha espresso solidarietà e vicinanza alla propria volontaria, in attesa delle future determinazioni della Procura. Il procedimento giudiziario, infatti, prosegue. La non convalida dell’arresto non significa un’assoluzione nel merito, ma certifica l’insussistenza dei presupposti per quella specifica misura restrittiva. Sarà ora il Pubblico Ministero a dover valutare gli elementi raccolti e decidere se chiedere il rinvio a giudizio o l’archiviazione del caso.
