Un bollettino drammatico, che si aggiorna con una costanza quasi quotidiana, confermando un’emergenza nazionale che fatica a trovare soluzioni efficaci. Nei primi 11 mesi del 2025, le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale in Italia hanno raggiunto la tragica cifra di 1.002 (al netto degli studenti), segnando un peggioramento rispetto all’anno precedente. Un dato, seppur provvisorio, che emerge dalle statistiche dell’Inail e che impone una riflessione approfondita e azioni concrete per invertire una tendenza inaccettabile.
Un’analisi dettagliata dei numeri
Scendendo nel dettaglio dei dati forniti dall’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro, si osserva come l’incremento complessivo sia il risultato di dinamiche differenti ma ugualmente preoccupanti. Le denunce di infortunio avvenute in occasione di lavoro, ovvero direttamente durante lo svolgimento delle mansioni, sono state 729, registrando un aumento dell’1% rispetto alle 722 dello stesso periodo del 2024. A questo si aggiunge un incremento ancora più marcato degli incidenti in itinere, quelli che si verificano nel tragitto tra l’abitazione e il luogo di lavoro: le denunce per questa tipologia sono state 273, con una crescita del 3,4% rispetto alle 264 dei primi undici mesi del 2024.
Non solo i casi mortali, ma anche le denunce di infortunio in generale mostrano un trend in salita, raggiungendo quota 476.898. Di queste, 385.435 si sono verificate in occasione di lavoro (+0,4%) e 91.463 in itinere (+3%). Se si includono anche gli infortuni occorsi agli studenti, il totale delle denunce sale a 550.948, con un aumento complessivo dell’1,5% rispetto al 2024.
I settori e le categorie più colpite
L’analisi settoriale rivela un quadro eterogeneo. L’aumento delle denunce mortali in occasione di lavoro ha interessato in particolar modo la gestione Agricoltura, che è passata da 90 a 102 casi, e il Conto Stato (che include dipendenti pubblici), passato da 8 a 9 casi. Al contrario, il settore dell’Industria e dei servizi ha registrato una lieve flessione, scendendo da 624 a 618 denunce. All’interno di quest’ultimo aggregato, però, destano preoccupazione gli incrementi nelle Attività manifatturiere (da 94 a 108 denunce) e nel Commercio (da 51 a 61). Un dato in controtendenza arriva invece dal settore delle Costruzioni, che mostra un calo da 147 a 133 denunce mortali.
Un’altra chiave di lettura fondamentale è quella di genere e nazionalità:
- Uomini e donne: L’aumento delle denunce mortali sul lavoro riguarda quasi esclusivamente la componente maschile, con i casi che passano da 678 a 693. Per le lavoratrici si registra invece un calo, da 44 a 36. La situazione si inverte per gli incidenti in itinere, dove le denunce mortali delle lavoratrici sono aumentate da 28 a 44.
- Lavoratori stranieri: Aumentano le denunce dei lavoratori di origine straniera, che passano da 164 a 171.
- Fasce d’età: L’incremento più significativo si concentra nella fascia di età tra i 40 e i 59 anni, con i casi che salgono da 380 a 420. Si registra, invece, una flessione tra gli under 40 (da 130 a 120) e tra gli over 59 (da 210 a 189).
Il fenomeno crescente delle malattie professionali
Accanto al dramma degli infortuni, emerge con forza un altro dato allarmante: l’impennata delle malattie di origine professionale. Nei primi 11 mesi del 2025, le denunce sono state 90.288, con un aumento del 10,6% rispetto allo stesso periodo del 2024. Si tratta di oltre 8.600 casi in più, un segnale che evidenzia come l’esposizione a rischi lavorativi non si limiti all’incidente acuto, ma si estenda a patologie croniche che minano la salute dei lavoratori nel tempo. Le patologie più frequenti restano quelle osteo-muscolari, seguite dai disturbi del sistema nervoso e dell’udito, tumori e malattie respiratorie.
Un’incidenza che cala, ma non abbastanza
Nonostante l’aumento dei numeri assoluti, l’Inail sottolinea come, rapportando il numero di infortuni in occasione di lavoro al totale degli occupati (dati Istat), l’incidenza infortunistica mostri un calo nel medio periodo. Si è passati dalle 1.848 denunce ogni 100.000 occupati del novembre 2019 alle 1.594 del 2025, con una riduzione del 13,7%. Rispetto al 2024, la riduzione è minima (-0,4%). Questo dato, seppur positivo, non deve distogliere l’attenzione dalla gravità della situazione: la diminuzione dell’incidenza non cancella l’aumento dei decessi in termini assoluti e ci ricorda che ogni singola vita persa sul lavoro è una sconfitta per l’intera società.
