Una giornata a due velocità per i mercati finanziari globali, stretti tra le incertezze politiche provenienti dagli Stati Uniti e le tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Le borse europee hanno chiuso la seduta in ordine sparso, incapaci di trovare una direzione univoca, mentre a Wall Street si assisteva a un andamento contrastato. A dominare la scena è stata la corsa ai beni rifugio, con oro e argento che hanno aggiornato i loro massimi storici, e l’impennata del gas naturale, spinto dal gelo che attanaglia il Vecchio Continente.
Le Borse del Vecchio Continente: tra rialzi e ribassi
Il panorama delle piazze finanziarie europee è apparso frammentato. La migliore è stata Francoforte, con l’indice DAX che ha guadagnato lo 0,5%, seguita da Londra (+0,15%) e Madrid (+0,1%). In territorio negativo, invece, Parigi, che ha ceduto lo 0,24%, appesantita dalle vendite sul settore del lusso. Piazza Affari a Milano ha terminato la giornata sulla parità, dimostrando una certa resilienza in un contesto complesso. A pesare sul sentiment generale è stata soprattutto la notizia di un’inchiesta penale a carico del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, un evento che minaccia l’indipendenza della banca centrale più potente del mondo e che ha introdotto un forte elemento di nervosismo tra gli investitori.
Wall Street divisa e il mercato obbligazionario
Oltreoceano, la tendenza non è stata più chiara. A metà seduta, il Dow Jones cedeva lo 0,5%, mentre il Nasdaq, l’indice dei titoli tecnologici, mostrava una timida crescita dello 0,1%. Questa divergenza riflette l’incertezza degli operatori, che da un lato vendono i titoli più tradizionali e dall’altro cercano ancora opportunità nel settore tech.
Molto interessante la dinamica sul mercato obbligazionario, spesso cartina di tornasole delle paure degli investitori. Lo spread tra BTP e Bund decennali, il differenziale che misura il “rischio Italia”, si è ridotto a 62,5 punti base. Questo è avvenuto perché i rendimenti sono scesi per tutti: quello italiano è calato di 2,8 punti al 3,46%, quello tedesco di 2,1 punti al 2,84% e quello francese di 1,0 punto al 3,5%. Un calo generalizzato dei rendimenti indica che gli investitori stanno acquistando titoli di stato, considerati più sicuri delle azioni in fasi di turbolenza.
La corsa ai beni rifugio: Oro e Argento da record
La vera notizia di giornata è stata l’impressionante rally dei metalli preziosi. L’oro ha messo a segno un rialzo dello 0,54%, volando al nuovo record di 4.619 dollari l’oncia. Ancora più marcata la performance dell’argento, che è balzato dell’1,38% a 85,36 dollari l’oncia, anch’esso su livelli mai visti prima. Questa impennata è la diretta conseguenza di due fattori principali:
- L’inchiesta su Jerome Powell: La possibilità che l’indipendenza della Fed sia a rischio ha indebolito il dollaro (sceso a 85,63 centesimi di euro) e spinto gli investitori a cercare riparo in asset non legati a una singola valuta, come l’oro.
- La situazione in Iran: Le crescenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente aumentano la percezione del rischio a livello globale, favorendo la classica corsa verso i “beni rifugio”.
Energia: il gas naturale infiamma i prezzi
Sul fronte energetico, si è assistito a un doppio binario. Il petrolio (Wti) è rimasto sostanzialmente fermo, con un lievissimo calo dello 0,07% a 59,08 dollari al barile. A rubare la scena è stato però il gas naturale, il cui prezzo è schizzato sopra i 30 euro per megawattora (+6,08% a 30,12 euro), un livello che non si vedeva dallo scorso 21 novembre. A innescare l’aumento sono state le temperature rigide che stanno interessando gran parte dell’Europa, con un conseguente aumento della domanda per il riscaldamento, e i timori per una possibile interruzione delle forniture attraverso il gasdotto che collega l’Iran alla Turchia.
Focus sui settori e i singoli titoli
Analizzando i singoli comparti, la giornata è stata particolarmente difficile per il settore automotive. Porsche ha subito un crollo del 7,06% a causa di stime deludenti per l’anno in corso, trascinando al ribasso anche Stellantis (-4,55%) e Bmw (-2,06%). Male anche il comparto del lusso, con vendite su Puma (-3,48%), Brunello Cucinelli (-1,75%), in attesa dei dati preliminari, e Moncler (-1,5%). Giornata pesante anche per il settore farmaceutico, con ribassi per Argenx (-4,41%) e Sanofi (-2,98%).
Non sono mancate, tuttavia, le note positive. Hanno brillato il titolo tecnologico Be Semiconductor (+7,51%), il settore minerario, trainato dal rally dell’argento, con Fresnillo (+6,1%), e quello siderurgico con Thyssen (+3,98%). A Piazza Affari, si sono distinte in positivo Fincantieri (+3,95%), galvanizzata da nuove commesse, Buzzi (+3,41%) e Mps (+2%).
