Roma – In un gesto di profonda vicinanza e partecipazione nazionale, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha telefonato alla signora Armanda Colusso, madre di Alberto Trentini, per condividere la felicità per la sua liberazione. “Dopo aver condiviso la sofferenza e l’attesa sua e di suo marito, condividiamo tutti la loro felicità”, queste le parole del Capo dello Stato, che racchiudono il sollievo di un’intera nazione. La chiamata è giunta a suggellare la fine di un incubo durato 423 giorni, un periodo in cui il cooperante italiano è stato detenuto in Venezuela senza capi d’accusa noti.

La fine di un lungo calvario

Alberto Trentini, 46 anni, originario di Venezia, era stato arrestato il 15 novembre 2024. Cooperante per l’organizzazione non governativa Humanity & Inclusion, si trovava nel paese sudamericano per una missione di assistenza umanitaria a persone con disabilità. Il suo fermo, avvenuto a un posto di blocco mentre viaggiava da Caracas a Guasdualito, ha dato inizio a un lungo periodo di isolamento e incertezza, durante il quale i contatti con la famiglia e le autorità italiane sono stati rari e difficili. Per mesi, non sono state fornite spiegazioni ufficiali sulle ragioni della sua detenzione.

La liberazione di Trentini, avvenuta all’alba del 12 gennaio 2026, è stata annunciata dal Ministro degli Esteri Antonio Tajani e accolta con “gioia e soddisfazione” dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Insieme a lui è stato rilasciato anche l’imprenditore torinese Mario Burlò, arrestato nello stesso periodo. La svolta si inserisce in una più ampia decisione della neopresidente venezuelana Delcy Rodriguez di liberare centinaia di prigionieri politici stranieri, un segnale di apertura e cooperazione con i Paesi occidentali.

Il ruolo della diplomazia e la vicinanza delle istituzioni

La vicenda di Alberto Trentini è stata seguita fin dall’inizio con grande attenzione e discrezione dalle istituzioni italiane. Il lavoro diplomatico, condotto dal Ministero degli Esteri e da Palazzo Chigi, è stato definito “discreto ma efficace”. La Presidente Meloni ha espresso un sentito ringraziamento alle autorità di Caracas per la “costruttiva collaborazione”. Già nei mesi precedenti, il Presidente Mattarella aveva mostrato la sua vicinanza alla famiglia, telefonando alla madre del cooperante per infondere speranza e assicurare il sostegno dell’Italia. Un gesto che testimonia la costante attenzione del Quirinale per i connazionali in difficoltà all’estero.

La famiglia Trentini, attraverso l’avvocata Alessandra Ballerini, aveva più volte chiesto il rispetto del silenzio per non compromettere le delicate trattative in corso. Ora, dopo la liberazione, ha espresso gratitudine a tutti coloro che hanno lavorato, anche nell’ombra, per questo risultato, chiedendo riservatezza per ritrovare la pace.

Chi è Alberto Trentini

Nato a Venezia il 10 agosto 1979, Alberto Trentini ha dedicato la sua vita alla cooperazione internazionale. Laureato in Storia moderna e contemporanea all’Università Ca’ Foscari, ha maturato oltre dieci anni di esperienza sul campo, lavorando in numerosi paesi come Perù, Ecuador, Bosnia, Etiopia e Libano per diverse ONG. La sua ultima missione in Venezuela con Humanity & Inclusion, organizzazione vincitrice del Premio Nobel per la Pace nel 1997, era focalizzata sull’assistenza umanitaria a persone con disabilità. La sua detenzione ha mobilitato la società civile, che ha organizzato iniziative di solidarietà per mantenere alta l’attenzione sul suo caso.

Ora Alberto è al sicuro presso l’ambasciata d’Italia a Caracas, in buone condizioni di salute, e si attende il suo imminente rientro in Italia. La notizia della sua liberazione è stata accolta con grande gioia in tutta Italia, e in particolare a Venezia, dove la comunità si era stretta attorno alla famiglia in questi lunghi mesi di angoscia.

Di veritas

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