Una scia di violenza che si conclude, almeno per ora, con un arresto. Marin Jelenic, cittadino croato di 36 anni, è stato fermato nella serata di ieri a Desenzano del Garda, in provincia di Brescia, con la pesantissima accusa di essere l’autore dell’omicidio di Alessandro Ambrosio, il capotreno di 34 anni accoltellato mortalmente il 5 gennaio scorso nel parcheggio della stazione ferroviaria di Bologna. Un delitto che ha scosso l’opinione pubblica e che ora si arricchisce di un dettaglio inquietante: sul presunto killer pendeva un provvedimento di allontanamento dallo Stato italiano.

Un decreto di allontanamento ignorato

Il provvedimento, emesso dal Prefetto di Milano il 23 dicembre, era scaturito da un precedente controllo nel capoluogo lombardo, durante il quale Jelenic era stato trovato in possesso di un coltello da cucina. L’uomo avrebbe dovuto lasciare il territorio nazionale entro dieci giorni. Una disposizione, tuttavia, rimasta ineseguita, sollevando interrogativi sull’efficacia delle misure di espulsione e sulla gestione di soggetti considerati pericolosi. Non era la prima volta che Jelenic veniva fermato con armi da taglio: dal 2023, era stato denunciato almeno cinque volte nel Nord Italia, ma alcuni procedimenti si erano conclusi con l’archiviazione per la speciale tenuità del fatto.

La ricostruzione della fuga e l’arresto

Dopo il delitto, avvenuto in un’area riservata ai dipendenti della stazione di Bologna, Jelenic si è dato alla fuga. Le indagini, coordinate dalla Procura di Bologna e condotte dalla Squadra Mobile e dalla Polfer, hanno ricostruito i suoi spostamenti. L’uomo è salito su un treno regionale diretto a Milano, ma è stato fatto scendere a Fiorenzuola perché infastidiva gli altri passeggeri. Identificato, è stato rilasciato in quanto la segnalazione per l’omicidio non era ancora stata diffusa. Ha poi raggiunto Milano, dove ha trascorso la notte tra il 5 e il 6 gennaio nella sala d’attesa dell’ospedale Niguarda. Da lì, un autobus lo ha portato a Desenzano del Garda, dove è stato infine bloccato dagli agenti del commissariato locale. Al momento del fermo, Jelenic sarebbe apparso confuso, affermando: “So di essere ricercato, ma non esattamente per che cosa“.

Le aggravanti e i primi esiti dell’autopsia

La Procura di Bologna, rappresentata dal pm Michele Martorelli, contesta a Jelenic l’omicidio con due aggravanti: l’aver agito per motivi abietti e l’aver commesso il fatto all’interno o nelle immediate adiacenze di una stazione ferroviaria. Intanto, i primi risultati dell’autopsia sul corpo di Alessandro Ambrosio, eseguita dal medico legale Elena Giovannini, hanno rivelato la brutalità dell’aggressione. Un unico fendente, sferrato con forza alle spalle, ha raggiunto l’arteria polmonare, causando una morte rapida per dissanguamento. La lama, penetrata in profondità, ha provocato una ferita larga circa quattro centimetri. Durante l’interrogatorio di convalida del fermo, Jelenic si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Brescia ha convalidato il fermo e l’uomo resta in carcere.

Chi era Alessandro Ambrosio

Alessandro Ambrosio, 34 anni, residente ad Anzola dell’Emilia, era un capotreno degli Intercity di Trenitalia. Laureato in Statistica, aveva scelto la carriera nelle ferrovie seguendo le orme del padre, anche lui ferroviere. Appassionato di musica e chitarrista, era conosciuto e benvoluto nella sua comunità. Gli amici e i colleghi lo ricordano come una persona gentile, educata e attenta. La sua morte ha suscitato profondo cordoglio e ha portato alla proclamazione di uno sciopero di otto ore del personale ferroviario in Emilia-Romagna per chiedere maggiore sicurezza.

Di veritas

🔍 Il vostro algoritmo per la verità, 👁️ oltre le apparenze, 💖 nel cuore dell’informazione 📰

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *